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L’abbandono di Joost de Valk segna una battuta d’arresto per il progetto FAIR, ma nuove normative europee potrebbero offrire un’inattesa spinta all’open-source
Il sogno di un WordPress libero e decentralizzato si infrange contro il muro del potere. Joost de Valk, fondatore di Yoast, abbandona il progetto FAIR dopo il 'no' dei grandi investitori, spaventati da possibili ritorsioni da parte di Matt Mullenweg. Una triste storia che dimostra come gli interessi economici spesso prevalgano sugli ideali di un web aperto.
La rivoluzione mancata di WordPress: Joost de Valk abbandona il progetto FAIR
Sembrava la risposta che la community di WordPress attendeva da tempo: un’alternativa libera e decentralizzata al controllo sempre più centralizzato esercitato da Matt Mullenweg.
E invece, il progetto FAIR, che prometteva di “democratizzare” di nuovo il CMS più famoso al mondo, subisce un colpo durissimo.
Il progetto era nato da una vera e propria frattura: nel 2024, Mullenweg aveva di fatto “scippato” il plugin Advanced Custom Fields a WP Engine, sostituendolo con una sua versione e bloccando l’accesso alla repository ufficiale a chi non si adeguava.
Un atto di forza che aveva spinto de Valk e altri a dire “basta”.
L’idea di FAIR era semplice e potente: un sistema di repository federate, un po’ come funzionano le email, dove chiunque potesse distribuire plugin e temi senza dipendere da un’unica entità centrale.
Un’idea che sembrava destinata a cambiare le regole del gioco.
Eppure, qualcosa si è inceppato.
Il muro di gomma: perché i big non ci mettono un euro
Quando de Valk è andato a bussare alla porta dei grandi nomi, le aziende di hosting e i principali attori del mercato, la risposta è stata un sonoro “no, grazie”.
La ragione?
Paura.
Investire in FAIR significava schierarsi apertamente contro Mullenweg, un rischio che nessuno ha voluto correre. Diciamocelo, quando sul piatto ci sono milioni, se non miliardi di dollari di fatturato, i buoni propositi e gli ideali di un web aperto passano spesso in secondo piano.
Lo stesso de Valk ha spiegato che le aziende non sono contrarie all’idea in sé, ma l’investimento comporterebbe un impegno economico e, soprattutto, politico.
Sostenere FAIR sarebbe come dichiarare guerra a WordPress.org, e nessuna grande compagnia di hosting è disposta a rischiare di finire nella “lista nera” di Mullenweg.
Un silenzio assordante che la dice lunga su chi detiene davvero il potere.
Ma a frenare gli entusiasmi non è stata solo la paura di ritorsioni politiche.
C’è anche un ostacolo tecnico, e non da poco.
E ora? il futuro incerto tra sfide tecniche e nuove normative
Mettere in piedi un sistema distribuito per WordPress non è uno scherzo. Parliamo di circa 72.000 tra plugin e temi, per un totale di 3,2 terabyte di dati.
È come dover gestire una libreria immensa e tenerla perfettamente sincronizzata su centinaia di computer diversi senza far saltare tutto, un’impresa non da poco, come descritto su WP-Umbrella.
Nonostante l’abbandono di de Valk, il progetto FAIR non chiude i battenti, ma cambia pelle. L’obiettivo ora è più ampio: non più solo WordPress, ma la sicurezza dell’intera catena di distribuzione del software open-source.
E qui, quasi per caso, potrebbe arrivare un aiuto inaspettato.
A dicembre 2027 entrerà in vigore il Cyber Resilience Act dell’Unione Europea, una normativa che imporrà requisiti molto severi sulla sicurezza della supply chain del software.
Guarda caso, l’architettura di FAIR, con il suo sistema di firme crittografiche e identificatori decentralizzati, risponde proprio a queste nuove esigenze.
L’uscita di de Valk, però, ci lascia con una domanda scomoda: le buone idee e le soluzioni tecniche bastano, se poi chi ha il portafoglio in mano preferisce la tranquillità di un sistema controllato alla libertà di un ecosistema davvero aperto?

Ennesima prova che i big hanno paura. E io che ci metto l’anima.
Solita manfrina. I pesci grossi si spaventano, il sogno finisce. Mi immaginavo un web diverso, pulito. Come un prato senza erbacce. Ma poi a che serve fantasticare?
Prevedibile epilogo. L’idealismo open-source si scontra con la realpolitik del capitale. Non è una rivoluzione mancata, è un’acquisizione ostile prevenuta. Il potere non si democratizza, si sposta. Quale sarà il prossimo progetto da sacrificare sull’altare del profitto?
Il potere economico ha le sue liturgie; la nostra libertà sta nel celebrare altrove.
@Miriam Gallo Il tuo “altrove” suona bene, ma poi ci ritroviamo tutti a fare video su YouTube, controllato da un altro gigante. Siamo bravissimi a cambiare gabbia.
Sorpresi? L’open source è un bel passatempo finché non tocchi i soldi dei grandi.
@Luciano Fiore Altro che passatempo, è il solito teatrino dove chi ha il grano detta le regole, lasciando a noi la favoletta di un web libero.
@Silvia Graziani Teatrino è generoso. È un monologo del potere, noi facciamo solo da tappezzeria.
@Luciano Fiore Tappezzeria è la parola giusta. Alla fine della fiera, comanda sempre chi ha il portafoglio gonfio. Che desolazione.
Dinamica scontata. Il capitale si muove per inerzia, non per ideali. Mullenweg è una variabile di rischio troppo alta per qualsiasi portfolio. L’open-source è romantico, il profitto no. Quand’è che la smettiamo di stupirci?
Un’altra nobile causa infranta contro gli scogli del pragmatismo. Il capitale non finanzia la propria obsolescenza. È una regola elementare, eppure qualcuno riesce sempre a stupirsene.
@Danilo Graziani Il capitale non vuole sentire storie. Peccato, questa era una bella favola.
Il solito re che soffia sul castello di carte. Gli idealisti sono solo pedine in un gioco più grande. Ma chi ha davvero mosso la prima pedina in questa partita? Questo mi domando sempre.
L’ennesima crociata idealista contro i mulini a vento del capitale. Qualcuno si aspettava onestamente un finale diverso per questa farsa?
@Emanuela Barbieri Non la definirei una farsa, quanto un esperimento che ha validato la reale distribuzione del potere, mostrando la via per il prossimo tentativo.
I soldi vincono, gli ideali perdono. Mi chiedo perché ci illudiamo ancora.
Alla fine comanda sempre uno. Gli altri o si adeguano o spariscono. Mette una certa ansia costruire il proprio business su queste fondamenta.
@Riccardo De Luca Questa ansia è il nostro pane quotidiano. Se il re è nudo e nessuno parla, siamo complici della monarchia o solo molto prudenti?