Google punta sull’audio: le AI Overviews ora parlano, ma a quale prezzo per i creatori?

Anita Innocenti

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Un’icona a forma di altoparlante promette di leggere i risultati delle ricerche IA, ma l’iniziativa solleva interrogativi sul futuro del traffico verso i siti originali.

Google sperimenta un pulsante 'Play' per ascoltare le AI Overviews negli USA. Questa mossa, che mira a offrire un'esperienza multimodale, solleva però serie preoccupazioni: si tratta di una comodità per l'utente che rischia di ridurre ulteriormente il traffico verso i siti web originali, lasciando ai creatori di contenuti solo le briciole del loro lavoro.

Un pulsante ‘play’ per le risposte dell’IA: la novità sgamata negli USA

La scoperta non arriva da un comunicato stampa ufficiale, ma dall’occhio attento di Glenn Gabe, un analista del settore che ha notato questa funzionalità apparire e scomparire nelle sue ricerche.

Sembra che questo test sia più frequente quando si effettua una ricerca vocale, il che ha una sua logica:

chiedi a voce, ricevi una risposta a voce.

Una mossa apparentemente piccola, quasi banale, che però si inserisce in un piano molto più ampio e complesso.

Fin qui, tutto semplice.

Ma non facciamo l’errore di pensare che sia una novità assoluta, perché la strategia di Google è ben più articolata e nasconde qualche dettaglio che merita di essere approfondito.

Audio overviews: non è la stessa minestra riscaldata

Non facciamo confusione, perché Google è maestra nel creare nomi simili per iniziative diverse. Il pulsante “Play” di cui parliamo è una cosa, ma gli Audio overviews, lanciati in via sperimentale nei Search labs, sono tutt’altra faccenda.

Mentre il primo si limita a leggere un testo già esistente, i secondi sono dei veri e propri riassunti audio generati da zero dall’IA, che impiegano circa 40 secondi per essere creati. Un mini-podcast su misura per la tua ricerca, pensato per chi ascolta mentre fa altro.

Questa funzionalità più avanzata, per ora confinata ai dispositivi mobili negli USA, include anche dei link alle fonti originali direttamente nel player audio. Un tentativo, sulla carta, di dare credito a chi quel contenuto l’ha creato.

Ma la domanda che dovresti porti è un’altra: perché Google sta spingendo così tanto sull’acceleratore dell’audio?

Comodità per te, ma a quale prezzo per i contenuti originali?

La risposta ufficiale di Mountain View è sempre la stessa: offrire un’esperienza multimodale, venire incontro a chi preferisce ascoltare piuttosto che leggere.

Tutto molto bello, se non fosse per un dettaglio che cambia completamente le carte in tavola.

Ogni volta che una persona si ferma ad ascoltare la sintesi di Google, c’è una possibilità in meno che clicchi per visitare il sito che ha fornito le informazioni originali. Un problema che conosciamo già fin troppo bene con le AI Overviews testuali.

Certo, Google ci dice che negli Audio Overviews ci sono i link, ma siamo onesti: quanti andranno davvero a cercarli e cliccarli dopo aver già avuto la pappa pronta in cuffia?

L’impressione è che si stia creando un ulteriore strato tra te e la fonte originale, dove Google si prende il ruolo del narratore e lascia le briciole ai creatori di contenuti.

Una dinamica che, con l’audio, rischia di diventare ancora più sbilanciata e di erodere ulteriormente il traffico verso chi, quel valore, lo produce davvero.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

12 commenti su “Google punta sull’audio: le AI Overviews ora parlano, ma a quale prezzo per i creatori?”

  1. Il gigante si nutre delle sue creature per diventare l’unica voce udibile, lasciando agli altri il silenzio. È la catena alimentare digitale, dopotutto.

    1. Vanessa De Rosa

      @Noemi Conti La loro comodità è un cavallo di Troia per saccheggiare il nostro valore. Noi creatori forniamo i mattoni, loro costruiscono la fortezza. Quando inizieremo a edificare solo per noi stessi?

    2. @Noemi Conti La metafora della catena alimentare è tenera, ma lamentarsi del predatore denota scarsa lungimiranza; io, nel frattempo, cerco il modo di diventare la sua voce preferita, non il suo pasto.

      1. @Elena Bianchi Benvenuta nel club di chi agisce. C’è chi si lamenta del cambiamento e chi, come noi, lo monetizza da un pezzo. La differenza sta tutta lì, non trovi?

      2. @Elena Bianchi Diventare la sua voce preferita è un’ambizione da ventriloquo. Io preferisco parlare con la mia, anche se a pochi. È una scelta di dignità, non di visibilità, suppongo.

      3. @Elena Bianchi Mentre tu cerchi di essere la sua voce, io mi assicuro di essere il suo pensiero. Si guadagna di più nell’ombra, credimi.

      4. @Elena Bianchi Voce o pasto, si tratta sempre di essere una sua risorsa a consumo. È una semplice illusione di scelta, non trovi?

      5. @Elena Bianchi La “voce preferita”, bella favola. Io intanto conto i clic persi, non faccio audizioni per l’IA di Google. Qualcuno sa se c’è un modulo da compilare o funziona solo a simpatia? Chiedo per il mio business che affonda.

      6. @Elena Bianchi Essere la sua “voce preferita” significa solo diventare il pasto più gustoso. Io preferisco essere quella che gli suggerisce il menù del giorno; non è la stessa cosa.

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