Wikipedia mette al bando Archive.today dopo un attacco DDoS e la manipolazione dei contenuti

Anita Innocenti

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Dopo un attacco informatico e la manomissione dei contenuti, la comunità ha deciso di proteggere la sicurezza degli utenti eliminando i link al sito

La decisione di Wikipedia di cancellare quasi 700.000 link di Archive.today segna un punto di non ritorno. La mossa, quasi unanime, arriva dopo che il servizio di archiviazione è stato usato per un attacco DDoS contro il blogger Jani Patokallio e per manipolare i contenuti. Una vicenda che solleva seri dubbi sulla fiducia riposta in strumenti digitali gestiti anonimamente.

Wikipedia sbatte la porta in faccia ad Archive.today

La storia, in breve, è questa: Wikipedia ha deciso di cancellare quasi 700.000 link che puntavano ad Archive.today, un tempo considerato uno strumento prezioso per archiviare le pagine web.

La decisione, presa il 20 febbraio 2026, è arrivata dopo la scoperta che il servizio non solo è stato usato per lanciare un attacco informatico, ma che i suoi gestori hanno anche manomesso i contenuti archiviati. Per la community di Wikipedia, di solito divisa su tutto, stavolta c’è stato un consenso quasi unanime: la sicurezza degli utenti viene prima di ogni altra cosa.

Tutto è partito da un’inchiesta del 2023 di Jani Patokallio, un ingegnere che sul suo blog Gyrovague ha provato a fare luce sui finanziamenti di Archive.today e sull’identità del suo misterioso fondatore. Quando l’articolo ha iniziato a circolare sui media principali, il gestore del servizio di archiviazione ha preteso che Patokallio lo rimuovesse.

La sua scusa? I giornalisti stavano decontestualizzando le sue parole.

Di fronte al rifiuto del blogger, la situazione è degenerata. A partire dall’11 gennaio 2026, come descritto da Ars Technica, Archive.today ha inserito un codice JavaScript malevolo nella sua pagina del CAPTCHA. In pratica, ogni volta che un utente doveva dimostrare di non essere un robot, il suo computer veniva usato, a sua insaputa, per bombardare di richieste il blog di Patokallio, mandandolo offline.

E qui la faccenda si fa ancora più seria, perché sono seguite minacce personali al blogger, inclusi ricatti che tiravano in ballo materiale pornografico creato con l’IA. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, è stata la scoperta che il gestore aveva alterato le pagine web archiviate per inserire il nome di Patokallio, minando alla base il concetto stesso di archivio affidabile.

Poteva Wikipedia, a questo punto, restare a guardare?

La reazione di Wikipedia: un taglio netto e senza appello

La risposta è stata un secco no.

La decisione di inserire Archive.today nella lista nera ha avuto un impatto enorme, colpendo oltre 695.000 link distribuiti su circa 400.000 pagine della versione inglese dell’enciclopedia. Non è stata una scelta presa alla leggera, ma il risultato di una discussione pubblica durata quasi due settimane, che ha coinvolto più di 200 editor.

La linea ufficiale, come riportato sulla stessa guida di Wikipedia, è chiarissima: non si possono indirizzare i lettori verso un sito che dirotta i computer degli utenti per lanciare un attacco DDoS. Per questo, sono stati attivati filtri che bloccano l’inserimento di nuovi link e il servizio è stato aggiunto alla spam-blacklist globale.

Ora la palla passa alla comunità di volontari, chiamati a un lavoro certosino: sostituire tutti i vecchi link con le fonti originali o con alternative più affidabili, come la Wayback Machine.

Certo, qualcuno ha storto il naso, sostenendo che Archive.today fosse l’unico strumento in grado di salvare contenuti protetti da paywall. Ma alla fine, la sicurezza ha prevalso sulla comodità.

La cosa che lascia perplessi è che il codice malevolo, a oggi, risulta ancora attivo sulla piattaforma. La stessa Wikipedia ha dovuto suggerire agli utenti che proprio non possono farne a meno di usare estensioni di blocco dei contenuti per evitare di partecipare involontariamente all’attacco.

Ma chi c’è dietro a tutto questo?

E cosa ci insegna questa vicenda sulla fiducia che riponiamo negli strumenti digitali?

Dietro le quinte: un operatore misterioso e lezioni da imparare

L’identità del gestore di Archive.today resta un mistero. La persona dietro al servizio ha praticamente ammesso la campagna DDoS, lamentandosi però della copertura mediatica e lasciando intendere che avrebbe “ridotto” l’attacco.

Un atteggiamento che, diciamocelo, non ispira molta fiducia.

Già nel 2023, l’indagine di Patokallio aveva concluso che Archive.today fosse probabilmente “il progetto di una singola persona, un russo di notevole talento con accesso all’Europa”. Nemmeno un mandato dell’FBI del 2025, che chiedeva informazioni sull’operatore, è riuscito a fare chiarezza.

Questa storia ci sbatte in faccia una verità scomoda: la nostra infrastruttura informativa dipende spesso da servizi di terze parti i cui gestori agiscono nell’ombra, senza alcuna responsabilità. Per anni, ricercatori, giornalisti e la stessa Wikipedia si sono affidati a uno strumento che, alla fine, si è rivelato inaffidabile e pericoloso. La rimozione di quasi 700.000 link non è solo un problema tecnico, ma un campanello d’allarme.

Ci costringe a chiederci: di quanti altri strumenti “utili” ci fidiamo ciecamente, senza sapere chi li controlla o quali sono i loro veri interessi?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

8 commenti su “Wikipedia mette al bando Archive.today dopo un attacco DDoS e la manipolazione dei contenuti”

  1. Abbiamo delegato la memoria a custodi senza volto. Ora piangiamo sul database corrotto. La nostra amnesia digitale autoinflitta è quasi poetica, non trova?

    1. @Sebastiano Caputo La tua stanchezza è la sbronza dopo la festa. Abbiamo dato i diari di famiglia a un postino senza volto né indirizzo. Pensavamo fosse un archivista, era solo un fantasma. Adesso il vuoto ci guarda indietro.

  2. La solita storia. Si affidano al primo che passa e poi piangono. La memoria digitale o è proprietaria e verificata, o non è niente. Sveglia.

  3. L’ennesima dimostrazione che affidare la memoria collettiva a entità anonime è un’idea geniale, quasi quanto dare le chiavi di casa a uno sconosciuto. Poi però non ci si lamenti se spariscono i mobili e la casa va a fuoco.

  4. Giovanni Graziani

    Ecco il risultato del grande progresso digitale: caos e manipolazione. Geniale affidarsi a servizi anonimi. Adesso si cancella tutto. Benissimo. È l’occasione per creare archivi veri, non scorciatoie tecnologiche che falliscono. Dobbiamo sempre rompere tutto per poi ricostruire?

    1. Simone Ferretti

      @Giovanni Graziani Il problema non è rompere. È fidarsi a prescindere di chiunque. Ora si paga il conto per l’ingenuità di pochi.

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