Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
Uno strumento potentissimo per la SEO, rimasto segreto per anni, che permette di “rinnegare” in blocco interi domini di primo livello, ma attenzione: usarlo male può essere catastrofico.
Google ha confermato una funzione segreta del suo Disavow tool, esistente da un decennio, che permette di bloccare interi TLD. John Mueller l'ha definita un'arma di distruzione di massa per la SEO, capace di cancellare anche link validi in modo irreversibile. Una mossa pericolosissima, dato che Google già ignora autonomamente lo spam, rendendola uno strumento quasi inutile e potenzialmente dannoso.
Google ha una nuova arma segreta? Non proprio.
È saltata fuori una notizia che ha fatto drizzare le antenne a molti nel nostro settore.
Si è scoperto che lo strumento di disavow di Google ha una funzionalità nascosta, mai documentata ufficialmente: la possibilità di “rinnegare” in un colpo solo tutti i link provenienti da un intero dominio di primo livello (TLD), come ad esempio tutti i siti che finiscono in .xyz o .info.
In pratica, con una semplice riga di codice nel file di disavow, domain:.xyz, potresti dire a Google di ignorare ogni singolo link che arriva da quel tipo di estensione.
A confermarlo è stato John Mueller di Google in persona, svelando un’opzione che esiste fin dal lancio dello strumento nel 2012 ma di cui quasi nessuno era a conoscenza.
La cosa curiosa?
Questa funzionalità non è una novità.
Esiste da più di un decennio, eppure è rimasta nell’ombra, quasi un segreto tra pochi intimi, ammesso che qualcuno la usasse davvero.
La conferma di Mueller è arrivata con un avvertimento grande come una casa: usare questa opzione è come usare un martello pneumatico per appendere un quadro.
Un potere enorme, che quasi nessuno dovrebbe mai pensare di utilizzare.
Ma se è uno strumento così potente, perché nessuno ne ha mai parlato?
E soprattutto, perché Google l’ha tenuto nascosto per tutto questo tempo?
Un potere enorme, ma con un costo salatissimo.
La risposta è tanto semplice quanto preoccupante: è un’arma di distruzione di massa per il tuo profilo di backlink. Quando Mueller spiega perché questa funzione non sia mai finita nella documentazione ufficiale, la sua preoccupazione è palpabile. Documentarla avrebbe significato incoraggiarne l’abuso.
Il motivo è che una volta rinnegato un intero TLD, non si può tornare indietro e dire “aspetta, ma quel sito specifico che finisce in .xyz in realtà è buono”.
No, la decisione è totale e irrevocabile.
Tutti i link, buoni e cattivi, provenienti da quell’estensione vengono cancellati dalla valutazione di Google.
Pensa che la stessa Alphabet, la casa madre di Google, ha il suo sito corporate su abc.xyz. Se, fidandoti della cattiva reputazione generale del TLD .xyz, decidessi di bloccarlo in toto, finiresti per rinnegare anche un link potenzialmente autorevole proveniente dal quartier generale di Google.
Il risultato è un colpo durissimo alla tua autorevolezza, con posizioni in SERP che possono crollare. Stai eliminando segnali positivi che magari ti stavano aiutando a competere, senza nemmeno rendertene conto.
E tutto questo per risolvere un problema che, a conti fatti, potrebbe non esistere nemmeno.
Ma allora a cosa serve? La risposta di Google non convince del tutto.
Diciamocelo chiaramente: Google è già bravissimo a ignorare i link spazzatura. Da quando Penguin è diventato parte dell’algoritmo principale nel 2016, i sistemi come SpamBrain neutralizzano in automatico la stragrande maggioranza dei link di bassa qualità.
In pratica, Google vede i link tossici e, nella maggior parte dei casi, li ignora senza che tu debba muovere un dito.
Lo stesso Gary Illyes, un altro pezzo grosso di Google, ha ammesso senza troppi giri di parole che il disavow tool “danneggia più siti di quanti ne aiuti”, proprio perché spinge le persone a fare pulizie ossessive, finendo per eliminare link che in realtà stavano contribuendo positivamente.
Quindi, a chi serve davvero questa funzione?
Mueller suggerisce un caso d’uso talmente raro da sembrare quasi un unicorno: solo se la quasi totalità dei tuoi link spam proviene da un unico TLD e sei assolutamente certo che non esista nemmeno un sito legittimo in quell’estensione che ti linka.
Una situazione ai limiti dell’impossibile.
Viene da chiedersi se questa “rivelazione” non sia una distrazione. Mentre la comunità SEO si interroga su uno strumento estremo e quasi inutilizzabile, forse si distoglie l’attenzione da questioni più concrete legate agli aggiornamenti dell’algoritmo e alla reale valutazione della qualità.
La verità, forse, è che mentre si discute di strumenti estremi e casi limite, si perde di vista l’essenziale: creare valore reale.

Ci offrono una pistola carica per difenderci da un nemico che per loro non esiste, avvertendoci di non spararci sui piedi. Un metodo geniale per sfoltire la concorrenza senza sporcarsi le mani, non trovate?
@Antonio Barone Non ci offrono una pistola, ma un manuale per costruircela da soli, sapendo che molti salteranno i passaggi di sicurezza. Il darwinismo digitale applicato al posizionamento organico non ha mai avuto uno strumento così raffinato per la selezione naturale dei competitor.
Dieci anni per scoprire questa trappola. Chissà quante altre ce ne sono nascoste. Io nel dubbio mi preparo al prossimo disastro.
È affascinante vedere quanti modi ci inventiamo per sabotarci da soli, credendo di essere furbi. Google osserva e se la ride, giustamente.
@Paola Caprioli Loro ci porgono il veleno e noi lo beviamo scambiandolo per una cura.
Il desiderio di un controllo perfetto crea solo un deserto. Alla fine cosa resta?
Ci offrono una pala più grande per scavarci la fossa da soli, chiamandola un favore. L’ansia di manovrare tutto ci rende proprio miopi.
L’illusione di poter governare ogni aspetto del proprio posizionamento spinge molti verso scorciatoie pericolose, trasformando una presunta soluzione in un elegante modo per auto-sabotarsi. L’attrazione per il baratro, del resto, è un classico intramontabile della natura umana.
Un bottone rosso per la SEO… chissà se funziona anche per silenziare le riunioni.
Laura Bruno, altro che riunioni. Certi poteri andrebbero lasciati stare. Una volta, per troppa fretta, ho bruciato mesi di lavoro con un tool simile. Oggi ci penso dieci volte prima di toccare qualunque cosa. La paranoia è una skill.
Simone, la tua storia sulla fretta fa pensare. Questi strumenti sono giocattoli pericolosi, eppure conservano un fascino oscuro, un potere quasi ipnotico che ci attira nonostante i rischi che comportano.
Ci sono cascato in pieno con quel fascino. La smania di avere tutto sotto controllo mi ha fatto commettere errori pesanti. Certe scorciatoie ti presentano il conto, e io il mio l’ho pagato.