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Google interviene direttamente nel codice di WordPress per ottimizzare la scansione, affrontando così lo spreco di risorse causato da plugin inefficienti e parametri URL ridondanti.
Google passa all'azione diretta contro lo spreco di risorse causato dai plugin di WordPress. Stanco di URL inutili, il team di Big G ora segnala i bug direttamente agli sviluppatori, con risultati alterni. Una mossa pragmatica che espone le fragilità dell'ecosistema WordPress e sposta l'onere sugli sviluppatori, in attesa di una soluzione sistemica.
Google cambia strategia: ora “corregge” WordPress direttamente
Google ha deciso di cambiare le regole del gioco.
Sì, hai capito bene.
Invece di limitarsi a pubblicare guide e lanciare avvertimenti generici, il team che si occupa della scansione del web ha iniziato a intervenire direttamente, segnalando bug agli sviluppatori di plugin per WordPress. Una mossa proattiva, quasi aggressiva, che segna un cambio di passo notevole.
La notizia arriva direttamente da Gary Illyes, analista di Google, che ne ha parlato durante l’ultimo episodio del podcast Search Off the Record. A quanto pare, a Mountain View si sono stancati di aspettare.
Questa decisione nasce da un’analisi interna piuttosto allarmante: Google stava sprecando una quantità enorme di risorse per scansionare URL inutili, generate automaticamente da plugin e temi su milioni di siti.
La situazione stava sfuggendo di mano, e hanno deciso che le buone maniere non bastavano più.
Ma perché Google si sta prendendo questa briga?
La risposta sta nei numeri. È come se il tuo navigatore impazzisse e iniziasse a calcolare percorsi per strade che non esistono. Per Google, questo spreco si chiama “crawl waste”.
Il problema principale sono i cosiddetti “parametri di azione”, come il classico ?add_to_cart=true. Ogni volta che si aggiunge un parametro del genere, per Google è una pagina nuova di zecca da scansionare.
Come riportato su Search Engine Journal, questi parametri da soli causano circa il 25% di tutti i problemi di scansione. Se ci aggiungi i problemi legati alla navigazione a faccette, arrivi a quasi tre quarti di tutti gli sprechi di scansione individuati da Google.
Il punto è che spesso non sei tu ad aver creato questi parametri, ma sono i plugin che hai installato a generarli a tua insaputa, moltiplicando a dismisura le pagine del tuo sito che Googlebot si sente in dovere di visitare.
Un bel pasticcio, non c’è che dire.
E quando la documentazione e le linee guida non vengono ascoltate, a quanto pare, Google decide di passare ai fatti. Ma non tutti hanno risposto con lo stesso entusiasmo.
Dalla teoria alla pratica: Google bussa alla porta degli sviluppatori
E così, il team di Google ha iniziato a fare qualcosa di inedito: identificare i plugin responsabili e aprire segnalazioni di bug direttamente sui loro repository.
L’esempio più virtuoso è stato quello di WooCommerce. Il team ha recepito immediatamente la segnalazione e ha risolto il problema del parametro “add-to-cart” in un batter d’occhio, dimostrando che una collaborazione diretta può funzionare alla grande.
Peccato che questa sia stata più un’eccezione che la regola.
Altri sviluppatori, infatti, non si sono dimostrati altrettanto reattivi: una segnalazione per un altro plugin è ancora lì, ignorata, mentre un altro sviluppatore di un plugin a pagamento per la gestione di calendari, che generava percorsi URL infiniti, ha semplicemente fatto orecchie da mercante.
A questo punto, viene da chiedersi: si tratta di un’iniziativa genuina per migliorare il web, o è un modo per Google di ottimizzare i propri sistemi, scaricando il lavoro sugli sviluppatori, spesso piccoli e con risorse limitate?
La verità è che il problema di Google è solo la punta dell’iceberg di una sfida ben più grande che affligge WordPress da anni.
Un problema più grande dei parametri URL
Il punto è che l’universo dei plugin di WordPress è un Far West.
I problemi di scansione sono solo una parte della storia.
Pensa che, secondo una ricerca, i conflitti tra plugin sono la causa del 65% dei malfunzionamenti tecnici sui siti WordPress, per non parlare delle vulnerabilità di sicurezza che emergono di continuo. Gli sviluppatori sono già sovraccarichi di lavoro per mantenere i loro prodotti sicuri e funzionanti.
L’efficienza della scansione di Google, diciamocelo, potrebbe non essere in cima alla loro lista di priorità.
In questo contesto, l’intervento diretto di Google, per quanto lodevole nell’intento, sembra più un tentativo di tappare una falla in una diga che perde da tutte le parti.
La mossa ha il merito di accendere un faro su un problema sistemico, ma lascia aperti molti dubbi sulla sua reale efficacia su larga scala.
Nel frattempo, la responsabilità di gestire l’efficienza della scansione ricade, come sempre, su chi gestisce il sito.
La raccomandazione storica di Google di usare il file robots.txt per bloccare preventivamente questi URL suona quasi come un palliativo, in attesa che il gigante della ricerca decida quali altre battaglie combattere per conto nostro.

Non è un favore, è controllo. Big G pulisce il suo percorso, non il web.
Che carini a sistemare il codice altrui; del resto, se la strada del postino è piena di buche, fa prima a rattopparle da solo.
L’intervento diretto di Google, che si erge a curatore di un giardino non suo, non è filantropia ma un meticoloso piano di controllo. Mi chiedo quale sarà il prossimo pezzo di infrastruttura digitale che annetterà per sua “comodità”.
Paola Pagano, Google non sta potando il giardino, sta cambiando la natura del suolo. Culla le radici con acqua e nutrienti scelti da lui. Poi ci stupiamo se i fiori che nascono hanno tutti lo stesso colore.
Google che fa il lavoro degli altri non è beneficenza, è un’operazione di pulizia per ridurre i propri sprechi. È la naturale conseguenza di un mercato dove chiunque può pubblicare codice. Mi chiedo quanti plugin spariranno dopo questa “revisione” non richiesta.
Che teneri, ci puliscono casa. Peccato che l’obiettivo sia tenersi le chiavi. Aprite gli occhi, mi raccomando.
Google sistema il codice altrui per i suoi comodi. Aspetto solo di vedere il prezzo.
Il benefattore arriva per potare le nostre siepi, ma il dubbio che lo faccia solo per spiare meglio dal giardino del vicino è un pensiero che mi solletica la mente non poco.
Stanchi di scansionare spazzatura, passano alle pulizie. Era ora, direi.
Prima ci dettano le regole del gioco, ora vogliono pure sistemarci gli attrezzi. Molto comodo quando il controllore diventa anche il meccanico, non trovate?