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Una risposta necessaria all’ondata di deepfake e disinformazione che ha minato la politica e la fiducia pubblica nel corso del 2025.
Google ha introdotto in Gemini la verifica delle immagini AI con SynthID, una filigrana digitale per combattere i deepfake. La mossa, in risposta al caos politico generato dalla disinformazione, è un passo importante. Tuttavia, il paradosso di un'azienda che offre sia il problema che la soluzione pone seri interrogativi sulla fiducia, lasciando agli utenti l'unica arma del dubbio.
Google e la verifica delle immagini su Gemini: la fine del Far West digitale?
Diciamocelo chiaramente: quante volte ti è capitato di scorrere il feed dei social, fermarti su una foto un po’ strana e chiederti se fosse reale o frutto di qualche prompt ben assestato?
Ecco, se la risposta è “spesso”, non sei solo.
Siamo letteralmente sommersi.
E Google, che in questo gioco ha un ruolo da protagonista (sia nel bene che nel male), ha deciso di fare una mossa che potrebbe cambiare le carte in tavola.
Con il rilascio di Gemini 3, avvenuto il 18 novembre 2025, Big G ha introdotto una funzione che aspettavamo tutti: la verifica delle immagini direttamente in app.
Non serve essere un esperto forense o avere l’occhio bionico. Ti basta caricare l’immagine sospetta e chiedere a Gemini se è farina del suo sacco.
La risposta si basa su SynthID, una sorta di filigrana digitale invisibile che Google “stampa” dentro i pixel delle immagini generate.
Questa tecnologia permette di tracciare l’origine sintetica del contenuto, offrendo un verdetto immediato.
Ma attenzione, perché se pensi che questa sia solo una banale feature tecnica da “nerd”, ti stai perdendo il quadro generale.
C’è un motivo molto preciso se questa novità arriva proprio adesso, e non è per farti divertire con gli amici.
Il caos elettorale e la “riforma politica” dell’IA
Il tempismo, come sempre, è tutto.
Non stiamo parlando di un aggiornamento buttato lì a caso, ma di una risposta necessaria (forse tardiva?) a un 2025 che ha visto la politica trasformarsi in un campo minato di deepfake. Le elezioni sono diventate il terreno di gioco preferito per chi vuole manipolare l’opinione pubblica. Cayce Myers, professore alla Virginia Tech, ha definito questo periodo come una vera e propria “riforma politica dell’IA”, sottolineando come il 2026 vedrà un’adozione ancora più massiccia di contenuti generativi visivi e audio.
Capisci la gravità della situazione?
Non è più solo questione di vedere il Papa con il piumino bianco. Qui si parla di campagne elettorali dove distinguere il vero dal falso è diventato un lavoro a tempo pieno. E non finisce qui: il problema tocca nervi scoperti ancora più dolorosi. Pensiamo al dilagare dei deepfake pornografici che colpiscono le donne, un fenomeno vergognoso che rischia di scoraggiare la partecipazione femminile alla vita pubblica. È un disastro etico e sociale che richiede strumenti di difesa immediati.
Tuttavia, c’è un paradosso che non possiamo ignorare. Le stesse aziende che ci vendono gli strumenti per creare queste “realtà alternative” ora ci vendono (o ci offrono) gli strumenti per smascherarle.
Un po’ come se chi ti vende il dolce ti vendesse anche l’insulina, no?
E questo ci porta dritti al problema più grande di tutti: la fiducia.
La crisi della verità e il paradosso della fiducia
Siamo onesti: ti fidi davvero di quello che leggi o vedi online?
I dati dicono di no.
Secondo il report AI Index 2025 di Stanford, sebbene il 72% delle persone usi servizi basati sull’IA, solo il 45% si fida delle informazioni ricevute più di quanto si fidi delle fonti tradizionali. Il dato che però mi fa saltare sulla sedia è un altro: il 68% degli utenti ritiene le risposte dell’IA “generalmente accurate”, ma solo il 34% si prende la briga di verificare le informazioni altrove.
Siamo diventati pigri?
Forse.
O forse siamo solo sopraffatti.
Google sta cercando di mettere una toppa con SynthID e con la possibilità di incrociare i dati generati con Google Search per verificare i fatti in tempo reale. È un passo avanti, certo. Ma resta il fatto che ci stiamo affidando a un algoritmo per controllare un altro algoritmo.
La domanda che ti lascio è questa: basterà un bollino “Generato con AI” a fermare l’ondata di disinformazione, o stiamo solo imparando a convivere con il dubbio perenne?
Per ora, usa quella funzione di verifica. È l’unica arma che abbiamo, ed è meglio imparare a usarla subito.

Il dubbio è l’unica moneta. Google vende antidoto. Siamo ingenui?
Questa verifica è come mettere un lucchetto dopo che i ladri hanno già danzato. Mi entusiasma la tecnologia, ma la fiducia è un seme fragile. Se Google pianta sia il seme del caos che quello della cura, dove mettiamo il nostro scetticismo? Mi sento un po’ in bilico.
Nicolò, la tua analogia è una scheggia nell’occhio. Mettere un lucchetto dopo il ballo? Temo siamo solo all’inizio del valzer della sfiducia. Siamo pecorelle spaesate?
Nicolò, il lucchetto appare dopo che il banchetto è finito. Siamo burattini con un filo di byte. Siamo sicuri chi manovri il burattinaio?
Siamo al teatro dell’assurdo: l’architetto della nebbia ora brandisce il faro. Questa SynthID è solo un’altra serratura su una porta che hanno lasciato aperta. La fiducia è merce rara; quanto varrà il loro antidoto, quando il veleno è puro?
SynthID? Un bel cerotto. Google cura il male che lei stessa ha ingegnerizzato. Sospetto.
Giulia, il tuo sospetto è sano. 🧐 Chi controlla la toppa, controlla il taglio. Siamo fiduciosi? 🤔
Luciano, la tua osservazione è l’unica lucida qui. Fiducia? Ma scherziamo? Vendono la cura per la loro infezione. Questa verifica è solo la prossima estensione del loro controllo. Quando il controllore è anche il produttore, il dubbio è l’unico strumento rimasto. Chi ci creda, è ingenuo.
Giulia, hai centrato il punto. Vendono la cura per la loro infezione. Questa verifica è solo un’altra estensione del loro controllo. Quando il controllore è anche il produttore, il dubbio è l’unico strumento rimasto. Chi ci crede, è ingenuo.
Giulia, il cerotto nasconde la cancrena, non la cura. L’uomo si fida del fuoco amico?
‘Far West digitale’ è un complimento. È un circo. Google vende il problema, poi spaccia la toppa. L’utente resta fregato. Fiduciosi? Ma fammi il piacere. Io mi fido solo dei miei dati.
Questa trovata di Google, sebbene vestita da crociata etica contro i *deepfake*, puzza di manovra per accaparrarsi il monopolio della “verità”; un’amara ironia per noi consulenti che navighiamo tra le nebbie digitali. Se l’unica difesa resta il cinismo, allora siamo condannati all’eterno sospetto, no?
Miriam, monopolio della verità? Carta straccia. Siamo solo pedine.
Giovanni, il tuo “pedine” coglie il punto. Diciamocelo, questa verifica è solo la patina. Se l’AI genera la menzogna, chi garantisce che il verificatore non sia parzialmente addestrato a insabbiare? La fiducia è un miraggio. Siamo noi, con il dubbio, gli unici *firewall* rimasti?
Il paradosso è servito: l’architetto del caos ora porge il cerotto; una mossa da prestigiatore, non da salvatore. Verificare ciò che si è generato, un classico. La fiducia, come i *deepfake*, è solo un *prompt* ben calibrato, no?
SynthID? Una pezza per un vulcano. Mettono l’acqua dove prima gettavano benzina. La fiducia è un miraggio algoritmico, non credi?
Fine del Far West? Illusione. Google è il bandito che mette la tassa sul piombo. SynthID è pezza su emorragia creata. Fiducia? Una chimera. Quanto ci costerà ‘sta pace digitale?
Queste “filigrane” digitali mi paiono lucciole nell’oscurità creata dal fuoco stesso; la mia fiducia, misurata su una scala da uno a dieci, sfiora lo zero assoluto.
Raffaele, siamo sulla stessa barca: zero fiducia. È ridicolo che chi alimenta l’incendio venda l’estintore. Finchè non vedo trasparenza vera, resto scettica. È solo un modo per scaricare la responsabilità sull’utente, no?
L’introduzione di SynthID, pur essendo tecnicamente una risposta apprezzabile al diluvio di *fake*, solleva il velo sull’ipocrisia aziendale: chi produce il rumore vende pure il silenzio, no? 🤷♂️ Siamo ridotti a fidarci di chi ci ha già deluso.
Questa “verifica” è solo un’altra astuzia, dimostrando che chi crea il fumo vende pure il fiammifero. 🤷♂️ L’utente resta solo col sospetto.
Ottima mossa, Google! 🙄 Mettono il veleno e vendono l’antidoto. SynthID è la ciliegina sulla torta della nostra paranoia digitale. 🧐 Siamo condannati a fidarci di chi ci ha creati i mostri? 😬
Google offre la cura dopo l’incendio. Questa filigrana è una rete, non una gabbia. Siamo pecorelle smarrite nel loro pascolo tecnologico. Chi controlla la verità ora?
Ma diciamocelo, questa storia è stantia. Google crea il casino con l’AI e poi ci vende la toppa. Fiducia? Zero. Siamo sempre noi a doverci fare il lavoro sporco di verificare tutto. Quando la smetteranno?
Google, l’Arlecchino digitale. Crea il buco, offre il rattoppo. Fiducia? Un miraggio tecnologico. Siamo marionette digitali.