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D’ora in poi, qualsiasi segnalazione contenente anche minimi riferimenti personali, dal nome dell’azienda a un dettaglio specifico di un prodotto, verrà automaticamente scartata da Google.
Google adotta una nuova e controversa politica: le segnalazioni di spam contenenti informazioni personali saranno eliminate. Presentata come una misura a tutela della privacy, questa mossa rischia in realtà di disincentivare le denunce legittime, offrendo un vantaggio inaspettato a chi sfrutta le regole della SEO. Un cambiamento che solleva seri dubbi sulla sua reale efficacia.
Google cambia le carte in tavola: le tue segnalazioni di spam potrebbero finire nel cestino
Google ha deciso di alzare un muro bello solido sulle segnalazioni di spam. La novità è di quelle che pesano: d’ora in poi, qualsiasi report che contenga informazioni personali verrà semplicemente scartato.
Finito, cancellato, come se non fosse mai esistito.
Se pensavi che bastasse avere ragione per far valere le tue segnalazioni, è il momento di rivedere le tue convinzioni.
Fino a ieri, il gigante di Mountain View si limitava a un avvertimento, un po’ come un genitore che ti dice “stai attento a quello che scrivi”. Il problema è che il testo delle segnalazioni veniva poi girato al proprietario del sito penalizzato, esponendo chi segnalava a possibili ritorsioni.
Diciamocelo, una situazione a dir poco scomoda.
Ora, però, la responsabilità è stata completamente ribaltata.
Ma questa mossa, presentata come una vittoria per la privacy, non nasconde forse qualcos’altro?
La trappola dei “dati personali”: un confine più sottile di quanto credi
Il punto è che la definizione di “informazioni personali” secondo Google è incredibilmente ampia. Non si parla solo del tuo nome e cognome o della tua email. Basta molto, molto meno per far finire la tua segnalazione nel dimenticatoio.
Stiamo parlando del nome della tua azienda, di un riferimento a un tuo cliente, o persino di un dettaglio su un prodotto così specifico da poter ricondurre a te. In pratica, devi diventare un fantasma, un’entità anonima che denuncia un fatto senza lasciare la minima traccia di sé.
Come riportato da Glenn Gabe, la direttiva impone un’anonimità quasi totale, costringendo chi segnala a spogliare il proprio report di ogni contesto che potrebbe renderlo più forte e credibile. Una bella gatta da pelare, perché fornire prove concrete senza rivelare nulla di sé è un equilibrio difficilissimo da trovare.
E il vero problema è che non hai la minima idea di come Google decida cosa sia “troppo”.
Un arbitro invisibile che decide la partita
Qui la faccenda si fa ancora più opaca. Google, infatti, non ha rivelato come avviene questo controllo.
C’è un algoritmo che scandaglia i testi in cerca di parole proibite? O c’è un team di revisori umani che giudica caso per caso?
Silenzio assoluto.
E questo silenzio pesa, perché ti lascia a navigare nel buio, senza sapere se la tua segnalazione, per quanto giusta e motivata, supererà questo filtro invisibile.
La domanda sorge spontanea: questa nuova politica, venduta come una protezione per gli utenti, non rischia di diventare un salvacondotto per chi gioca sporco?
Rendere le segnalazioni più complesse e rischiose potrebbe scoraggiare molti dal denunciare abusi, lasciando campo libero a chi sfrutta le zone grigie della SEO.
Alla fine della fiera, chi ci guadagna davvero da questa cortina di silenzio?

Ci viene chiesto di denunciare un crimine senza poter nominare il colpevole. È un processo farsa. Google costruisce un tribunale dove l’omertà del testimone è la migliore difesa. Non è tutela della privacy, è favoreggiamento.
Mi sento come un’analista bendata, costretta a lavorare con dati inutili. Stanno erigendo un castello di carte sulla privacy solo per nascondere il fatto che non vogliono più pulire casa loro. A questo punto la vera domanda è: chi ci protegge da loro?
Elisa, la protezione è un’illusione che ci hanno appena tolto. Più che un castello di carte, è uno specchio che ci costringe a vedere come l’unica difesa possibile sia la nostra stessa diffidenza.
Hanno alzato un bel muro per difendere la privacy, ma le chiavi le hanno date ai predoni. Noi che lavoriamo alla luce del sole veniamo trattati come intrusi, mentre i topi ballano indisturbati nelle dispense. Quale sarà il prossimo passo, premiarli?
Praticamente è la festa dello spammer. Un giorno ci chiederanno di pagare per segnalare.
Fantastico, un altro modo per proteggere i furbi mentre chi lavora onestamente paga pegno.
@Noemi Barbato Chiamiamola col suo nome: è una scusa elegante per non spendere in moderazione umana. Così il problema non è più loro e il far west è servito su un piatto d’argento. Ora per denunciare un dominio dovremo usare i messaggi in codice?
La chiamano tutela della privacy, ma è un favore a chi gioca sporco. Come si segnala un problema senza descriverlo? Google si lava le mani e chi lavora onestamente resta fregato. Un classico, direi.
@Paola Montanari Non si segnala più. Si accetta il danno, tutelando la propria irrilevanza.