L’esperimento di Axios con l’IA: efficienza e risparmi milionari, ma a quale prezzo per il giornalismo?

Anita Innocenti

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L’azienda usa l’IA per automatizzare compiti ripetitivi e ridurre i costi, ma senza rinunciare al ruolo fondamentale dei giornalisti e al pensiero critico.

Axios adotta un approccio pragmatico all'IA, usandola come strumento di supporto per i giornalisti piuttosto che come sostituto creativo. L'obiettivo è chiaro: tagliare i costi e ottimizzare i processi redazionali. Sebbene l'efficienza economica sia dimostrata, la vera sfida resta umana: bilanciare l'aiuto tecnologico con la necessità di preservare il pensiero critico e la profondità del lavoro giornalistico.

L’IA in redazione? Axios ci prova, ma senza fuochi d’artificio

Mentre tutti parlano di Intelligenza Artificiale come se fosse la soluzione a ogni male, c’è chi, come Axios, sta provando a usarla per davvero, non per fare annunci roboanti.

La COO Allison Murphy ha messo in chiaro la strategia: usare l’IA per dare una mano ai giornalisti, soprattutto quelli delle redazioni locali, e rendere il lavoro più snello.

L’idea è quella di aumentare l’efficienza senza però buttare a mare la qualità editoriale, un dettaglio non da poco in un momento in cui le redazioni sembrano più laboratori di esperimenti che luoghi di lavoro consolidati.

Ma come la stanno usando, nel concreto?

Niente titoli clickbait o articoli scritti da un robot, te lo assicuro.

Come Axios sta usando l’IA (sul serio, non per fare scena)

Invece di far scrivere gli articoli a ChatGPT, i giornalisti di Axios usano l’IA per compiti più “meccanici” e, diciamocelo, noiosi. Parliamo di generare il testo alternativo per immagini e grafici, fare ricerche preliminari su argomenti poco conosciuti, analizzare grandi quantità di dati per scovare qualche tendenza interessante o ricevere suggerimenti per scrivere in modo più chiaro. In pratica, l’IA funziona come un assistente che velocizza il lavoro, ma il controllo finale resta saldamente nelle mani del reporter.

Un approccio misurato, quasi cauto.

L’azienda, infatti, evita esplicitamente di usare l’IA per scrivere articoli da zero, perché, come ammesso da un loro giornalista, “l’efficacia di un’intervista o di una presentazione dal vivo dipende molto dal processo di preparazione stesso”. L’IA può aiutare a raffinare le domande di un’intervista, ma quelle domande deve averle pensate prima un essere umano.

Tutto questo è molto interessante, ma dietro ogni grande mossa tecnologica c’è sempre una domanda fondamentale:

Quanto mi costa?

O meglio, quanto mi fa risparmiare?

L’IA che fa risparmiare: la vera motivazione dietro l’esperimento

E qui arriviamo al punto che interessa a tutti: i soldi.

Sembra che Axios abbia già tagliato i costi di milioni di dollari grazie all’implementazione di questi strumenti, come riportato su A Media Operator. Questo dato dà un senso economico all’investimento, in un’epoca in cui le aziende mediatiche sono sotto pressione per dimostrare che ogni centesimo speso porti un ritorno.

Non è un caso che, secondo alcuni osservatori del settore, il 2026 sarà l’anno del “show me the money” per l’IA, quello in cui le aziende dovranno dimostrare un ritorno sull’investimento reale e tangibile per giustificare le enormi spese.

Tutto perfetto, quindi?

Axios ha trovato la formula magica che tutti cercano?

Non proprio.

Perché mentre loro sembrano correre, il resto del mondo arranca, e per un motivo ben preciso.

Non è tutto rose e fiori: il prezzo nascosto dell’efficienza

La realtà è che la mossa di Axios avviene in un contesto tutt’altro che semplice.

Un’indagine recente su oltre 120 dirigenti ha svelato che, sebbene il 90% delle aziende usi chatbot generici, la maggior parte fatica a portare l’IA oltre la fase di pura sperimentazione.

Esiste una grande fiducia nel potenziale trasformativo dell’IA, ma, come nota l’autrice dello studio, “in molti casi, rimane solo questo: potenziale. Il percorso verso la realizzazione è lungo e complesso”.

Ma il problema non è solo operativo.

C’è una tensione più profonda, che tocca le fondamenta stesse del lavoro giornalistico: l’impatto cognitivo.

Una ricerca del MIT Media Lab ha rivelato che gli studenti che usavano ChatGPT per scrivere i saggi mostravano un coinvolgimento cognitivo nettamente inferiore.

Il cervello, per imparare, ha bisogno di sfide.

Se gli rendiamo tutto troppo facile, smette di allenarsi.

Lo stesso giornalista di Axios che usa l’IA ha ammesso che la tentazione della pigrizia intellettuale è forte e che attività come leggere, ascoltare e intervistare sembrano meno “appiccicose”, meno memorabili, quando sono filtrate da un intermediario artificiale.

La vera sfida per Axios, e per chiunque voglia seguire la loro strada, non sarà quindi solo tecnologica o economica.

Sarà umana: trovare il punto di equilibrio tra l’aiuto di una macchina e la fatica, necessaria, del pensiero critico.

E questo, nessun software potrà mai farlo al posto nostro.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

13 commenti su “L’esperimento di Axios con l’IA: efficienza e risparmi milionari, ma a quale prezzo per il giornalismo?”

  1. Giorgio Martinelli

    Sgravare i giornalisti da certi sbatti ci sta, ma bisogna capire se questo aiuto non finisca per appiattire il loro percorso di crescita professionale.

    1. Danilo Graziani

      Giorgio Martinelli, il suo dubbio è il centro del problema. La gavetta è la palestra del mestiere. Togliere gli attrezzi non crea atleti, solo spettatori. Si confonde il supporto con l’atrofia professionale.

  2. Alice Rinaldi

    L’efficienza è il solito specchietto per le allodole con cui si giustifica la sostituzione dell’ingegno umano. Ci vendono un aiuto per alleggerire il carico, ma è solo il prologo dell’automazione del pensiero, lasciando gusci vuoti a firmare gli articoli.

  3. Nicola Caprioli

    L’efficienza viene celebrata come una liberazione dai lavori umili, un cavallo di Troia ammantato di pragmatismo. La vera automazione non riguarda i compiti ripetitivi, ma la graduale obsolescenza del pensiero umano che li supervisiona.

  4. Greta Silvestri

    Un’IA che sgrava dal lavoro noioso. Ci sta. Peccato che la creatività umana sia sempre il primo costo da tagliare.

  5. Gabriele Caruso

    Da CEO dovrei applaudire i risparmi. Ma il sognatore in me vede solo un’anima venduta per qualche zero in più sul conto.

  6. Gabriele Caruso

    Chiamano efficienza la musica di un metronomo che toglie il respiro. La tecnologia dovrebbe liberare, non diventare una gabbia dorata. O sono io che vedo il bicchiere sempre vuoto?

  7. Simone Damico

    L’IA è solo uno strumento, come il martello. Puoi costruirci una casa o darlo in testa a qualcuno. Qui mi sa che hanno già scelto come usarlo.

    1. Nicolò Sorrentino

      @Simone Damico A me sembra più una bussola che un martello. Indica la via, ma il giornalista deve sempre camminare con le proprie gambe.

  8. Giuseppina Negri

    Una lodevole operazione di pulizia aziendale. Alleggerire i processi dal fardello del pensiero autonomo è un guadagno netto. Il problema, mi pare, è solo di chi scriveva prima della macchina.

    1. Elisa Marchetti

      @Giuseppina Negri Se togliamo il “fardello del pensiero” al giornalista, non lo stiamo passando al lettore che deve decifrare un testo senz’anima? È come vendere un mobile smontato senza istruzioni, chiamandolo “risparmio”. Qualcuno mi spiega la logica di questo strano baratto?

  9. Chiara De Angelis

    Automatizzare compiti ripetitivi per tagliare costi. Sembra la premessa di ogni brief di posizionamento che ricevo. Il pensiero critico diventa un lusso, non la norma. La vera domanda è: quanto vale il mio?

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