Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
I dati mostrano un calo di preferenze, ma l’uso effettivo sale, mentre ChatGPT si fa strada come alternativa sempre più valida a Google
Contrariamente alla narrazione comune, l'uso di TikTok come motore di ricerca per la Gen Z è in calo e poco efficace. I dati rivelano che la vera minaccia per il dominio di Google non è un social network, ma l'intelligenza artificiale di ChatGPT. Si assiste non a una sostituzione, ma a una frammentazione delle abitudini di ricerca, diversificate per ogni esigenza.
TikTok non è più il “Google della Gen Z”? I dati dicono una cosa, ma la realtà è un’altra
Per anni ci hanno bombardato con la stessa storia: TikTok sta per soppiantare Google come motore di ricerca preferito dalla Generazione Z. Una narrazione potente, quasi un dogma, che ha spinto aziende e marketer a riversare budget sulla piattaforma.
Eppure, una nuova ricerca sembra smontare questo castello di carte.
Stando ai dati, la preferenza dei giovani per TikTok come strumento di ricerca è crollata dal già misero 8% del 2024 ad appena il 4% nel 2026. Un dimezzamento che fa rumore.
Ma, come spesso accade quando si parla di giganti della tecnologia e di trend, i numeri da soli non raccontano tutta la verità.
Il quadro che emerge è molto più complesso e, per certi versi, contraddittorio. Se da un lato la preferenza dichiarata crolla, l’uso effettivo della piattaforma per cercare informazioni continua a salire.
Come riportato su Adobe, il 65% dei ragazzi della Gen Z ammette di aver usato TikTok come motore di ricerca.
Il punto, però, è un altro: solo il 25% di loro lo ha trovato davvero efficace.
C’è una bella differenza tra provare a cercare qualcosa su una piattaforma e ritenerla uno strumento affidabile. Google, con buona pace dei suoi detrattori, viene ancora considerato il più utile dall’85% dei consumatori.
Questo divario tra “utilizzo” e “utilità” dovrebbe far riflettere: quanti di questi dati sono stati spinti per creare un trend e quanto c’è di concreto?
Ma mentre tutti guardavano a TikTok, il vero colpo di scena arrivava da un’altra direzione, silenzioso ma molto più dirompente.
Entra in scena ChatGPT: il vero spauracchio di Google
La vera minaccia per il dominio di Google potrebbe non essere un social network, ma qualcosa di completamente diverso.
La stessa ricerca di Adobe rivela un dato passato quasi in sordina, ma che in realtà è una bomba: il 14% dei consumatori si dichiara più propenso a usare ChatGPT rispetto a Google per le sue ricerche. Una percentuale doppia rispetto al 7% che preferisce TikTok. E la cosa ancora più interessante è che questo dato è trasversale a tutte le fasce d’età, inclusa la Gen Z.
Qui non stiamo parlando di sostituire una barra di ricerca con un’altra, ma di cambiare completamente il modo in cui cerchiamo informazioni. Non si tratta più di inserire parole chiave e sperare nel risultato migliore, ma di dialogare con un’intelligenza artificiale che sintetizza, spiega e risponde in modo contestuale.
È un cambiamento di paradigma che va a colpire Google nel suo punto più profondo, molto più di quanto possano fare video di ricette o consigli di moda.
La domanda sorge spontanea: che l’attenzione mediatica su TikTok sia stata una comoda distrazione, mentre la vera rivoluzione stava avvenendo altrove?
E allora, tutta la narrazione su TikTok che fine ha fatto?
Era solo una bolla mediatica gonfiata ad arte?
Forse la verità è meno drastica e molto più sfumata.
La verità sta nel mezzo: diversificazione, non sostituzione
In fin dei conti, la storia di un singolo vincitore che prende tutto sembra non reggere più. Quello a cui stiamo assistendo non è la sostituzione di Google con TikTok, ma una frammentazione delle abitudini di ricerca.
I giovani d’oggi si muovono su più piattaforme, usando lo strumento giusto per l’esigenza del momento. È un po’ come avere una cassetta degli attrezzi ben fornita: non usi un martello per avvitare una vite.
TikTok resta il re incontrastato per la scoperta visiva e l’ispirazione: le ricerche legate alla moda, ad esempio, sono superiori del 503% rispetto a Google, come descritto da TTSVibes. Ma quando serve una risposta precisa, un dato approfondito o una verifica fattuale, Google rimane il punto di riferimento.
A questi si aggiungono Reddit per le discussioni di nicchia e, ora, ChatGPT per ottenere sintesi complesse. Le aziende, che non sono enti di beneficenza, se ne stanno accorgendo: gli investimenti su TikTok stanno rallentando, perché convertire l’engagement in vendite reali si sta rivelando più difficile del previsto.
La vera notizia, quindi, non è il crollo di TikTok come motore di ricerca, ma la fine del monopolio di un unico modo di cercare informazioni. Gli utenti, soprattutto i più giovani, sono diventati più furbi e selettivi.
La vera domanda, quindi, non è chi sostituirà Google, ma se il concetto stesso di “motore di ricerca” come lo conosciamo abbia ancora un futuro.

Parlare di frammentazione è un gentile eufemismo. Si sta passando dalla scelta multipla alla risposta unica, con la deliziosa conseguenza di atrofizzare il pensiero critico. Un bel progresso per la formazione delle nuove generazioni, non c’è che dire.
Giuseppina Negri, la sua analisi è corretta. La risposta unica è cibo pre-digerito che atrofizza il pensiero. Si scambia la comodità per competenza, ignorando che una esclude l’altra. Una generazione di esecutori, non di pensatori, è un pessimo investimento.
Passare dalla SERP di Google alla risposta secca di una AI non è frammentazione, è l’esatto opposto: la centralizzazione del sapere in un’unica scatola nera. Una manna dal cielo per chi vuole controllare l’informazione, direi.
Altro che frammentazione. Qui si passa alla risposta unica, servita e pronta. Zero sbatti per la ricerca. Un bel casino, perché la “verità” la deciderà un’AI. Questa cosa mi mette i brividi, non scherzo. A chi risponderà questo nuovo oracolo?
La ricerca della verità dei giovani viene frammentata per far contenti gli inserzionisti.