Video pesanti in background: Google cambia le regole sulla SEO?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Google allenta la presa sui video pesanti, ma l’esperienza utente resta l’ago della bilancia per il posizionamento.

Secondo John Mueller di Google, un video pesante in background non danneggia la SEO se il contenuto principale si carica prima. Questa affermazione, apparentemente rivoluzionaria, nasconde una trappola: l'impatto sui Core Web Vitals. La priorità resta l'esperienza utente, non un via libera all'anarchia digitale. La lezione è chiara: la tecnica di caricamento conta più dei megabyte.

Video pesanti in background? Google cambia le carte in tavola (ma non fidarti troppo)

Hai presente quando ti ripeto fino allo sfinimento che la velocità è tutto e che caricare video pesanti sul sito è come correre una maratona con uno zaino di pietre? Beh, pare che a Mountain View abbiano deciso di rimescolare le carte, o almeno così sembra a una prima lettura superficiale.

John Mueller, che come sai è la voce ufficiale di Google quando si parla di Search, ha sganciato una di quelle affermazioni che fanno saltare sulla sedia qualsiasi tecnico SEO vecchia scuola: secondo lui, un video di background, anche se pesa 100MB, non dovrebbe impattare negativamente sul posizionamento.

Sì, hai letto bene, cento megabyte.

Ma prima che tu corra a caricare il film delle tue vacanze in home page, fermati un attimo perché il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli tecnici.

Il trucco del caricamento differito

La dichiarazione di Mueller non è un invito all’anarchia digitale, ma una lezione su come Google legge le priorità.

Il punto focale non è il peso del file in sé, ma quando e come questo viene servito all’utente.

Come riportato da Matt G. Southern, il segreto risiede nell’ordine di caricamento: se il contenuto principale, ovvero il testo e le immagini che spiegano chi sei e cosa fai, viene visualizzato immediatamente, al motore di ricerca non importa se subito dopo, in background, parte il download di un file video mostruoso.

In pratica, Google ci sta dicendo che se l’utente può interagire subito con la pagina, il resto è “contorno”.

È un po’ come al ristorante: se ti portano subito il pane e l’acqua, sei disposto ad aspettare qualche minuto in più per la bistecca senza lamentarti col cameriere.

Tuttavia, c’è un aspetto che molti ignorano e che trasforma questa “buona notizia” in una potenziale trappola per chi non sa maneggiare il codice.

Core Web Vitals: il giudice che non perdona

Qui bisogna essere scettici e guardare oltre le dichiarazioni di facciata. Mueller dice che per la SEO il video pesante “potrebbe non essere un problema”, ma implicitamente ci rimanda ai Core Web Vitals. Se il tuo video di 100MB inizia a caricare e intasa la banda dell’utente, rallentando l’interattività o rendendo lo scrolling “scattoso”, allora sì che hai un problema.

Non verrai penalizzato perché “c’è un video”, ma verrai penalizzato perché l’esperienza utente fa schifo.

È una distinzione sottile ma letale.

Google si lava le mani dicendo “noi non ti penalizziamo per il file”, ma se quel file distrugge la stabilità visiva o la reattività della pagina, il risultato finale sarà comunque un calo nel ranking. Non prendere le parole di Big G come un’assoluzione plenaria: il loro obiettivo è che l’utente non scappi, non che tu ti senta libero di appesantire il web.

Non spegnere il cervello davanti ai “permessi” di Google

Quindi, cosa portiamo a casa da questa novità?

Che la gerarchia di caricamento è più importante della dimensione totale della pagina. Se sei tecnicamente in grado di far apparire il tuo messaggio istantaneamente e relegare il caricamento del video in un secondo momento (tecnicamente si chiama deferring), allora puoi osare di più con la creatività visiva.

Ma attenzione: un utente che naviga da mobile con una connessione ballerina ti odierà comunque se gli prosciughi il piano dati per un video decorativo.

La SEO non è mai una questione di seguire ciecamente una singola dichiarazione, ma di capire l’impatto reale sulle persone che visitano il tuo sito. Usa questa informazione per essere meno paranoico sui kilobyte, ma resta ossessionato dalla fluidità dell’esperienza.

Perché alla fine, se il sito è bello ma l’utente se ne va spazientito, a Google non importerà nulla dei tuoi 100MB, e nemmeno al tuo fatturato.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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