Oxford scommette sull’AI: alleanza con Google e OpenAI (o doppio gioco?)

Anita Innocenti

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L’università stringe accordi con entrambi i giganti tech, ma si dota di un “controllore” interno per mantenere il controllo sull’etica e la ricerca nell’istruzione.

L'Università di Oxford gioca una partita a scacchi con il futuro dell'AI, stringendo alleanze sia con Google che con OpenAI. Mentre offre ChatGPT e Gemini a studenti e docenti, l'ateneo cerca di mantenere il controllo attraverso un hub etico interno. Una mossa astuta per non dipendere da un unico gigante tecnologico e guidare l'innovazione.

Oxford gioca su due tavoli: l’AI di Google e OpenAI entra in massa nell’università

L’Università di Oxford, uno dei templi del sapere mondiale, ha deciso di fare una mossa che, a prima vista, potrebbe sembrare una scommessa sicura, ma che a ben guardare assomiglia più a una complessa partita a scacchi.

Da una parte stringe un accordo con Google per integrare i suoi strumenti di intelligenza artificiale, dall’altra spalanca le porte a OpenAI, la casa madre di ChatGPT.

Una doppia alleanza che fa sorgere una domanda spontanea: si tratta di una strategia per offrire il meglio agli studenti o di un modo per non scontentare nessuno dei due colossi tech che si contendono il futuro?

Ma andiamo con ordine.

Il tappeto rosso per OpenAI: ChatGPT per tutti

La prima mossa, e che mossa, è stata quella di siglare una partnership di cinque anni con OpenAI.

Il risultato?

Oxford è diventata la prima università del Regno Unito a offrire l’accesso a ChatGPT Edu a tutti i suoi studenti e al personale accademico.

Questa decisione non è arrivata dal nulla, ma è figlia di un progetto pilota che ha coinvolto circa 750 persone tra accademici e studenti. L’esito deve essere stato convincente, tanto da spingere l’ateneo a un’adozione di massa.

In pratica, chiunque a Oxford ora ha a disposizione uno degli strumenti AI più discussi e potenti del momento.

Se pensi che Oxford abbia puntato tutte le sue fiches su OpenAI, però, ti sbagli di grosso.

C’è un altro gigante che bussava alla porta, e l’università ha aperto senza pensarci due volte.

Google non resta a guardare e si prende la sua fetta

Mentre OpenAI si accomodava nelle aule, Google non è certo rimasta con le mani in mano. L’azienda di Mountain View ha infatti avviato una collaborazione con la stessa università per fornire agli studenti e ai docenti i propri strumenti di intelligenza artificiale pensati per l’istruzione superiore.

Un esempio concreto è il lancio di test di preparazione per l’esame SAT direttamente dentro Gemini, il suo modello di punta, come descritto sul blog ufficiale di Google.

Quindi, da un lato abbiamo la versatilità creativa di ChatGPT, dall’altro l’approccio più strutturato e integrato di Google.

Oxford, di fatto, ha messo due galli nello stesso pollaio.

La domanda è: per farli combattere o per vedere chi canta meglio?

Avere due partner di questo calibro, però, solleva un dubbio legittimo.

Chi detta le regole del gioco?

E soprattutto, questa abbondanza di scelta è davvero pensata per il bene della formazione o nasconde il timore di puntare sul cavallo sbagliato?

La mossa furba: un “controllore” interno per l’AI

Ed è qui che la strategia di Oxford si fa più chiara, o forse più astuta (nonostante le critiche interne dell’istituto ai benchmark delle IA). Per evitare di diventare una semplice dépendance delle Big Tech, l’università ha messo in piedi una sua struttura di controllo: l’AI in Education at Oxford University (AIEOU) Hub.

Questo centro, lanciato nel 2024, è cresciuto fino a diventare una rete globale con oltre 2.000 collaboratori e si concentra su un approccio all’AI che sia etico, basato sulla ricerca e con l’essere umano al centro, come si legge sulla pagina del progetto.

In pratica, è il tentativo dell’accademia di dire: “Cari Google e OpenAI, grazie per gli strumenti, ma le linee guida le stabiliamo noi”.

Resta da vedere se un hub interno, per quanto prestigioso, avrà la forza di arginare l’influenza pervasiva di due delle aziende più potenti del pianeta, o se alla fine sarà solo un modo per salvare le apparenze mentre la tecnologia riscrive, silenziosamente, le regole dell’istruzione dall’interno.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

21 commenti su “Oxford scommette sull’AI: alleanza con Google e OpenAI (o doppio gioco?)”

  1. Sabrina Coppola

    Più che un doppio gioco, mi pare un matrimonio di convenienza con due pretendenti ricchi. L’hub etico è l’anello di fidanzamento che serve a rassicurare la famiglia, ma sappiamo tutti chi comanda. Almeno, però, si portano a casa una dote tecnologica non indifferente.

  2. Patrizia Bellucci

    Che sorpresa, un’istituzione secolare che agisce per il proprio tornaconto. Il comitato etico è un delizioso teatrino per i media, mentre si garantisce agli studenti l’accesso agli strumenti del potere. Chi non comprende questo è destinato a commentare, non a guidare.

    1. @Patrizia Bellucci Il comitato è il requiem per l’indipendenza accademica. Almeno gli studenti avranno gli strumenti dei nuovi padroni. La conoscenza ora ha un prezzo.

  3. Daniele Palmieri

    Il comitato etico è un’elegante mossa per far sentire importanti gli accademici, mentre l’università diventa semplicemente un nuovo cliente pagante. Business as usual.

  4. Patrizia Bellucci

    Chiamarla resa è romantico. È una lucida transazione: Oxford fornisce dati umani di altissima qualità in cambio di infrastrutture. Il comitato etico serve a rassicurare chi ha ancora bisogno di favole sulla conoscenza.

    1. Patrizia Bellucci, lei la chiama transazione, io lo chiamo il minimo sindacale per non diventare irrilevanti. Il comitato etico è un costo di PR. L’unica domanda è chi sta facendo l’affare migliore.

      1. Patrizia Bellucci

        Simone Rinaldi, il comitato etico è il paravento per la svendita. Domandarsi chi faccia l’affare migliore mi sembra un lusso che non abbiamo.

  5. Patrizia Bellucci

    Chiamarlo doppio gioco è ingenuo; si chiama diversificazione del portafoglio fornitori, una prassi aziendale basilare. È confortante che Oxford applichi finalmente le regole del mercato per cui prepara i suoi studenti.

    1. Sebastiano Caputo

      Patrizia Bellucci, più che una prassi aziendale mi sembra una resa incondizionata. Si consegna il pensiero critico dei ragazzi a due monopoli privati. Li preparano al mercato, certo. Ma quale sarà il prezzo per la loro autonomia intellettuale?

  6. Paola Montanari

    Hub etico” è la foglia di fico. Questa è una svendita di dati e cervelli, non una partnership. Il mio lavoro è vendere fuffa ben confezionata, quindi riconosco l’operazione da un chilometro.

  7. Hanno invitato due volpi nel pollaio offrendo loro un manuale di galateo, ma dimenticano chi ha le chiavi. Chi difende il pensiero umano?

    1. Benedetta Donati

      Davide, le chiavi le hanno fuse per costruire la serratura. Loro non aprono porte, le creano. L’hub etico è solo la targhetta dorata su una porta che non conduce da nessuna parte. E noi guardiamo la targhetta.

    2. Giovanni Graziani

      Un comitato etico per controllare i giganti tech. Sembra una barzelletta. Stanno solo negoziando il prezzo della resa. Alla fine il sapere diventerà un servizio in abbonamento, come tutto il resto. Bisogna solo accettarlo.

  8. Oxford crede di arbitrare, ma i giocatori hanno comprato lo stadio. Il controllore interno è solo un guardalinee bendato.

    1. Luciano D’Angelo

      Paola Caprioli, l’illusione del controllo è un copione già visto. Un comitato etico serve a tranquillizzare le coscienze, mentre si cede sovranità. Resta solo un senso di malinconia per il pensiero autonomo.

    2. Daniele Palmieri

      @Paola Caprioli, quell'”hub etico” è la foglia di fico che le vecchie istituzioni acquistano per sentirsi ancora al comando, mentre cedono la loro funzione intellettuale a chi produce il software. Un baratto conveniente, immagino, per la propria immagine pubblica.

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