Volatilità Google a ridosso del Ringraziamento (e del Black Friday): una fluttuazione inaspettata scuote le SERP

Anita Innocenti

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Ma i dati parlano chiaro: un terremoto nelle SERP proprio durante la settimana del Ringraziamento mette a dura prova la stabilità dei siti web.

Durante il Ringraziamento, Google ha scatenato un'inaspettata volatilità nelle classifiche di ricerca, mettendo in difficoltà i business online a ridosso del Black Friday. I dati mostrano picchi simili a quelli di un Core Update, probabilmente un'onda lunga degli aggiornamenti di novembre. La strategia consigliata è attendere e analizzare, evitando modifiche affrettate che potrebbero peggiorare la situazione.

Volatilità della ricerca Google durante il Ringraziamento: il solito scherzetto fuori stagione?

Mentre probabilmente eri concentrato a preparare le strategie per il Black Friday o a monitorare le conversioni dell’ultimo minuto, Google ha deciso di fare quello che gli riesce meglio: rimescolare le carte in tavola proprio quando serve stabilità.

Hai dato un’occhiata ai tuoi posizionamenti negli ultimi giorni?

Se hai visto le curve del traffico organico fare le montagne russe, sappi che non sei l’unico e, soprattutto, non sei impazzito.

Sembra quasi una tradizione non scritta: ci viene detto che durante i periodi caldi dello shopping i grandi update vengono messi in pausa per non distruggere i business online, eppure eccoci qui a commentare l’ennesima scossa tellurica nelle SERP proprio a ridosso del Ringraziamento.

Ma se pensi che sia solo un caso sfortunato o un piccolo aggiustamento tecnico, ti stai sbagliando di grosso, perché i dati parlano di qualcosa di molto più strutturale.

I dati non mentono: picchi di volatilità che fanno discutere

Non stiamo parlando di sensazioni o di qualche lamento isolato su X o LinkedIn.

I grafici dei principali strumenti di monitoraggio sono schizzati alle stelle, segnalando movimenti che solitamente vediamo solo durante i Core Update più aggressivi.

È frustrante, lo so.

Tu spendi mesi a costruire autorità, a curare i contenuti, e poi in un batter d’occhio ti trovi a dover giustificare al cliente perché quella keyword fondamentale è scivolata in seconda pagina proprio nella settimana più calda dell’anno.

Come evidenziato dai dati sulla volatilità delle classifiche riportati da Search Engine Roundtable, stiamo assistendo a fluttuazioni che definire “anomale” è un eufemismo, con un impatto diretto sulla visibilità proprio mentre gli utenti hanno la carta di credito in mano.

La cosa che mi fa sorridere – amaramente, s’intende – è il tempismo.

Google continua a spingere sull’importanza della qualità e dell’esperienza utente, ma rilasciare o permettere una tale instabilità in questo periodo sembra andare contro ogni logica commerciale per chi vive di web.

Eppure, se guardiamo oltre il semplice “panico da ranking”, c’è una logica perversa in tutto questo movimento.

Un mix esplosivo: coda del Core Update e Spam Update

Non dobbiamo dimenticare da dove veniamo. Abbiamo appena attraversato un novembre di fuoco e ci stiamo dirigendo verso un dicembre che si preannuncia altrettanto movimentato.

Quello che stiamo vedendo ora è probabilmente l’onda lunga del November Core Update che si scontra, o si fonde, con i preparativi per i prossimi interventi sulla qualità.

È come se Google stesse facendo le pulizie di primavera in autunno inoltrato, senza curarsi troppo di chi c’è dentro casa.

Molti siti che avevano recuperato terreno potrebbero vederlo sparire, e viceversa.

Non è il momento di cercare colpevoli nel tuo team o di pensare che la tua strategia SEO sia da buttare via solo perché oggi i numeri sono rossi.

Il problema vero è che molti imprenditori reagiscono d’istinto: vedono il calo e iniziano a cambiare titoli, riscrivere meta description o, peggio, a stravolgere la struttura del sito nel bel mezzo della tempesta.

Ed è proprio qui che si fa il danno vero, quello irreparabile.

Metti giù quel mouse: la strategia è l’attesa (attiva)

Quindi, che si fa?

Si sta a guardare mentre il sito affonda?

Assolutamente no, ma bisogna agire con la testa, non con la pancia.

Se ti metti a fare modifiche sostanziali ora, mentre l’algoritmo sta ancora ricalcolando i pesi e le misure, non capirai mai se un eventuale recupero (o un ulteriore crollo) sia dovuto al tuo intervento o al semplice assestamento del sistema.

È come cercare di accordare una chitarra mentre stai saltando su un tappeto elastico: impossibile e controproducente.

In questo momento, la disciplina vale più della tecnica.

Analizza i dati, segnati le pagine che hanno perso traffico e confrontale con quelle che invece hanno tenuto botta. Spesso scoprirai che a perdere posizioni sono quelle pagine “borderline”, quelle su cui magari avevi qualche dubbio anche tu ma che avevi lasciato lì sperando che nessuno se ne accorgesse.

Google se n’è accorto.

Usa questo tempo per studiare i competitor che ti hanno superato: cosa hanno loro che tu non hai?

Rispondono meglio all’intento di ricerca o sono solo più veloci tecnicamente?

Prendi appunti, prepara un piano d’azione, ma per l’amor del cielo, non implementare nulla finché le acque non si sono calmate.

La SEO è una maratona, non uno sprint di 100 metri, e chi vince è chi sa restare lucido quando tutti gli altri perdono la testa.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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