La partnership tra OpenAI e NORAD: quando l’IA si prende anche il Natale

Anita Innocenti

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L’iniziativa vede OpenAI collaborare con il NORAD per integrare ChatGPT nel monitoraggio di Babbo Natale, sollevando questioni sull’accesso all’immaginario infantile e la normalizzazione dell’IA nei servizi pubblici

La storica collaborazione tra NORAD e OpenAI per tracciare Babbo Natale segna una svolta controversa. Dietro la modernizzazione di una tradizione si nasconde una potente operazione di marketing e data gathering che normalizza l'uso dell'IA nelle istituzioni e nelle famiglie, sollevando importanti questioni etiche sulla privacy dei più piccoli e sul futuro dei servizi pubblici.

Diciamocelo chiaramente: pensavi che almeno il Natale fosse al sicuro dalle grinfie della Silicon Valley?

E invece no.

Se sei abituato a considerare il “NORAD Tracks Santa” come quella simpatica tradizione militare che dal 1955 ci dice dove si trova la slitta di Babbo Natale, preparati a cambiare prospettiva.

Dal primo dicembre 2025, quella che era una rassicurante operazione di tracciamento radar si è trasformata nell’ennesima vetrina per l’intelligenza artificiale generativa.

Una tradizione militare che incontra il branding di massa

La storia la conosciamo tutti, o quasi: un errore di stampa in una pubblicità di Sears nel 1955 spinse un bambino a chiamare il comando della difesa aerea continentale invece di Babbo Natale.

I militari stettero al gioco e nacque il mito.

Ma quest’anno l’operazione ha fatto un salto quantico che ha poco a che fare con la magia e molto con il posizionamento di mercato. OpenAI ha stretto una partnership strategica con il comando di difesa aerospaziale nordamericano per integrare ChatGPT direttamente nell’esperienza natalizia.

Non stiamo parlando di un semplice aggiornamento software, ma di una completa riscrittura dell’interazione utente. L’obiettivo dichiarato è “modernizzare” l’esperienza, ma se leggi tra le righe, capisci che si tratta di normalizzare l’uso dell’IA generativa anche tra i più piccoli, rendendola parte integrante delle festività familiari. Hanno preso una tradizione di settant’anni, basata su radar e jet da combattimento, e l’hanno fusa con algoritmi di linguaggio avanzati.

Ma aspetta a giudicare, perché è guardando dentro al “pacco regalo” che le cose si fanno davvero interessanti (e forse un po’ preoccupanti).

I nuovi strumenti: creatività o addestramento mascherato?

Se entri nella piattaforma quest’anno, non ti limiti a guardare una mappa passiva. OpenAI ha calato tre assi che trasformano l’utente da spettatore a creatore di contenuti. Hanno introdotto il “Festive Elf Creator”, che permette alle famiglie di generare elfi personalizzati, le “Toy Coloring Pages” per creare disegni su misura e le “Custom Christmas Stories”, dove l’IA scrive favole basate sui prompt dei genitori e dei bambini.

Sulla carta sembra un modo fantastico per intrattenere i figli, certo.

Tuttavia, fermati un secondo a riflettere.

Stiamo offrendo a una multinazionale tecnologica l’accesso diretto all’immaginario dei nostri bambini, alle loro preferenze, al loro modo di costruire storie. Non è solo “divertimento”, è un’operazione di data gathering vestita a festa.

Ogni elfo creato, ogni storia generata, allena il modello a comprendere meglio come interagiscono le famiglie, quali sono i trend estetici preferiti dai più piccoli e come si struttura la narrazione natalizia contemporanea.

È geniale dal punto di vista business, non c’è dubbio, ma eticamente apre una voragine su cui in pochi stanno riflettendo.

E se pensi che questa sia solo una questione di “giochi per bambini”, ti stai perdendo il pezzo più grosso del puzzle, quello che riguarda il futuro dei servizi pubblici.

La normalizzazione dell’IA nelle istituzioni

Questa collaborazione non è casuale. Vedere il logo di OpenAI accanto a quello di un comando militare di difesa aerea sdogana definitivamente l’intelligenza artificiale come strumento istituzionale sicuro e affidabile.

È una mossa di pubbliche relazioni mostruosa.

Microsoft, Azure e altri giganti sono già della partita, ma l’ingresso così prepotente di ChatGPT segnala che il confine tra servizio pubblico e tecnologia proprietaria privata è ormai inesistente.

Stiamo assistendo a un test su larga scala per vedere quanto il pubblico sia disposto ad accettare l’intermediazione di un’IA nelle tradizioni culturali più sacre. Se accettiamo che sia un algoritmo a raccontarci la storia di Natale o a disegnare i nostri elfi, la barriera psicologica per l’adozione dell’IA in settori ben più critici crolla miseramente.

Non è solo Babbo Natale che viene tracciato quest’anno; siamo noi, le nostre abitudini e la nostra propensione ad affidare la creatività umana a una macchina, il tutto con la benedizione di un ente governativo.

Resta da chiedersi: quando spegneremo il computer la vigilia di Natale, ci rimarrà la sensazione di aver vissuto una magia o di aver partecipato, inconsapevolmente, alla più grande campagna di marketing dell’anno?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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