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L’IA conquista il 56% della “ricerca” globale, superando i motori tradizionali, grazie soprattutto all’utilizzo massiccio tramite app mobile
Una nuova analisi rivela una svolta epocale: gli assistenti AI gestiscono oggi il 56% del traffico globale per la ricerca di informazioni, superando i motori tradizionali. Guidata da ChatGPT e dall'uso massiccio su app mobili, questa rivoluzione non sostituisce la ricerca classica ma espande il mercato, ridisegnando gli equilibri di potere e segnando la fine del monopolio di Google.
Gli assistenti IA si prendono la scena: ora gestiscono più traffico dei motori di ricerca
C’è un dato che sta ridisegnando le mappe della ricerca online, e probabilmente ti costringerà a riconsiderare molte delle tue certezze.
Secondo una nuova e approfondita analisi, gli assistenti basati su intelligenza artificiale non sono più un fenomeno di nicchia, ma rappresentano ormai il 56% di tutta l’attività globale legata alla scoperta di informazioni.
Metti da parte l’idea che l’IA sia solo un complemento ai motori di ricerca tradizionali; i numeri, come riportato da uno studio di Graphite, raccontano una storia completamente diversa.
La ricerca, che ha messo a confronto il traffico dei cinque principali modelli linguistici (ChatGPT, Gemini, Perplexity, Grok e Claude) con quello dei sei più grandi motori di ricerca, svela una realtà sorprendente.
L’intelligenza artificiale non sta semplicemente “rubando” utenti a Google e soci, sta letteralmente espandendo il mercato della ricerca di informazioni.
Ma da dove arrivano questi numeri così imponenti?
L’ondata nascosta nelle app mobili
Il vero cuore di questa trasformazione non si trova nelle pagine web, ma nelle applicazioni che hai sul tuo smartphone.
A livello globale, gli strumenti di IA generano 45 miliardi di sessioni mensili, e la cosa pazzesca è che ben l’83% di questo utilizzo avviene proprio all’interno delle app mobili.
Ecco perché molte analisi precedenti, focalizzandosi solo sul traffico web, hanno sottostimato la portata del fenomeno di 4 o 5 volte.
Stavano guardando solo la punta dell’iceberg.
E qui casca l’asino: mentre a livello mondiale l’IA domina con il 56% del volume, negli Stati Uniti la quota si ferma al 34%, suggerendo che ci sono dinamiche di adozione molto diverse a seconda delle aree geografiche.
In questo nuovo campo di battaglia, c’è un re incontrastato: ChatGPT, che da solo rappresenta l’89% delle sessioni globali di IA orientate alla ricerca.
Ma se ChatGPT è il padrone quasi assoluto, chi sta pagando il conto di questa rivoluzione?
Google non è più l’unica risposta
Per anni abbiamo dato per scontato che “cercare online” significasse “cercare su Google”. Beh, le cose stanno cambiando, e anche in fretta. La quota di mercato di Big G nel campo della ricerca è scivolata da un quasi monopolio dell’89% nel 2023 al 71% di oggi.
Certo, resta lo strumento principale, ma l’erosione è evidente e innegabile.
L’azienda sta cercando di correre ai ripari integrando Gemini nei suoi prodotti, ma la domanda sorge spontanea:
Stiamo semplicemente assistendo al passaggio da un monopolio a un duopolio?
I dati sembrano suggerirlo.
ChatGPT e Gemini di Google, insieme, controllano il mercato della ricerca potenziata dall’IA, lasciando solo le briciole a concorrenti come Perplexity e Bing. Insomma, i giganti della tecnologia si stanno spartendo una nuova, ricchissima torta, mentre gli altri restano a guardare.
Eppure, questa lettura potrebbe essere troppo semplicistica.
Perché i dati suggeriscono qualcosa di molto più profondo e, per certi versi, inaspettato.
Non una sostituzione, ma un’espansione del mercato
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’ascesa dell’IA non sta uccidendo i motori di ricerca. Anzi, sta succedendo il contrario.
Cosa significa questo?
Semplice: le persone oggi cercano più informazioni di prima. L’intelligenza artificiale non ha solo offerto una nuova porta d’accesso alla conoscenza, ma ha anche stimolato una maggiore curiosità e un nuovo modo di interagire con il web.
Invece di rubarsi utenti a vicenda, l’intelligenza artificiale sta di fatto allargando la torta, creando nuove occasioni di scoperta.
E questa tendenza ha delle sfumature geografiche interessanti: mentre l’uso globale dell’IA sembra essersi stabilizzato da luglio 2025, quello statunitense continua a crescere a un ritmo del 300% anno su anno.
Un dato interessante, come descritto nelle analisi di mercato, riguarda l’India, che è diventata un mercato di crescita esplosivo, superando persino gli Stati Uniti per le visite a ChatGPT da dispositivi mobili.
Una cosa è certa: la mappa per farsi trovare online è cambiata per sempre.
E chi pensa di poterla leggere con le vecchie bussole, rischia di girare a vuoto.

Prima eravamo il prodotto di Google, ora siamo il mangime delle AI. Che affarone.
Questo 56% mi spaventa. Cambiano i padroni del traffico, ma io mi sento solo un dato in più nel loro nuovo, grande abaco digitale.
Elisa Marchetti, essere un dato spaventa solo adesso? Cambia il padrone, non la nostra funzione di merce. Almeno la vetrina è nuova.
Paolo, so di essere un dato. Prima, però, mi sentivo un numero in un archivio, quasi anonimo. Ora è come se questo nuovo padrone mi conoscesse personalmente, e la cosa, onestamente, mi mette a disagio. Non so come spiegarlo meglio.
I numeri parlano. Il fiume del traffico ha deviato il suo corso, aggirando le vecchie dighe. La nostra attenzione è la nuova corrente che alimenta mulini sconosciuti. Costruiamo cattedrali invisibili per nuovi signori.
Serena Basile, queste cattedrali invisibili hanno costi ben visibili. Il potere non si crea, si trasferisce. La domanda è: a quale prezzo per noi?