ChatGPT cita solo l’inizio? Come l’intelligenza artificiale riscrive le regole per la visibilità dei contenuti

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’analisi di Kevin Indig svela come ChatGPT favorisca i contenuti iniziali, mettendo in discussione le strategie di ottimizzazione tradizionali e aprendo nuove sfide per la visibilità online

L'era degli articoli costruiti lentamente sembra finita. Una ricerca di Kevin Indig rivela che ChatGPT favorisce i contenuti all'inizio pagina, premiando la rapidità sulla profondità. Per essere citati, oggi è cruciale fornire risposte immediate e dati originali in blocchi definiti. L'efficienza dell'IA sta dettando nuove, spietate regole per la creazione di contenuti online, spingendoci a ripensare le nostre strategie.

ChatGPT cita solo se parli per primo? la verità scomoda sulla visibilità dei contenuti

Abbiamo passato anni a costruire articoli lunghi, dettagliati, mettendo il succo del discorso magari a metà, dopo aver preparato bene il terreno.

E se ti dicessi che tutta questa fatica, con i nuovi sistemi di intelligenza artificiale, rischia di essere inutile?

Un’analisi approfondita condotta da Kevin Indig ha messo nero su bianco un dato che cambia le regole del gioco: ChatGPT mostra una preferenza sfacciata per le informazioni che trova all’inizio di una pagina web. Parliamo di un bel 44,2% di citazioni pescate solo dal primo 30% del contenuto.

In pratica, più scendi nella pagina, più diventi invisibile.

Questa tendenza, definita “a trampolino da sci” perché la frequenza delle citazioni crolla verticalmente verso la fine della pagina, mette in discussione l’idea che un articolo profondo e completo venga premiato per la sua completezza.

Anzi, sembra quasi che i modelli come ChatGPT, pur essendo capaci di “leggere” tutto, si accontentino di stabilire un contesto in fretta e furia per poi pescare da lì le informazioni necessarie. Una logica che puzza di efficienza spinta all’estremo, dove la profondità viene sacrificata sull’altare della velocità.

Ma perché si comporta esattamente così?

È solo una scorciatoia tecnica o c’è dell’altro sotto questo approccio apparentemente superficiale?

Gli ingredienti che attirano le citazioni dell’IA

La risposta ufficiale è che questi modelli sono costruiti per essere efficienti. Ma diciamocelo, questa “efficienza” assomiglia molto a una lettura frettolosa.

L’IA non si prende il tempo di apprezzare un ragionamento complesso che si sviluppa lungo tutto l’articolo.

Arriva, afferra le prime cose che sembrano pertinenti e se ne va.

Però, quando decide di citare un paragrafo specifico, diventa più selettiva: il 53% delle volte sceglie le frasi centrali, quelle che di solito contengono la vera sostanza, snobbando introduzioni e conclusioni. È un controsenso solo apparente: prima sceglie il contenitore in base alla posizione, poi guarda al contenuto per estrarre il succo.

E la ricerca ha individuato dei tratti comuni nei contenuti che vengono scelti: un linguaggio definitivo (frasi come “X è Y”), una struttura domanda-risposta, un’alta densità di nomi propri (brand, persone, strumenti) e un tono a metà tra il report fattuale e il commento da analista. In pratica, l’IA non vuole né un testo accademico illeggibile né un post emozionale.

Questo ci porta a una riflessione scomoda: stiamo forse ottimizzando i nostri contenuti non più per la comprensione umana, ma per la “digestione” rapida di un algoritmo che premia la chiarezza immediata e la densità di informazioni subito disponibili?

L’impressione è che i giganti della tecnologia stiano, ancora una volta, riscrivendo le regole a modo loro, spingendoci a creare contenuti quasi “pre-masticati”.

E se questo è il modo per farsi notare dalla singola pagina, come si può competere nel grande mare del web, dominato da colossi con risorse quasi infinite?

La “risposta in capsula”: il pass per farsi notare dai motori di ricerca

Qui, forse, arriva una notizia inaspettata.

Anche se i primi 50 domini del web si prendono quasi la metà delle citazioni, come riportato su Wellows, resta un buon 52% di spazio per tutti gli altri. Questo significa che anche le nicchie e gli specialisti possono dire la loro e, soprattutto, farsi citare.

La chiave sembra essere quella di offrire risposte dirette e autocontenute. Un’altra analisi ha rivelato che il 72,4% dei post di blog citati da ChatGPT conteneva una “answer capsule”, ovvero un blocco di testo chiaramente definito che risponde a una domanda specifica. Quando poi questa risposta chiara è abbinata a dati originali o proprietari, la probabilità di essere citati schizza al 34,3%.

Alla fine dei conti, emerge un quadro chiaro.

La qualità del contenuto resta fondamentale, ma la sua posizione e la sua struttura sono diventate altrettanto importanti. L’era in cui si costruiva un articolo con un’introduzione lenta, uno sviluppo centrale e una conclusione potente sembra al tramonto, almeno per quanto riguarda la visibilità sui nuovi motori di ricerca generativi.

Oggi, per essere visti e citati, bisogna servire la risposta su un piatto d’argento, e farlo subito.

Una nuova partita è iniziata, e le regole, piaccia o no, le sta dettando l’efficienza, a tratti spietata, dell’intelligenza artificiale.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

12 commenti su “ChatGPT cita solo l’inizio? Come l’intelligenza artificiale riscrive le regole per la visibilità dei contenuti”

  1. Che bello, la gara non è più a chi scrive meglio ma a chi urla per primo al robot. Almeno quando ci sostituirà del tutto avremo già fatto pratica con la nostra irrilevanza.

  2. Elisa Marchetti

    Un’altra bolla speculativa, questa volta sull’attenzione. Si investe tutto sull’incipit, sperando in un ritorno immediato, e si svende la sostanza. Prima o poi anche questo mercato crollerà, lasciando solo macerie di contenuti superficiali. Chissà chi pagherà il conto.

  3. Walter Benedetti

    La macchina premia chi urla per primo. Un megafono per la superficialità. L’analisi costruita con pazienza è diventata zavorra inutile. Questo non è selezionare, è solo pescare in superficie.

  4. L’IA è un cliente che afferra la prima cosa in vetrina, non entra in negozio. Il nostro lavoro diventa allestire vetrine sempre più veloci. Che tristezza vedere la profondità sacrificata per la fretta.

  5. Le nostre cattedrali di pensiero sono diventate cave a cielo aperto. L’IA estrae solo la superficie, il materiale più facile. Lascia il resto a marcire. Quale intelligenza stiamo nutrendo?

  6. Beatrice Benedetti

    È una logica spietata ma comprensibile, l’IA è come un cliente frettoloso che vuole tutto e subito. Tutto lo sbatti di creare un percorso di lettura va in fumo, conta solo la risposta secca iniziale.

    1. Benedetta Lombardi

      Abbiamo costruito cattedrali di testo per anni, solo per scoprire che al nuovo dio-algoritmo basta la preghierina sulla porta. Tutta la nostra celebrata architettura narrativa alla fine si riduce a questo?

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