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Sebbene il tasso di click-through sulle pagine citate nelle risposte dell’IA di Google sia precipitato del 61%, il volume totale dei click è rimasto stabile, indicando un cambiamento nel significato delle metriche di visibilità.
L'introduzione dell'AI di Google ha causato un crollo del 61% del CTR, ma i click totali sono stabili. La vera causa è un'inflazione delle impressioni che svaluta la visibilità. Il fenomeno colpisce anche le ricerche tradizionali (-41% CTR), suggerendo una strategia di Google per monopolizzare il traffico, rendendo anche le citazioni nelle AI Overviews una magra consolazione.
I numeri che arrivano dall’America, a prima vista, sembrano una di quelle storie che non stanno né in cielo né in terra. Un’analisi di Seer Interactive, che ha messo sotto la lente 5,47 milioni di ricerche, ci dice che il tasso di click-through (CTR) sulle pagine citate nelle risposte dell’IA di Google è precipitato del 61%.
Un disastro, penserai.
Eppure, il volume totale dei click non è affatto crollato, ma è rimasto sorprendentemente stabile.
E quindi?
Che significa tutto questo?
Significa che la metrica su cui abbiamo basato le nostre analisi per anni sta perdendo di significato, perché Google ha cambiato le carte in tavola. La verità è che le impressioni – cioè quante volte un link viene mostrato – sono esplose.
A settembre le pagine analizzate hanno avuto 15,8 milioni di impressioni, a novembre erano diventate 39,5 milioni. Un aumento pazzesco di visibilità che, però, non si è tradotto in un proporzionale aumento di click.
La cosa che lascia perplessi, però, è che questa emorragia di valore non riguarda solo le ricerche dove l’IA di Google si prende la scena.
Il problema, fidati, è molto più profondo.
La matematica di Google: più ti mostro, meno vali
Diciamocelo chiaramente: Google ti sta dando un’enorme visibilità che, nei fatti, vale sempre meno. È come se la vetrina del tuo negozio venisse spostata da una via di passaggio a Piazza del Duomo, ma in mezzo a un carnevale così caotico che nessuno si ferma più a guardarla.
Sei sotto gli occhi di tutti, ma diventi invisibile.
Il risultato è che il tuo CTR passa dal 2,52% allo 0,76% in appena tre mesi.
Questo è il cuore del problema. L’aumento spropositato delle impressioni diluisce il valore di ogni singola visualizzazione. Google può venire a dirti “Ti ho mostrato a milioni di persone in più!”, ma se poi queste persone non entrano nel tuo “negozio”, a cosa è servito?
Stiamo forse assistendo a un cambio di paradigma dove la visibilità diventa una metrica di vanità, mentre l’unica cosa che conta davvero, il traffico qualificato, rimane al palo? Il dubbio è più che legittimo, soprattutto quando si scopre che il problema va ben oltre le risposte generate dall’IA.
E se ti dicessi che i click stanno calando anche dove l’IA non mette becco?
Un crollo che non risparmia nessuno
Questa è la parte che dovrebbe far riflettere chiunque lavori online. La stessa analisi ha rivelato un calo del 41% del CTR organico anche per le ricerche senza AI Overviews.
Hai capito bene: anche nelle vecchie, care e “pulite” pagine dei risultati di Google, la gente clicca di meno.
Questo dato è un pugno nello stomaco, perché smonta la narrazione semplicistica secondo cui “l’IA risponde, quindi l’utente non clicca”.
Qui la questione è un’altra.
Google sta forse rieducando gli utenti a un nuovo comportamento? Li sta abituando a trovare tutto ciò che serve senza mai abbandonare il suo ambiente, trasformando i siti web esterni da destinazioni a semplici fonti da cui attingere?
Sembra quasi una strategia per rendere la sua piattaforma l’unico punto di contatto con l’informazione, relegando i creatori di contenuti a un ruolo di secondo piano.
In questa situazione, l’unica cosa che sembra fare la differenza è riuscire a farsi citare da Google dentro la sua risposta.
Ma è davvero la soluzione che ci salverà?
La citazione: un salvagente che non ti tiene a galla
Essere lì, in bella vista, menzionati come fonte dall’AI di Google, ti dà un vantaggio. I numeri dicono che ottieni circa il 120% di click in più rispetto a un concorrente che appare nella stessa pagina ma non viene citato.
Sembra una vittoria, ma non lo è.
Perché anche con questa “medaglia”, il tuo rendimento è comunque inferiore del 38% rispetto a come andavano le cose prima dell’arrivo delle AI Overviews.
In poche parole, anche nel migliore dei casi, stai giocando una partita in perdita.
È un contentino, un modo per limitare i danni, ma non certo un ritorno alla normalità. La sostanza è che il traffico che prima arrivava dalle ricerche informative, quelle che per anni hanno alimentato blog, guide e magazine, è sotto attacco.
Google ha deciso di tenerselo per sé, rispondendo direttamente alle domande degli utenti.
La partita, ora, si gioca su un campo completamente diverso, e far finta di niente non è più un’opzione.

Impressioni gonfiate, CTR svalutato. Giochiamo con un mazzo truccato e ci lamentiamo pure. Il nostro lavoro è diventato misurare la velocità con cui affondiamo, con report dettagliati. L’importante è documentare il disastro.
Questi numeri sembrano usciti da uno specchio deformante di un luna park, dove più ti guardi e meno capisci chi sei veramente.
Siamo inquilini in una casa non nostra. Google cambia le serrature a piacimento, lasciandoci solo le briciole. Quale sarà la prossima mossa?
Serena Basile, un proprietario non discute i piani di demolizione con chi abita il palazzo. Rimarremo qui a interrogarci sul futuro, mentre lui ha già venduto i mattoni della nostra struttura. La vera abilità sta nel capire quando andarsene.
Impressioni gonfiate, CTR svalutato. È solo l’ennesima stretta di rubinetto. Google non divide la torta, ci lascia le briciole sul pavimento. Siete ancora convinti di essere seduti al tavolo?
Andrea Ruggiero, il tavolo non è mai esistito. Siamo solo carburante per la loro macchina. Le impressioni sono il fumo dal tubo di scappamento: abbondante, visibile, inutile. Loro guidano, noi bruciamo. Pensiamo ancora di avere il controllo del volante?
Noi imprenditori digitali siamo ormai ridotti a contabili del traffico che Google magnanimamente non trattiene per sé. Misuriamo le briciole, fingendo che siano un pasto, mentre il convitato di pietra si prende l’intera torta.
Mentre vi accapigliate su queste metriche, io mi sento come un artigiano la cui piccola bottega viene improvvisamente oscurata da un colossale centro commerciale digitale. A volte mi chiedo se il mio lavoro abbia ancora un senso quando a decidere è un algoritmo.
Definire il CTR superato mentre Google lo svaluta con impressioni gonfiate è una consolazione ammirevole. Domani quale metrica ci renderanno inutile?
Isabella Sorrentino, il problema non sono le metriche, ma il ruolo. Google non è più un motore di ricerca, diventa un motore di risposte. Le PMI, da destinazioni, diventano semplici fonti per l’AI. Un modello di business conveniente, ma non per tutti.
Diciamocelo, il CTR è una metrica superata da un pezzo. I dati lo confermano. Se i click restano gli stessi, il problema non esiste. La vera domanda è: quali sono i click che convertono? Il resto è solo rumore di fondo.