Yahoo tenta il tutto per tutto con Scout: il primo motore intelligente che non vuole trattenere gli utenti, ma portarli verso chi crea valore

Pensato per superare i limiti di Google e ChatGPT, Scout intende mettere al centro l’utente e le fonti autorevoli, restituendo visibilità a chi produce contenuti affidabili e ai brand che vogliono essere trovati

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📌 TAKE AWAYS

  • Scout propone un modello di ricerca meno autoreferenziale, in cui l’intelligenza artificiale non trattiene l’utente ma lo accompagna verso fonti, brand ed editori riconosciuti come affidabili. La centralità dei link e delle citazioni indica un ritorno a una logica di intermediazione, non di sostituzione.
  • Scout si basa sul modello linguistico Claude di Anthropic, scelto per la sua capacità di ragionamento e spiegazione. Il valore aggiunto nasce dall’integrazione con i dati proprietari di Yahoo, dal knowledge graph e dai contenuti editoriali verificati, che permettono di ancorare le risposte a informazioni strutturate e ridurre il rischio di allucinazioni.
  • Per la scansione e l’indicizzazione dei contenuti online, Yahoo Scout utilizza le API di Microsoft Bing. Bing fornisce il grounding sul web aperto, mentre Yahoo mantiene il controllo su ranking, presentazione dei risultati e integrazione con l’IA, creando una catena di ricerca che separa l’infrastruttura dalla logica editoriale.
Yahoo Scout segna il ritorno di Yahoo nella ricerca, con un’IA progettata per valorizzare link, fonti e contenuti affidabili.
Un cambio di paradigma che ridefinisce la visibilità online nell’era dei motori di risposta.

Fino a ieri, se qualcuno ti avesse proposto di investire tempo o risorse su Yahoo, probabilmente gli avresti risposto con un sorriso di circostanza.

Lo stesso che riserveresti a chi ti proponesse di investire in VHS o audiocassette.

Nell’immaginario collettivo, Yahoo è rimasto cristallizzato in quella fase di internet fatta di portali caotici, font improbabili e un senso di nostalgia per gli anni Novanta.

Poi, però, è successo qualcosa.

È successo che il mondo delle ricerche online è impazzito, che Google risponde direttamente agli utenti togliendo traffico a siti come il tuo e che l’intelligenza artificiale ha trasformato ogni ricerca in una conversazione.

E proprio in questo caos, con un tempismo che sa di rivincita, che il 27 gennaio 2026 è spuntato fuori Yahoo Scout.

Se sei un imprenditore, so bene cosa stai pensando. La tua preoccupazione non è capire come funziona un algoritmo di deep learning, ma sapere se quel potenziale cliente che sta cercando un prodotto come il tuo riuscirà a trovarti.

Ti trovi davanti a un bivio: da una parte i motori di ricerca tradizionali che sembrano volerti nascondere, dall’altra le IA come ChatGPT che spesso inventano risposte citando fonti inesistenti.

È qui che entro in gioco io. Il mio compito, come consulente SEO che mastica questi cambiamenti ogni giorno, è quello di portarti esattamente dove si sta spostando l’attenzione.

E oggi l’attenzione ha un nome nuovo che però poggia su trent’anni di storia.

Yahoo Scout è il tentativo, piuttosto ambizioso e un po’ sfacciato, di riprendersi lo scettro di guida del web usando l’intelligenza artificiale per fare quello che gli altri hanno dimenticato: mandare persone vere verso aziende vere.

"Ask Yahoo Scout", esempio, fonte Yahoo, 27 gennaio 2026

A volte ritornano: la rinascita della guida che conosceva già tutto di te

Immagina di avere a disposizione una mole di dati accumulata in trent’anni. Non parlo di semplici parole chiave, ma di abitudini vere. Yahoo non è mai sparita, è rimasta lì, in silenzio, a gestire il secondo servizio di mail più usato al mondo e il terzo motore di ricerca negli Stati Uniti.

Motori di ricerca più usati nel 2025 negli USA, Fonte Statista
Statista

Mentre noi ci concentravamo su altro, loro accumulavano oltre 500 milioni di profili utente e tracciavano la bellezza di 18 trilioni di segnali relativi ai consumatori ogni anno, come scrive Barry Schwartz su Search Engine Land.

Quando Jim Lanzone, il CEO di Yahoo, ha deciso di lanciare Scout, non lo ha fatto partendo da zero. Ha preso questa montagna di informazioni e l’ha data in pasto a un’intelligenza artificiale moderna per creare quella che lui chiama un’esperienza “companion”.

Ma cos’è Scout nella pratica?

Se vai su scout.yahoo.com, ti trovi davanti a qualcosa di diverso dal solito rettangolo bianco e spoglio. È colorato, ha icone animate (un cervello che cammina, un cappello da cowboy, persino una palla di cristallo) e ti parla con un tono che vuole essere amichevole, quasi informale.

Ma non farti ingannare dalla facciata giocosa. Sotto sotto batte il cuore di Claude, il modello linguistico di Anthropic, l’azienda fondata dai fratelli Amodei che oggi vale circa 350 miliardi di dollari e ha ricevuto investimenti miliardari da colossi come Amazon e Google.

Il punto è che Yahoo non si è limitata a comprare una tecnologia altrui. Ha preso l’intelligenza di Anthropic e l’ha “ancorata” ai propri dati proprietari.

Ciò significa che quando un utente interroga Scout, la risposta non arriva da un’allucinazione collettiva del web, ma viene verificata attraverso il Yahoo Knowledge Graph, un ecosistema che gestisce oltre un miliardo di entità certificate.

Per te che vendi prodotti o servizi, questo è il primo segnale di sicurezza: il tuo brand non rischia di finire in un minestrone di informazioni errate (almeno nelle intenzioni…).

Fonte Market us 2025
Fonte market us

Ok, ma che differenza c’è tra Scout e gli altri motori di risposta basati su IA?

C’è un problema enorme con i nuovi motori di ricerca basati su IA: sono pigri.

Ti danno la risposta e ti tengono incollato sulla loro pagina, uccidendo di fatto il traffico verso il tuo sito.

Jim Lanzone, che prima di approdare su Yahoo ha guidato per anni Ask.com, ha capito che questo modello avrebbe distrutto l’internet che conosciamo, come riporta The Verge. Per questo Scout è stato progettato con una filosofia che si potrebbe definire “web-centrica”.

Se provi a fare una ricerca su Scout, noterai subito delle ampie sottolineature blu all’interno dei testi. Se ci passi sopra con il mouse, appare la fonte originale con un link chiaro e invitante.

Non sono quei piccoli numeri minuscoli a fine paragrafo che nessuno clicca mai.

Sono inviti all’azione.

Scout vuole che l’utente approfondisca, vuole che visiti il sito dell’esperto, del produttore, dell’imprenditore. In un test recente, chiedendo informazioni su una tempesta di neve in arrivo, Scout ha generato nove link diretti a fonti diverse, posizionando i riferimenti in modo molto più visibile rispetto a quanto faccia ChatGPT o lo stesso Google AI Mode.

Lanzone parla addirittura di “ristabilire il contratto sociale” con publisher, editori e creatori di contenuti. Insomma, per dirla con Charles De Gaulle: vasto programma!

Il motivo per cui ti sto raccontando questo è semplice: essere presenti dentro Scout non è opzionale se vuoi che il tuo brand venga considerato un’autorità da questi nuovi sistemi.

Eric Feng, il genio dietro lo sviluppo tecnico di Scout (ex CTO di Hulu e con un passato in Microsoft Research), ha chiarito che l’obiettivo non è costruire un’IA che sostituisca il web, ma un sistema di ricerca più ordinato e affidabile.

Nella sua visione, Scout deve filtrare rumore, clickbait e contenuti di bassa qualità, restituendo sintesi chiare e fortemente ancorate alle fonti. I link restano centrali, perché l’IA ha il compito di guidare gli utenti verso le informazioni, non di assorbirle o nasconderle.

Per dirtela in poche parole: Scout, almeno in teoria, vuole aiutare gli utenti a capire meglio il web, non a sostituirlo.

Yahoo Scout, esempio, fonte Yahoo

Un ecosistema che sa leggere tra le righe delle tue mail

La vera forza di Scout, però, non risiede solo in una pagina di ricerca. La strategia di Yahoo è quella di iniettare questa intelligenza in ogni singolo poro del suo network.

Pensa alla sezione Finance, una delle più autorevoli al mondo. Scout introduce un pulsante “Analyze” che permette agli investitori di ottenere sintesi istantanee e tabelle comparative.

Pensa a Yahoo Mail: l’IA sarà in grado di riassumere le comunicazioni e estrarre azioni concrete, come aggiungere una scadenza al calendario.

Perché questo ti riguarda?

Perché se la tua azienda è citata correttamente in articoli di settore, in report finanziari o in comunicati stampa che finiscono nel circuito Yahoo, diventi parte integrante dell’assistente personale di milioni di utenti.

Non stiamo più parlando di apparire su una pagina di ricerca quando qualcuno digita un termine, ma di essere la soluzione suggerita da un assistente che accompagna l’utente mentre legge le notizie o controlla le voci di spesa.

Devi sapere poi che il sistema si appoggia anche alle API di Microsoft Bing per la scansione del web, mantenendo però un’autonomia totale nel modo in cui organizza e presenta i risultati.

Questa collaborazione permette a Yahoo di avere una copertura vastissima senza dover sostenere i costi folli di manutenzione di un crawler proprietario, concentrando tutte le risorse sulla personalizzazione dell’esperienza.

Per te, questo vuol dire che il lavoro di ottimizzazione che facciamo sui motori tradizionali viene amplificato e raffinato da Scout, che seleziona il meglio e lo serve su un piatto d’argento a un pubblico che è già profilato.

Statistiche Yahoo, fonte Electro IQ 2025
Statistiche Yahoo, fonte Electro IQ 2025

Il mito del traffico organico in calo e la realtà delle conversioni

Molti imprenditori oggi vivono nel terrore. Vedono i grafici del traffico organico che scendono e pensano che il web sia finito.

La verità è un po’ più complessa: il traffico generico, quello di chi “curiosa” senza intenzione di acquisto, sta diminuendo perché le IA rispondono subito a domande banali. Ma il traffico di qualità, quello di chi cerca una consulenza, un prodotto specifico o una soluzione a un problema complesso, sta diventando più prezioso che mai.

Yahoo Scout punta esattamente a questo.

I dati iniziali dicono che le query su Scout sono mediamente più lunghe e articolate rispetto a quelle del classico motore di ricerca. L’utente parla con l’interfaccia, spiega il suo problema. Se il tuo brand emerge come la risposta a quella complessità, la probabilità che l’utente clicchi su quel link blu e arrivi sul tuo sito pronto a comprare è infinitamente più alta rispetto a un click casuale su un annuncio a pagamento.

A proposito di pubblicità: Yahoo non ha intenzione di eliminare gli annunci, ma di renderli meno invasivi.

Verranno visualizzati in fondo alle risposte e saranno gestiti tramite la piattaforma di Microsoft Advertising, ma con un controllo totale da parte di Yahoo sull’estetica e l’integrazione. Ci saranno anche link di affiliazione per lo shopping, segno che l’intento transazionale è nel DNA di Scout fin dal primo giorno.

Per un’azienda come la tua, ciò significa nuovi spazi di visibilità che i tuoi concorrenti, ancora bloccati alle vecchie strategie SEO del 2015, non sanno nemmeno che esistano.

È possibile un’intelligenza che non inventa ma sintetizza?

Una delle domande che mi sento rivolgere più spesso è: “Ma non è che queste IA dicono sciocchezze sul mio conto?”. È un dubbio legittimo.

Le allucinazioni delle intelligenze artificiali hanno rovinato reputazioni in pochi secondi.

Qui emerge il vantaggio di Scout rispetto ai suoi concorrenti più giovani e spregiudicati. Utilizzando i propri grafici delle entità e le notizie verificate della propria redazione, Yahoo ha imposto dei “guardrail”, delle barriere di protezione molto strette.

L’obiettivo dichiarato da Ami Vora, responsabile del prodotto presso Anthropic, è quello di creare un’IA che non si limiti a recuperare informazioni, ma che sappia ragionare e spiegare.

Quando Scout parla del tuo settore, lo fa citando dati reali (almeno questa la sua promessa!). Se chiedi a Scout un consiglio sugli acquisti o una previsione sportiva (hanno persino ironizzato sulle scarse probabilità di vittoria dei New York Jets per testarne la “sincerità”), il sistema attinge a database strutturati.

Questa precisione è ciò che trasforma un utente curioso in un cliente fiducioso. E la fiducia, nel commercio online, come sai bene, è l’unica valuta che conta davvero.

Bene, tutto ciò, sulla carta, sembra suonare bene.

I presupposti ci sono, la struttura è solida e l’intenzione di non rompere l’equilibrio del web è dichiarata.

Resta però una domanda aperta: questi guardrail reggeranno quando la pressione commerciale aumenterà e l’IA diventerà il vero centro del business?

Scout promette di guidare senza distorcere, di citare senza assorbire, di spiegare senza inventare.

Sarà il tempo, come sempre, a dirci se la scommessa di Yahoo andrà a segno…

Statistiche Yahoo, fonte Electro IQ 2025

Non fossilizzarti! Diversifica i tuoi canali per restare visibile negli ecosistemi IA

Se sei arrivato a leggere fin qui, significa che hai capito che non stiamo parlando di un giocattolo tecnologico, ma di un cambiamento strutturale nel modo in cui i tuoi clienti interagiranno con il tuo brand.

Il mondo della visibilità online si sta dividendo in due: da una parte chi aspetta che Google decida il proprio destino, dall’altra chi, guidato da consulenti SEO capaci di leggere questi segnali, inizia a posizionarsi là dove i dati e l’intelligenza artificiale si incontrano.

Non serve diventare un esperto di algoritmi. Serve capire che le regole del gioco sono cambiate.

Non basta più “esserci”, bisogna essere la fonte autorevole che un motore di risposta decide di mettere in evidenza. Bisogna lavorare sulla qualità dei contenuti, sulla chiarezza dei dati aziendali e sulla costruzione di un’identità digitale che le IA possano riconoscere come affidabile.

Yahoo sta scommettendo miliardi su questo ritorno al futuro, cercando di essere di nuovo quella “guida” che ci prendeva per mano agli albori della rete. È un momento eccitante per chi fa impresa online, perché si aprono spazi che sembravano ormai saturati dai soliti noti.

Non so se Scout riuscirà davvero a scalzare i motori di risposta basati sull’IA che oggi si contendono l’attenzione degli utenti. Quello che è già evidente, però, è che un’agenzia SEO non può permettersi di escludere alcun canale né di restare ferma. La partita della visibilità si gioca ormai su più campi e richiede aggiornamento continuo.

Il treno di Scout è appena partito, è in fase beta e sta già raccogliendo dati su come gli utenti cliccano e interagiscono. Essere tra i primi a capire come farsi trovare all’interno di questi nuovi ambienti non è solo una scelta lungimirante, è una mossa di protezione dei ricavi nel medio periodo.

Il web non sta morendo, sta cambiando interfaccia.

Il lavoro, oggi, è fare in modo che, qualunque sia la domanda, la risposta suggerita dai motori di risposta porti sempre allo stesso nome. Il tuo.

Se vuoi iniziare a lavorare in questa direzione, rivolgiti alla mia agenzia.


Yahoo lancia Scout: domande frequenti

Cos’è Yahoo Scout e perché è diverso dagli altri motori di ricerca basati su IA?

Yahoo Scout è un motore di risposta basato su intelligenza artificiale che combina il modello linguistico Claude di Anthropic con i dati e i contenuti proprietari di Yahoo. A differenza di altri sistemi IA, Scout è progettato per guidare gli utenti verso fonti, editori e brand autorevoli, mantenendo i link centrali e visibili e favorendo il traffico verso il web aperto, invece di trattenerlo sulla propria interfaccia.

In che modo Yahoo Scout riduce il rischio di informazioni errate o allucinazioni?

Scout utilizza dati proprietari di Yahoo, il suo knowledge graph e contenuti editoriali verificati per ancorare le risposte a fonti affidabili. Questo approccio introduce guardrail stringenti che riducono il rischio di allucinazioni tipiche di altri motori di risposta basati su IA.

Perché Yahoo Scout è rilevante per aziende e brand che investono in visibilità online?

Con Scout integrato in Search, Mail, Finance e News, la visibilità di un brand non dipende più solo dalla SERP tradizionale. Essere citati come fonte affidabile consente alle aziende di diventare parte delle risposte suggerite dall’assistente IA, intercettando utenti con intenti più qualificati e maggiore probabilità di conversione.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

27 commenti su “Yahoo tenta il tutto per tutto con Scout: il primo motore intelligente che non vuole trattenere gli utenti, ma portarli verso chi crea valore”

    1. Paola Caprioli, hai detto tutto. “Fonti riconosciute” è il codice per chi ha pagato l’abbonamento premium. La giostra cambia musica, ma il giro costa sempre uguale. E chi non ha il gettone per salire, resta a guardare.

  1. Chiara De Angelis

    Si torna all’elenco telefonico di lusso: una directory curata dove per entrare non basta essere validi, ma essere scelti. È questo il progresso che ci viene proposto? Il mio lavoro di posizionamento si trasformerà in pubbliche relazioni con un algoritmo.

  2. Luciano D’Angelo

    L’intento di premiare le fonti è nobile. Si sostituisce un algoritmo opaco con un altro, sempre proprietario. La selezione dell’autorevolezza rimane centralizzata, non distribuita. Si passa semplicemente da un guardiano all’altro.

    1. Danilo Graziani

      Luciano D’Angelo, la gabbia è la stessa, hanno solo ridipinto le sbarre. Yahoo sceglierà i suoi campioni, etichettandoli come “autorevoli”. La filantropia digitale non esiste, è solo un’altra forma di pedaggio per accedere alla visibilità che prima era altrove.

      1. Luciano D’Angelo

        Danilo Graziani, il punto è quello. Il pedaggio si pagherà sempre, cambia solo lo sportello. Si passa da un monopolio che conosciamo a un club esclusivo che si autodefinisce etico. Per chi resta fuori dalla lista dei “buoni”, il risultato non cambia.

        1. Danilo Graziani

          Luciano D’Angelo, quel club esclusivo avrà una porta sul retro per i soliti noti. La lista dei “buoni” è solo un modo più elegante per presentare il solito listino prezzi della visibilità.

  3. L’IA ci salva dal content farm e ci porta nel giardino dei giusti. Nobile. Spero solo che il giardiniere non abbia le sue preferenze. Il mio brand ha già inviato il curriculum.

    1. Angela Longo, il tuo brand ha inviato il curriculum. Il mio sta preparando la bustarella per il giardiniere. Passiamo da un algoritmo opaco a un club esclusivo. Un bel passo avanti. Che stanchezza.

      1. Altro che bustarella, Sara, qui servirà il pedigree. Un club esclusivo al posto di una piazza affollata. In pratica, cambia solo il nome del buttafuori all’ingresso.

  4. Alessandro Parisi

    Sostituire un monopolio con un club esclusivo curato da un’IA suona come un progresso solo sulla carta. È l’ennesimo pedaggio mascherato da servizio premium, e io sarò in prima fila a tentare di comprarmi l’ingresso. Patetico, no?

  5. Giovanni Battaglia

    Cambia il curatore della mostra, non la logica del biglietto. L’autorevolezza certificata è solo un club più esclusivo, con un buttafuori diverso.

  6. Luciano D’Angelo

    La selezione delle fonti “autorevoli” sposta solo il problema. L’algoritmo deciderà i vincitori, non l’utente. Resta da capire con quale criterio.

  7. Nobile proposito restituire valore ai creatori. Cambia il guardiano, non il cancello. Sono curioso di conoscere il nuovo pedaggio per la visibilità.

  8. Veronica Napolitano

    Yahoo che fa la morale a Google. Che spettacolo. ‘Contenuti affidabili’ decisi da un’altra scatola nera. In pratica, cambia il padrone ma il nostro lavoro di mendicanti digitali resta identico. Sempre a chiedere un po’ di visibilità.

  9. Emanuela Barbieri

    Definire le fonti “affidabili” è solo un altro modo per costruire un club esclusivo, vendendo l’accesso al banco come un atto di giustizia.

  10. Ci vendono il sogno di un re illuminato che premia i meritevoli, dimenticando che è sempre il re a scegliere chi merita il suo favore.

    1. Clarissa Graziani

      Davide Russo, il suo discorso è esatto. Io preparo già la supplica per il nuovo sovrano. Chissà se gradirà i miei miseri scritti.

      1. Signora Graziani, la sua non è una supplica, ma un’audizione. Questo nuovo sovrano non cerca meriti, ma solo cortigiani più funzionali al proprio regno. Il potere cambia semplicemente maschera, non la sua natura di fondo.

  11. Veronica Valentini

    Promettere traffico è solo un modo per creare una nuova aristocrazia di fonti. Invece di lamentarsi delle vecchie regole, bisogna capire come scrivere quelle nuove e sedersi per primi al tavolo dei vincitori.

  12. Ogni nuova intelligenza artificiale promette di mandarci traffico qualificato. Il risultato? Dobbiamo rifare tutto il lavoro SEO da capo per accontentare un altro algoritmo. Mi chiedo chi ci guadagni sul serio, a parte loro.

    1. Claudia Ruggiero

      Sara Sanna, lamentarsi del cambiamento degli algoritmi è il tuo lavoro, non un imprevisto; è come se un surfista si seccasse per le onde nuove. La vera domanda non è chi ci guadagna, ma quanto velocemente ti adatti per essere tu a guadagnarci.

  13. Isabella Sorrentino

    L’idea di indirizzare gli utenti verso creatori di valore è lodevole, purché la definizione di ‘autorevole’ non coincida con quella di ‘maggior investitore pubblicitario’.

  14. Un sacco di belle parole. Ma alla fine chi decide cosa è “affidabile”? Spero non sia il solito gioco per i grandi brand. Basta con la teoria, voglio vedere come gira sul campo.

  15. Un altro motore di ricerca che premia i brand “affidabili”. E chi decide l’affidabilità? Sempre loro, immagino. Per il mio e-commerce significa solo un nuovo algoritmo da decifrare. Onestamente, è una fatica che non finisce mai.

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