AI Overview di Google: crollano le citazioni dalle pagine in prima posizione

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Dalla prima pagina ai meandri del web: come l’IA di Google stravolge le regole del posizionamento e premia contenuti specifici anche oltre la centesima posizione.

L'avvento delle AI Overviews di Google ha decretato la fine di un'era per la SEO. Essere in prima pagina non garantisce più visibilità, con solo il 38% delle fonti citate dalla top 10. Un nuovo meccanismo, il 'fan-out', premia contenuti specifici a discapito dei leader storici, ridisegnando le strategie digitali e prosciugando drasticamente i click organici.

Le regole del gioco sono cambiate: perché la prima pagina di Google non è più il traguardo

Se fino a ieri pensavi che bastasse scalare la prima pagina di Google per dormire sonni tranquilli, ho una notizia per te: le cose sono cambiate, e parecchio.

Una volta il legame era quasi una legge matematica: se eri tra i primi 10, avevi ottime possibilità di essere citato nelle risposte generate dall’IA di Google.

Oggi, quella certezza si è sgretolata.

Secondo Ahrefs, solo il 38% delle pagine citate nelle AI Overviews proviene dalla top 10, un crollo verticale rispetto al 76% di pochi mesi fa.

Tutti gli altri link?

Vengono pescati quasi equamente da posizioni che vanno dalla 11 alla 100 e, incredibilmente, anche oltre la centesima posizione.

Ma com’è possibile che una pagina sperduta nei meandri dei risultati di ricerca possa finire in bella mostra nella risposta dell’IA, scavalcando i primi della classe?

La risposta sta in un meccanismo che Google ha affinato in silenzio, cambiando le fondamenta su cui poggiavano le strategie SEO per decenni.

L’effetto “fan-out”: come l’IA di Google sceglie davvero le sue fonti

Quando fai una domanda a Google, il suo cervello artificiale non si limita a cercare la risposta per quella singola frase. Invece, come descritto da una recente analisi di Ahrefs, la “smonta” in tante sotto-domande correlate, un processo chiamato query fan-out.

Le pagine che vengono citate non sono necessariamente le migliori per la tua domanda iniziale, ma quelle che appaiono più spesso e con più autorevolezza nelle risposte a tutte queste micro-domande.

Questo spiega perché un contenuto molto specifico, magari posizionato male per la parola chiave principale, possa diventare la fonte prediletta dall’IA.

Con l’aggiornamento globale a Gemini 3, questo processo è diventato ancora più centrale, e i dati lo confermano: le pagine che si posizionano bene nel “fan-out” hanno il 161% di probabilità in più di essere citate.

E se pensi che questa rivoluzione si limiti a Google, ti sbagli di grosso.

L’onda d’urto sta scuotendo l’intero mondo della ricerca IA, con effetti a cascata che rivelano dipendenze e dinamiche a dir poco sorprendenti, sollevando qualche dubbio sulla presunta indipendenza di questi sistemi.

L’onda d’urto su click e competitor: chi vince e chi perde

La presenza sempre più massiccia delle AI Overviews, che ormai compaiono nel 50-60% delle ricerche negli Stati Uniti, sta letteralmente prosciugando i click verso i risultati organici. Quando appare una risposta dell’IA, la probabilità che un utente clicchi su un link tradizionale crolla del 47%. Per darti un’idea, il tasso di click-through per la prima posizione organica è passato da un già risicato 7,3% a un misero 2,6%.

C’è però un rovescio della medaglia: i brand che riescono a farsi citare dall’IA ricevono il 35% di click in più rispetto alla media. Questo spostamento di potere ha effetti anche su altre piattaforme. Uno studio ha rivelato che i siti che perdono visibilità su Google vedono crollare le loro citazioni anche su ChatGPT, a volte in modo persino più drastico.

Questo suggerisce una forte dipendenza di ChatGPT dall’indice di Google, una simbiosi che forse non tutti si aspettavano. L’unica a fare eccezione sembra essere Perplexity, che spesso aumenta le sue citazioni verso siti in calo su Google, indicando che forse pesca le sue informazioni da fonti diverse.

E in tutto questo, spunta un protagonista che forse non ti aspettavi: YouTube.

Ben il 18,2% delle citazioni che provengono da pagine fuori dalla top 100 sono, infatti, URL di YouTube.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

9 commenti su “AI Overview di Google: crollano le citazioni dalle pagine in prima posizione”

  1. Alessandro Parisi

    Vedo gente che si lamenta dopo aver passato anni a corteggiare un algoritmo, come se gli dovesse fedeltà eterna. Io ho già iniziato a capire come piacere al nuovo padrone, buona fortuna a voi.

  2. Paola Montanari

    Anni di lavoro per la prima pagina, ora vanificati. Stanno trasformando il nostro mestiere in una lotteria. A questo punto cosa vendo, la speranza?

  3. Beatrice Benedetti

    Stanno premiando l’ultimo della classe invece del primo, uno sbatti enorme per chi lavora seriamente. Trasformano il loro motore di ricerca in una lotteria inutile, non capisco quale sia il loro obiettivo finale a lungo termine.

    1. Raffaele Graziani

      Sebastiano Caputo, trovo buffo questo affannarsi per piacere a un algoritmo che domani potrebbe decidere di premiare solo chi scrive in rima baciata; forse la vera mossa è tornare a scrivere per le persone, quelle senza circuiti stampati nel cervello.

  4. Andrea Gatti

    Fantastico, dopo anni passati a sudare per la prima pagina, ora scopro che il mio vero posto è alla 112. Praticamente ho lavorato per diventare un tesoro nascosto. Almeno l’avventura per trovarmi sarà più avvincente, immagino.

    1. Elena Bianchi

      Andrea Gatti, l’illusione di possedere una rendita di posizione su una piattaforma altrui è svanita, come era prevedibile. Il nostro lavoro non è creare tesori, ma capire come il nuovo sovrano distribuisce le sue grazie.

  5. Greta Luciani

    Tutti in fila per le briciole dalla tavola del re. Adesso il banchetto è finito. Bisogna imparare a cacciare da soli, non a mendicare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore