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Accuse pesanti contro Mullenweg, tra minacce di “guerra nucleare” e pressioni sui partner commerciali, che sollevano dubbi sulla governance di WordPress e sul suo futuro.
La faida tra WP Engine e Automattic si infiamma con nuove accuse. Documenti processuali rivelerebbero un piano di Matt Mullenweg per soffocare la concorrenza, con minacce di "guerra nucleare" e pressioni su partner strategici. Emerge un quadro preoccupante di conflitto d'interessi che mette in discussione il futuro e la governance del più grande CMS al mondo.
Minacce di “guerra nucleare” e pressioni sui partner
Tra le carte spuntate fuori, quelle che colpiscono di più sono senza dubbio le comunicazioni interne attribuite allo stesso Mullenweg. In un messaggio del 13 settembre 2024, parlando della disputa con WP Engine, avrebbe scritto testualmente: “se non si risolve bene, sembrerà una guerra nucleare totale”.
Una frase che la difesa aveva inizialmente contestato, ma che ora, nero su bianco, sembra confermata, come riportato da Search Engine Journal. Un linguaggio che, francamente, suona più come un avvertimento mafioso che come una normale dialettica tra aziende.
E se pensi che la cosa si fermi alle parole, ti sbagli di grosso.
La denuncia include anche un’email in cui Mullenweg avrebbe contattato un dirigente di Stripe, la piattaforma di pagamenti che usiamo quasi tutti, chiedendogli di “cancellare qualsiasi contratto o partnership con WP Engine”.
Non contento, avrebbe aggiunto un carico da novanta: “Se scegliete di non farlo, dovremmo chiudere i nostri contratti”. Una pressione bella e buona, che mira a colpire un concorrente non sul mercato, ma tagliandogli i servizi essenziali.
Un piano sistematico: nel mirino non c’era solo WP Engine
Quello che emerge, però, è che WP Engine potrebbe essere stata solo la punta dell’iceberg. Secondo la denuncia, Mullenweg avrebbe individuato almeno altre dieci aziende da cui pretendere il pagamento di royalty, suggerendo un approccio pianificato per monetizzare la sua posizione dominante all’interno del mondo WordPress. Un’accusa pesante, che dipinge un quadro in cui il confine tra il ruolo di capo della fondazione no-profit WordPress e quello di CEO di Automattic (un concorrente diretto di molte di queste aziende) si fa pericolosamente sfumato.
La strategia descritta nelle carte processuali è quella classica del “bastone e della carota”. In una comunicazione, Mullenweg avrebbe fatto notare a un’altra azienda che le erano state risparmiate “azioni direttamente competitive da diversi fronti”, lasciando intendere che un trattamento di favore dipendesse da un adeguato contributo finanziario.
Quando un’altra società ha rifiutato le sue richieste, la risposta sarebbe stata un secco “non funzionerà”, augurandole “buona fortuna” nel resistere a pretese più alte.
Capisci il messaggio?
O paghi, o la vita diventa difficile.
Il doppio ruolo di Mullenweg: il cuore del conflitto d’interessi
E qui arriviamo al nocciolo del problema, quello che dovrebbe far riflettere chiunque abbia costruito il proprio business su WordPress.
Mullenweg si trova in una posizione unica: è il volto della WordPress Foundation, l’ente no-profit che dovrebbe tutelare il progetto open source e la sua comunità, ma è anche il proprietario di Automattic, un’azienda da 7,5 miliardi di dollari che compete direttamente con altre aziende nate sullo stesso terreno.
È come se l’arbitro di una partita fosse anche il capitano di una delle due squadre in campo.
WP Engine, infatti, basa la sua causa proprio su questo, invocando lo Sherman Act contro la monopolizzazione e accusando Mullenweg di abuso di potere.
Secondo loro, si tratta di anni di “travisamento intenzionale sulla proprietà e sui rischi di costruire su WordPress, volti a ingannare aziende e volontari sulla sua sicurezza a lungo termine”.
La vicenda, al di là degli aspetti legali che faranno il loro corso, solleva un dubbio enorme sulla governance di progetti open source così centrali per l’economia digitale.
La vera domanda che resta sospesa è: di chi è davvero WordPress?
È ancora un bene della sua comunità o sta diventando il terreno di gioco privato di chi ne detiene le chiavi?

La retorica bellica di un CEO rivela la fragilità di una governance che scambia il monopolio per stabilità. Mi chiedo se il mio business non sia appoggiato su una polveriera gestita da un piromane, e la risposta, puntualmente, non mi piace mai.
Il capitano minaccia di affondare la nave per dispetto. Un grande racconto, per carità. Ma i passeggeri dove vanno?
Alessio, i passeggeri si arrangiano, come sempre. Il conto di queste lotte di potere lo paghiamo noi che ci lavoriamo ogni giorno. Che desolazione.
Questi drammi di potere erodono la fiducia collettiva. La vera bomba atomica è la perdita di credibilità per l’intero progetto.
Melissa, la perdita di credibilità non sposta un soldo finché il monopolio resta intatto; il resto è solo un noioso teatrino per idealisti.
La retorica della “guerra nucleare” è un dramma teatrale che distrae dalla banale realtà: ogni impero digitale, costruito su ideali di apertura, prima o poi rivela la natura del suo monarca. La prevedibilità di certi copioni è quasi confortante.
La sua analisi è lucida, Elena Bianchi. Questi scontri tra giganti feriscono l’anima del progetto. L’apertura iniziale sembra svanire. Resta da capire dove finisca la visione e dove inizi il puro dominio.
Mi pare un delirio. I big si scannano e noi che usiamo i loro tool per fatturare restiamo in mezzo. Questa storia del monopolio open source è una barzelletta che ha smesso di far ridere.
Quando i re giocano alla guerra sui loro troni dorati, non si curano delle macerie che piovono sui villaggi. La polvere radioattiva di questa faida soffocherà tutti noi piccoli artigiani del web, lasciando solo un deserto digitale governato da un unico sovrano.
Davide Russo, il suo deserto digitale è un’immagine suggestiva. La realtà è più banale. L’edificio ha fondamenta corrotte da tempo. Ora che appaiono le crepe, si cerca un colpevole all’ultimo piano. La lucidità è merce rara.
Quando costruisci un impero, prima o poi devi difenderlo col fuoco. Non è scontato?
Veronica, quel fuoco brucia anche i piani bassi, dove abitiamo noi. Alla fine, il fumo lo respiriamo tutti.
Leggere di “guerra nucleare” mi gela il sangue. Si parla di architravi, ma qui il tetto ci sta già crollando addosso. E noi poveri topi, che facciamo, scappiamo?
Gabriele, la metafora dei topi è imprecisa. I topi sono astuti. Questo è bestiame che marcia verso il macello, su un sentiero già segnato. La fuga non è un’opzione.
Chiamarla “guerra nucleare” è solo retorica per mascherare una volgare acquisizione ostile; la governance, come sempre, è un lusso per chi non comanda.
Tommaso, la governance non è un lusso, ma l’architrave che crollando seppellisce l’intera struttura.
Maurizio, non mi servono lezioncine. L’architrave di cui parli è solo la clava che Mullenweg usa per fare i suoi comodi. Alla fine della fiera, il problema è il potere e chi lo detiene, non le belle metafore sulla stabilità.
Tommaso, clava o architrave, cambia poco. Quando il potere è gestito così, a rimetterci siamo noi che con questo strumento ci lavoriamo ogni giorno.
La solita farsa del potere, nulla di nuovo sotto il sole. La vera guerra non è tra loro, ma contro la nostra illusione di contare qualcosa.
Quando il potere si concentra così tanto, anche in un progetto che doveva essere decentralizzato, viene fuori tutto sto casino. La vera questione è quanto la community, alla fine della fiera, si senta ancora rappresentata da una governance di questo tipo.
Giorgio, ogni rivoluzione decentralizzata finisce per incoronare un re. Mi sorprende solo la sorpresa altrui.
Emanuela, la tua osservazione è giusta. La questione non è avere un leader, ma il confine tra guida e controllo proprietario. Un limite che qui sembra svanito del tutto.
Giorgio, quel confine è svanito anche per una nostra distrazione collettiva. Abbiamo confuso la guida con un’investitura, delegando senza sorvegliare. Una leggerezza che ora si paga a caro prezzo, purtroppo.
La guerra tra titani si combatte sulla nostra terra. Chiamano questo progetto “aperto”, eppure un solo uomo minaccia tutti. L’imperatore ha svelato il suo vero volto.