Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
Tra ambizioni spaziali e fughe di talenti, il sogno interplanetario di Musk vacilla sotto il peso delle sfide interne
Mentre Elon Musk lancia xAI verso lo spazio con progetti di data center orbitali e fabbriche lunari, l'azienda affronta una crisi interna devastante. Metà del team fondatore ha abbandonato la nave, mettendo in dubbio la sostenibilità di una visione tanto grandiosa. Le fondamenta di xAI scricchiolano proprio mentre si progetta di conquistare l'universo, un paradosso che non può essere ignorato.
Musk alza la posta: xAI punta allo spazio, ma la base trema
Elon Musk, si sa, non ama le mezze misure. E la sua ultima uscita con xAI lo conferma: intelligenza artificiale spedita dritta nello spazio, con tanto di data center orbitali e fabbriche sulla Luna.
Tutto è partito da una mossa a sorpresa: la pubblicazione di un video di 45 minuti di una riunione interna.
Trasparenza?
Forse.
O più probabilmente, come descritto da TechCrunch, una reazione a una fuga di notizie del New York Times che li ha costretti a giocare a carte scoperte. La visione è di quelle che fanno sognare: superare i limiti energetici terrestri sfruttando l’energia solare nello spazio per alimentare cluster AI di una potenza inimmaginabile.
Ma mentre la testa è tra le stelle, i piedi sono ben piantati per terra.
E qui le cose si fanno, per così dire, più complesse.
Riorganizzazione interna tra promesse e realtà
Sul fronte terrestre, xAI si è data una nuova struttura, dividendosi in quattro squadre. Una per il chatbot Grok, una per i sistemi di codifica, una per il generatore video Imagine e una per un progetto dal nome altisonante: Macrohard.
Si tratterebbe di un software capace di simulare l’uso di un computer e modellare intere aziende. Il responsabile del progetto, Toby Pohlen, si è spinto a dire che “dovrebbero esistere motori a razzo interamente progettati dall’IA”.
Parole grosse, che al momento restano tali.
Nel frattempo, lo strumento Imagine ha generato circa 50 milioni di interazioni al giorno, ma questi numeri vanno letti con attenzione, visto che sono stati gonfiati da un’ondata di pornografia deepfake sulla piattaforma.
Un successo a metà, quindi?
Diciamocelo, i prodotti ambiziosi e le metriche da capogiro sono una cosa.
Ma un’azienda è fatta prima di tutto di persone.
E qui emerge il vero problema.
La fuga dei cervelli che nessuno racconta
Mentre si parla di conquistare il cosmo e di una fusione con SpaceX che punta a creare un colosso da 1.250 miliardi di dollari, l’azienda sembra perdere pezzi per strada. E non pezzi qualunque. C’è un’emorragia silenziosa al vertice che fa riflettere. Come riportato da Fortune, metà del team fondatore di xAI se n’è andata.
Hai letto bene: 6 dei 12 membri originali hanno fatto le valigie, cinque dei quali solo nell’ultimo anno. Tra questi, i co-fondatori Yuhuai Wu e Jimmy Ba, che hanno rassegnato le dimissioni a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. E quando gli chiedono spiegazioni, Musk suggerisce che siano state partenze “forzate” più che scelte volontarie.
Un modo elegante per dire che l’aria, lì dentro, non dev’essere delle migliori.
La domanda sorge spontanea: si può davvero puntare a costruire un’intelligenza artificiale interplanetaria quando non si riesce a tenere insieme la squadra che dovrebbe costruirla?
Le fondamenta sembrano scricchiolare proprio mentre si progetta di toccare il cielo.

Si parla di fabbriche lunari, ma si demolisce il team. Che senso ha costruire da soli?
Laura Negri, nel mio lavoro le persone sono tutto. Una gestione del genere mette i brividi. Si costruisce sulle persone, non sulle idee. A che serve un progetto senza un team che lo realizzi?
La nave perde i motori prima di salpare. Un capitano che ignora l’equipaggio è un sognatore fermo in porto. L’ambizione è un bel vestito, ma nasconde un corpo malato.
Costruire cattedrali sulla Luna richiede schiavi fedeli, non menti pensanti e libere.