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Contattaci oraIl giudice ha stabilito che la causa contro la società può proseguire.
Una corte federale ha respinto la mozione di xAI e MZX Tech, che volevano archiviare la causa della NAACP sulle turbine a gas installate in Mississippi senza permessi per le emissioni. Il processo proseguirà. La decisione conta perché chiarisce che nemmeno una centrale dichiarata "portatile" può evitare il Clean Air Act, anche se la corte non ha ancora deciso nel merito.
Ventisette turbine a gas, almeno 495 megawatt di capacità complessiva: non un generatore di emergenza, ma un impianto di quelle dimensioni trattato come un insieme di unità “mobili” e quindi senza permessi per le emissioni in atmosfera. Due giorni fa, con l’ordinanza firmata il 30 ottobre 2026, una corte federale ha respinto la mozione di archiviazione presentata da X.AI Corp., la società di intelligenza artificiale di Elon Musk, e da MZX Tech LLC. Il processo quindi andrà avanti. La questione riguarda un caso in Mississippi, ma tocca un punto più generale: la corsa alla potenza di calcolo per l’AI ha incontrato un limite legale preciso.
Una centrale elettrica che si dichiarava “portatile”
I numeri aiutano a capire il caso. Secondo gli atti, X.AI e MZX Tech hanno installato le turbine a combustione alimentate a gas tra il 1° agosto e il 18 dicembre 2025. Al 7 aprile di quest’anno sul sito ce n’erano almeno ventisette. Come ricorda il Southern Environmental Law Center, le turbine possono generare fino a 495 megawatt, l’equivalente di una centrale elettrica convenzionale. Servono ad alimentare i data center dell’azienda, cioè i capannoni pieni di server su cui si addestrano e funzionano i modelli di AI.
Per la normativa, però, quell’impianto non aveva bisogno di autorizzazioni. Già il 29 luglio 2025, prima ancora dell’installazione, il Mississippi Department of Environmental Quality (MDEQ), l’agenzia ambientale dello stato, aveva comunicato che le turbine erano esenti dai requisiti di autorizzazione in base alla regola 2.13.D. Il 14 aprile 2026 la NAACP, la più nota organizzazione statunitense per i diritti civili, e la sua sezione statale, la Mississippi State Conference of the NAACP, hanno fatto causa a X.AI Corp. e MZX Tech. Restava da capire come un impianto di quella taglia potesse essere considerato “mobile”, e se un giudice l’avrebbe accettato.
Perché la difesa di xAI è caduta
La difesa di xAI si basava su un’interpretazione precisa. Come riporta la ricostruzione di Utility Dive, secondo il MDEQ l’impianto era coperto dalle disposizioni del Clean Air Act sulle “fonti mobili”, perché le turbine sono unità trasportabili. Il Clean Air Act è la legge federale che regola l’inquinamento atmosferico negli Stati Uniti. Distingue tra fonti fisse, come centrali e fabbriche, che devono ottenere permessi, e fonti mobili, come i veicoli, che seguono regole diverse. Se una turbina montata su un rimorchio è una fonte mobile, il permesso non serve.
L’ordinanza del 30 ottobre ha respinto esplicitamente questa lettura. Earthjustice, lo studio legale ambientalista che assiste i querelanti, scrive nel suo comunicato sulla decisione della corte che il provvedimento rende chiaro che le turbine a gas metano, anche quelle cosiddette “temporanee”, sono soggette al Clean Air Act e richiedono permessi per l’aria. Va precisato che si tratta di una decisione procedurale: la corte non ha ancora dato ragione alla NAACP nel merito. Ha però stabilito che l’argomento principale di xAI non basta a chiudere la causa.
Il motivo per cui la questione non è solo formale sta nelle emissioni. Sempre secondo Earthjustice, queste turbine possono emettere oltre 5.000 tonnellate all’anno di ossidi di azoto (NOx), i gas che contribuiscono alla formazione dello smog. xAI racconta un’altra versione. Nella pagina “fact v. fiction” dedicata a Memphis l’azienda sostiene che le 12 turbine a gas naturale regolarmente autorizzate per il sito Electrolux saranno dotate di tecnologia SoLoNOx a basse emissioni e di sistemi di riduzione catalitica selettiva (SCR) che abbassano gli NOx a 2 parti per milione. Secondo xAI, questo ne farà la struttura del suo tipo con le emissioni più basse del paese. Le due affermazioni però riguardano impianti diversi. Da una parte ci sono 12 turbine autorizzate e filtrate; dall’altra almeno ventisette unità entrate in funzione senza permesso, che sono l’oggetto della causa. La prima è una promessa dell’azienda, la seconda è materia di un procedimento giudiziario.
La fine del “porta la tua energia” senza permessi
Il caso di xAI non è un’eccezione, ma un esempio di una strategia che anche altri possono adottare. Come osserva un’analisi pubblicata su Lawfare, le principali aziende di intelligenza artificiale, tra cui Google, Anthropic, OpenAI e xAI, sono in corsa per assicurarsi la potenza di calcolo necessaria a migliorare i propri modelli. Per farlo serve molta elettricità, e la rete non sempre riesce a fornirla in tempi brevi. Per questo diverse aziende producono l’energia da sole.
Il meccanismo è descritto da un’inchiesta di TechCrunch dello scorso aprile. Comprando forniture di gas naturale e producendo energia “dietro il contatore”, cioè in un impianto privato collegato direttamente al data center e non alla rete pubblica, le aziende tecnologiche possono sostenere di “portare la propria energia” senza pesare sulla rete elettrica. L’argomento ha un senso: chi produce da sé non toglie elettricità alle famiglie. Ma il fatto di non pesare sulla rete non dice nulla sull’aria respirata da chi vive vicino all’impianto. Secondo Lawfare, la sentenza chiarisce proprio questo: la generazione a gas sul posto non permette di evitare i permessi previsti dal Clean Air Act.
La decisione si inserisce in una discussione più ampia. Lawfare indica la crescente domanda di nuove infrastrutture energetiche per industrie geopoliticamente rilevanti come l’AI tra le tendenze principali del permitting, cioè del sistema di autorizzazioni per costruire impianti. Un intervento sulla Harvard Law Review dedicato ai permessi accelerati per i data center segnala che l’effetto cumulativo delle misure di semplificazione è quello di accorciare il periodo in cui i progetti sono sottoposti allo scrutinio pubblico e di ridurre le occasioni di revisione ambientale prima dell’avvio dei lavori. La pressione per costruire in fretta è forte. L’ordinanza dice che resta comunque una soglia minima che non si può saltare.
Chi lavora con l’AI, compreso chi cura la propria visibilità sui motori di risposta come ChatGPT o le sintesi generate da Google, è abituato a considerarla un servizio immateriale, che si aggiorna con un nuovo modello e migliora a ogni versione. In realtà quei servizi funzionano su impianti fisici. I tempi con cui le aziende aggiungono capacità di calcolo, e quindi la velocità e la disponibilità degli strumenti su cui molte imprese stanno puntando, dipendono anche da turbine, permessi e tribunali. Dopo il 30 ottobre, almeno in un tribunale del Mississippi,
i permessi non si possono più evitare definendo “portatile” una centrale.
