Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
LeCun lancia AMI Labs per superare i limiti dei modelli linguistici, puntando a sistemi che comprendano il mondo reale e sfidando l’attuale establishment dell’IA
Yann LeCun, uno dei padri dell'IA moderna, lascia Meta per lanciare la sua startup, AMI Labs. Con un team di veterani e un finanziamento record, LeCun punta a superare i limiti degli attuali LLM attraverso i 'world models', sistemi capaci di comprendere il mondo reale. Una mossa audace che, da Parigi, sfida apertamente il modello chiuso della Silicon Valley.
World models: la scommessa controcorrente di LeCun
L’idea di fondo di AMI Labs è che i modelli linguistici, per quanto bravi a chiacchierare, non possiedono una vera comprensione della realtà.
Sono, per così dire, dei pappagalli incredibilmente sofisticati.
Il vero passo avanti, secondo LeCun, sono i “world models”.
In parole povere?
Un sistema di intelligenza artificiale che costruisce un suo modello mentale di come funziona il mondo, un po’ come facciamo noi esseri umani. Pensa a un bambino che impara la fisica intuitiva semplicemente guardando gli oggetti cadere, senza che nessuno gli spieghi le leggi di Newton.
Ecco, l’obiettivo è quello.
La base tecnica di tutto questo si chiama I-JEPA (Image Joint Embedding Predictive Architecture), una ricerca che LeCun ha sviluppato proprio in Meta, pensata per imparare concetti astratti dall’osservazione, senza bisogno di etichette.
Questa ossessione per la comprensione del mondo reale nasce da un problema molto concreto degli LLM: le “allucinazioni”, cioè quando l’IA inventa informazioni false ma plausibili. Un “difetto” che può essere divertente in una chat, ma diventa un rischio enorme in settori critici come la sanità o il controllo di processi industriali, come descritto da TechCrunch.
Questa visione radicale ha un potenziale enorme, ma un’idea, da sola, non basta per cambiare il mondo. Servono le persone giuste e, ovviamente, una montagna di soldi per farla decollare.
Un team di “fuoriusciti” e una valanga di soldi
A guidare la baracca non c’è solo LeCun, che ricopre il ruolo di presidente esecutivo e visionario tecnico. A gestire le operazioni di tutti i giorni c’è Alex LeBrun, che ha lasciato il suo posto di CEO in una startup di IA per la sanità per salire a bordo. E non è l’unico pezzo da novanta a lasciare un posto sicuro per questa avventura: al loro fianco c’è Laurent Solly, che ha appena salutato il suo ruolo di vicepresidente di Meta per l’Europa.
Un esodo che, a quanto pare, è solo all’inizio, con voci che parlano di altri ricercatori di spicco di Meta e Google DeepMind pronti a fare il grande salto.
E i soldi?
Qui la faccenda si fa seria.
AMI Labs sta cercando di raccogliere la cifra sbalorditiva di 500 milioni di euro con una valutazione di 3 miliardi, e tutto questo prima ancora di avere un prodotto da mostrare. Se ci riuscissero, sarebbe uno dei più grandi round di finanziamento pre-lancio nella storia dell’IA.
Un segnale forte che gli investitori, tra cui nomi come Cathay Innovation e Greycroft, credono ciecamente nella visione di LeCun.
D’altronde, la competizione non sta a guardare: World Labs, la diretta concorrente fondata da un’altra pioniera dell’IA, Fei-Fei Li, è già un unicorno e punta a una valutazione di 5 miliardi.
La corsa è ufficialmente iniziata.
Ma con un team del genere e un portafoglio così gonfio, AMI Labs seguirà il classico copione della Silicon Valley, chiudendosi a riccio per proteggere la sua tecnologia?
Parigi, open source e la sfida alla Silicon Valley
Ed è qui che AMI Labs lancia la sua vera bomba filosofica: l’open source. In un momento storico in cui i giganti della Silicon Valley stanno diventando sempre più gelosi dei loro modelli, LeCun va in direzione ostinata e contraria.
Ha sempre sostenuto che l’IA debba essere una piattaforma aperta, e la sua azienda seguirà questa linea, come spiegato in un’intervista a 36Kr. L’idea è di concedere la tecnologia in licenza ai partner industriali, ma allo stesso tempo di contribuire alla ricerca globale con pubblicazioni e codice aperti.
Una mossa che non è solo etica, ma anche strategica.
La scelta di stabilire il quartier generale a Parigi, con il sostegno pubblico del presidente francese Emmanuel Macron, rafforza questa immagine di alternativa europea al modello californiano. Con uffici previsti a Montreal, New York e Singapore, l’ambizione è chiaramente globale.
La cosa interessante è che Meta stessa, l’ex casa di LeCun, potrebbe diventare il primo cliente di AMI, nonostante le critiche pubbliche del fondatore verso alcune scelte strategiche di Zuckerberg.
La corsa è appena iniziata, e la partita per definire il futuro dell’intelligenza artificiale si gioca ora, lontano dai soliti schemi.

Chi si lamenta della ragnatela non ha capito che è un upgrade. Smetto di essere preda e divento un cliente con maggiordomo personale.
La solita fuga di cervelli verso la startup personale, mascherata da rivoluzione filosofica contro i ‘pappagalli’. Alla fine, l’unica cosa che si costruisce è un’altra azienda da rivendere a peso d’oro, non una coscienza digitale con cui dialogare.
Boh, mi sfugge il passaggio da un pappagallo che ripete a un coso che si crea un suo modello del mondo. A che pro, poi?
Filippo, il pro è anticipare i bisogni, non rispondere a comando.
Anticipare i bisogni è tessere una ragnatela perfetta. Diventiamo prede consenzienti.
Superare i pappagalli per creare modelli che “capiscono” il mondo. Perfetto. Così, invece di ripeterci, potranno sostituirci con cognizione di causa. Mi sento già molto più sereno.
L’idea di un’IA con un suo “modello mentale” del mondo mi mette i brividi. È come dare le chiavi di casa a uno sconosciuto che promette di riordinare. Preferisco tenermi il mio disordine, grazie.
Abbandonare l’eloquenza vuota per la simulazione è un progresso; aspetto di vedere quale illusione venderà.
La transizione dai pappagalli loquaci a modelli che simulano il mondo è un’evoluzione logica. La mia perplessità non è sulla fattibilità tecnica, ma sull’arroganza di voler inscatolare una realtà che sfugge persino alla nostra comprensione. Stiamo solo costruendo delle gabbie più eleganti.
L’illusione di un’IA che “comprende” il mondo serve a mascherare l’obiettivo: creare un modello di realtà proprietario da imporre. Più che un progresso, mi pare un’egemonia con un nuovo, elegante nome.
Prima i pappagalli, ora i mondi in scatola. Una copia sbiadita della realtà. Io fatico ancora a capire il mio, di piccolo mondo.
Dopo pappagalli e mondi in scatola, le regole le scriverà chi detiene il capitale, come al solito. L’unica novità è il nome altisonante per la prossima bolla speculativa che ci venderanno.
Dunque, prima i pappagalli e ora i mondi in scatola. Chi scriverà le regole del gioco?