Meta lancia il programma di permuta per occhiali smart: Apple e Samsung sono avvisati…

Anita Innocenti

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La società di Zuckerberg offre fino a 113 dollari per i dispositivi usati, anche di altri marchi, in un programma di permuta che però esclude i modelli più avanzati e presenta una procedura di valutazione complessa

Meta ha lanciato un programma di permuta per incentivare l'acquisto dei suoi occhiali smart, offrendo credito anche per dispositivi concorrenti come gli AirPods di Apple. Questa mossa aggressiva, un progetto pilota limitato agli USA fino a fine 2025, mira a sottrarre quote di mercato ai giganti dell'audio e a testare l'interesse degli utenti per questo tipo di incentivo.

Diciamocela tutta: per quanto Mark Zuckerberg possa spingere sulla visione futuristica dei suoi wearables, convincere le persone a cambiare occhiali con la stessa frequenza con cui cambiano smartphone è una sfida titanica.

Ecco perché la notizia delle ultime ore è interessante non tanto per la cifra in sé, quanto per il cambio di passo commerciale.

Meta ha lanciato silenziosamente il suo primo programma di trade-in, offrendo fino a 113 dollari di credito a chi decide di restituire i vecchi dispositivi per passare ai nuovi modelli Ray-Ban o Oakley, come scrive The Verge.

Non stiamo parlando di una rivoluzione, ma di un tentativo concreto di smuovere un mercato che ha bisogno di incentivi tangibili per decollare davvero.

Ma attenzione, perché non si tratta solo di fidelizzare chi è già cliente: la mossa nasconde un attacco diretto alla concorrenza.

Il vero obiettivo: rastrellare hardware (anche non loro)

La parte più succosa di questa iniziativa non è tanto che Meta accetti indietro i suoi vecchi Ray-Ban Stories di prima generazione o i modelli Oakley.

La vera notizia è che l’azienda ha deciso di valutare e ritirare anche dispositivi di terze parti, inclusi gli auricolari di Apple e Samsung.

Capisci la logica?

Meta è disposta a pagarti pur di toglierti dalle orecchie le AirPods e piazzarti sul naso i loro occhiali smart. È una manovra aggressiva per erodere quote di mercato ai giganti dell’audio e spostare l’attenzione sull’audio visivo dei loro occhiali.

Tuttavia, c’è un dettaglio che fa storcere il naso e che ti deve far riflettere sulla loro roadmap tecnologica: dalla permuta sono esclusi proprio i modelli più avanzati, come i Ray-Ban Meta Display con schermo attivo.

Questo ci suggerisce che l’azienda vuole spingere i volumi sui modelli base, quelli che fanno “massa”, tenendosi ben stretta la tecnologia più costosa e di nicchia senza svalutarla in programmi di riciclo.

E se pensi che basti portare il vecchio paio in negozio per avere lo sconto, ti stai sbagliando di grosso, perché la burocrazia qui ci mette lo zampino.

Una procedura digitale (forse troppo) e selettiva

Il meccanismo messo in piedi non è immediato come potresti sperare. Non c’è un banco permute fisico; tutto passa attraverso lo store online di Meta e, cosa ancora più curiosa, l’opzione di trade-in non appare a tutti.

Sembra quasi che stiano facendo un A/B testing in tempo reale sui carrelli degli utenti, dato che l’opzione per la permuta a volte compare solo cambiando browser o dispositivo durante il checkout.

Una volta intercettata l’offerta, dovrai compilare un questionario per avere una stima, spedire il tuo dispositivo entro 30 giorni e attendere che un partner esterno verifichi che non stai inviando un fermacarte.

Solo dopo questa verifica riceverai il rimborso sul metodo di pagamento originale. Il valore di 113 dollari è un tetto massimo, non una garanzia, e dipenderà fortemente dalle condizioni estetiche e funzionali dell’oggetto. È il classico sistema che sulla carta funziona, ma che nella pratica rischia di trasformarsi in una lunga attesa per un credito che potrebbe essere rivisto al ribasso all’ultimo secondo.

Tutto questo ci porta a chiederci: perché lanciarlo proprio ora e con queste modalità così “carbonare”?

Un test pilota con una scadenza precisa

Non siamo di fronte a un servizio strutturale, ma a un “progetto pilota” con una data di scadenza ben precisa: il 31 dicembre 2025.

Meta sta essenzialmente aprendo una finestra temporale di un anno per capire se il riacquisto dell’usato può essere una leva sufficiente per accelerare l’adozione dei suoi smart glasses. Limitando il programma ai soli Stati Uniti (per ora) e gestendolo con partner esterni, l’azienda minimizza il rischio operativo scaricando la complessità logistica.

La sensazione è che stiano tastando il terreno per capire quanto valore gli utenti attribuiscono realmente al loro vecchio hardware.

Se il programma avrà successo, potremmo vederlo esteso e reso più fluido; in caso contrario, verrà chiuso senza troppi clamori alla fine del prossimo anno. Per ora, se hai un paio di vecchi Ray-Ban smart o delle cuffie che non usi più, Meta è pronta a comprarli, ma alle sue rigide condizioni.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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