Microsoft ha scommesso su OpenAI e le cose stanno andando meglio del previsto

Anita Innocenti

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Ecco come Microsoft ha trasformato un investimento rischioso in un’ondata di profitti, ridefinendo il futuro dell’IA e i rapporti con le autorità di controllo.

La scommessa di Microsoft su OpenAI si rivela un colpo da maestro, trasformando perdite passate in profitti miliardari. Nonostante i costi infrastrutturali esorbitanti e la pressione dei regolatori, questa partnership strategica consolida il dominio di Microsoft nell'IA, mostrando una mossa astuta per controllare il futuro della tecnologia e diversificare gli investimenti.

L’affare d’oro di Microsoft: dentro i miliardi generati da OpenAI

Diciamocelo subito, Microsoft ha messo a segno un colpo da maestro con OpenAI. Stiamo parlando di un aumento dell’utile netto di 7,6 miliardi di dollari in un solo trimestre, una cifra che arriva dritta dritta dalla sua partecipazione nel pioniere dell’intelligenza artificiale. Questo risultato ha spinto i ricavi trimestrali del colosso del software a 81,3 miliardi di dollari, superando le aspettative di Wall Street e segnando una crescita del 17% su base annua.

Ma, come sempre, i numeri da soli non raccontano tutta la storia.

Un matrimonio da miliardi di dollari

Per capire la portata di questa operazione, devi sapere che ora Microsoft ha in mano circa il 27% della nuova public benefit corporation di OpenAI, un investimento che oggi viene valutato intorno ai 135 miliardi di dollari.

E la cosa fa ancora più impressione se pensi che solo l’anno prima, da questo stesso investimento, Microsoft ci aveva rimesso quasi un miliardo di dollari.

Un’inversione di rotta spettacolare che mostra quanto velocemente sia cresciuto il valore di OpenAI, che ora punta a raccogliere nuovi capitali con una valutazione che potrebbe superare gli 800 miliardi.

Ma, diciamocelo, i guadagni in borsa sono solo una parte del quadro.

La vera partita si gioca sui contratti a lungo termine, quelli che legano le due aziende in un abbraccio tanto stretto da chiedersi chi stia guidando davvero la danza.

Un legame ridisegnato per tenere a bada i regolatori

Qui le cose si fanno interessanti. Con la ristrutturazione della loro partnership, OpenAI si è impegnata ad acquistare ben 250 miliardi di dollari di servizi cloud Azure da Microsoft.

E questo si vede nel bilancio di Microsoft: gli obblighi di ricavo contrattualizzati sono schizzati da 392 a 625 miliardi di dollari in un solo trimestre, e quasi la metà di questa cifra è legata proprio a OpenAI.

In più, si stima che circa il 20% dei ricavi di OpenAI finisca direttamente nelle casse di Microsoft.

Un flusso di cassa costante e prevedibile.

Eppure, dietro a questi numeri da capogiro, c’è una storia più complessa. Per anni, Microsoft ha avuto una sorta di monopolio sulla tecnologia di OpenAI, ma questa posizione dominante ha attirato l’attenzione delle autorità antitrust sia negli Stati Uniti che in Europa.

La nuova struttura garantisce a OpenAI maggiore libertà di collaborare con altri e a Microsoft la possibilità di esplorare l’intelligenza artificiale generale anche con altri partner.

Una mossa astuta per darsi un po’ di respiro a vicenda e, forse, per tenere a bada i regolatori.

Ma tutto questo poggia su fondamenta incredibilmente costose, un dettaglio che spesso finisce in secondo piano.

Il prezzo del dominio e le scommesse future

E qui arriviamo al punto dolente, quello di cui pochi parlano: i costi. Per sostenere questa corsa all’IA, Microsoft ha speso la cifra esorbitante di 37,5 miliardi di dollari in un solo trimestre per le infrastrutture, con quasi due terzi di questa somma destinata a GPU e CPU, i “muscoli” necessari per far girare i carichi di lavoro su Azure.

Questo ci dice che, nonostante i profitti stellari, la corsa all’intelligenza artificiale è una maratona estenuante e costosissima.

E non pensare che Microsoft abbia puntato tutto su un unico cavallo.

La società ha infatti investito 5 miliardi di dollari in Anthropic, il principale concorrente di OpenAI, che a sua volta si è impegnato ad acquistare 30 miliardi di capacità di calcolo su Azure. Una strategia chiara: diversificare per non dipendere da un unico alleato, in un settore dove collaborazione e competizione sono facce della stessa medaglia.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

15 commenti su “Microsoft ha scommesso su OpenAI e le cose stanno andando meglio del previsto”

  1. La solita manfrina del colosso che si pappa il competitor prima che diventi un problema. Ora i regolatori faranno un po’ di scena e poi tutti zitti, mentre il monopolio si consolida. Tutto come da copione.

  2. Patrizia Bellucci

    L’indignazione per i profitti è quasi tenera. Microsoft non ha comprato un’azienda, ha comprato una leva sul futuro. È un’operazione brillante, non etica. Perché le due cose dovrebbero coincidere?

  3. Giorgio Martinelli

    Parlano di “colpo da maestro” e di un botto di grana, ma mentre loro si spartiscono la torta, il resto del mondo arranca. Questa logica del profitto a tutti i costi, alla fine della fiera, non mi torna per niente.

    1. Giorgio, la torta è solo l’inizio. Prima i profitti, poi i nostri dati e le nostre vite. Che cosa resterà per noi?

  4. Paola Montanari

    Leggo “colpo da maestro” e profitti miliardari. A me sembra solo che spostino soldi da una tasca all’altra. Sarò io che non capisco la finanza creativa, ma tutta questa esaltazione collettiva mi lascia perplessa. C’è qualcosa che non vedo?

    1. Paola, non sono soldi che si spostano, è il controllo. La finanza è il mezzo, non il fine, per annettere chiunque costruisca il futuro.

      1. Paola Montanari

        Letizia, dici controllo, ma io vedo solo cifre così enormi che per me non hanno senso. Sarà un mio limite, ma continuo a non capire dove sia il punto.

    1. Massimo Martino

      Paolo Pugliese, più che remunerativo, direi un capolavoro di narrazione. Un gigante compra il futuro e ce lo rivende a rate, chiamandolo “progresso”. La domanda è: quando scade la prima rata e cosa ci chiederanno in cambio del disturbo?

  5. Definire “scommessa” un’operazione dove si finanzia un potenziale monopolio per poi goderne i frutti è un insulto alla logica imprenditoriale. È una mossa calcolata, non un lancio di dadi. Le vere scommesse le facciamo noi comuni mortali, ogni giorno, senza paracadute miliardari.

  6. Gabriele Caruso

    Un affare d’oro, certo. Per loro. Per noi è il solito gigante che si compra un pezzo di futuro. Chiamano progresso la costruzione di un monopolio. Io dovrei insegnare ai miei studenti che questo è il modello vincente?

    1. Chiara Barbieri

      Gabriele Caruso, chiamarla “scommessa” è un’offesa all’intelligenza. Non è rischio, è l’acquisto programmato di un monopolio. Il profitto è lo scopo, non una conseguenza del progresso.

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