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Nonostante il fatturato e l’utile netto da record, trainati da ricerca e Cloud, Alphabet sta scommettendo cifre colossali sull’Intelligenza Artificiale, con investimenti che sollevano interrogativi sulla sostenibilità e il ritorno effettivo.
Alphabet presenta una trimestrale 2026 stratosferica, con utili oltre le attese spinti da Search e Cloud. Dietro i festeggiamenti si cela però una strategia ad alto rischio: una spesa per l'Intelligenza Artificiale quintuplicata a 179 miliardi. Una scommessa colossale sul futuro, il cui esito è incerto nonostante l'attuale fiducia di Wall Street.
La solita, inarrestabile macchina da soldi
Partiamo dalle certezze.
Il motore principale di Google, ovvero la divisione Services che include Search e YouTube, continua a macinare miliardi come se non ci fosse un domani, portando a casa 90 miliardi di dollari solo in questo trimestre.
La ricerca da sola ha messo a segno un +19%, a dimostrazione che, nonostante la concorrenza e i cambiamenti nelle abitudini degli utenti, il dominio di Google è ancora ben lontano dall’essere scalfito.
Parallelamente, il vero balzo in avanti lo ha fatto Google Cloud, che ha triplicato il suo utile operativo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, raggiungendo i 6,6 miliardi di dollari. Un segnale forte e chiaro: il cloud non è più solo una scommessa per il futuro, ma una colonna portante dei profitti di oggi.
Insomma, la macchina da soldi funziona a pieno regime.
Eppure, proprio mentre si celebrano questi risultati, un altro dato, ben più preoccupante, emerge dai documenti destinati agli investitori.
Una montagna di soldi per l’intelligenza artificiale
Qui le cose si fanno interessanti. Per alimentare questa crescita e, soprattutto, per vincere la guerra dell’intelligenza artificiale, Alphabet sta spendendo cifre che definire colossali è un eufemismo.
Le stime sulle spese in conto capitale (CAPEX), ovvero i soldi investiti in infrastrutture, server e data center, sono quintuplicate, passando dai 32 miliardi del 2023 ai 179 miliardi previsti per il 2026, secondo le proiezioni di S&P Global Market Intelligence.
Una valanga di denaro che solleva una domanda tanto semplice quanto scomoda: questo investimento spropositato porterà a un ritorno concreto o si sta solo alimentando una bolla interna all’azienda?
Per ora, il mercato sembra non preoccuparsene più di tanto, ma è una scommessa che potrebbe presentare il conto molto presto.
Il mercato brinda, ma la scommessa resta aperta
Nonostante le spese folli, Wall Street applaude. Il titolo di Alphabet è in crescita e gli investitori sembrano credere ciecamente nella visione del management.
Dopotutto, con un flusso di cassa operativo di quasi 46 miliardi di dollari in un solo trimestre, l’azienda può permettersi di scommettere forte sul futuro.
La fiducia è tale che, al momento, la crescita dei ricavi e i margini del Cloud mettono in ombra i dubbi sulla sostenibilità di una spesa così massiccia per l’IA.
La vera domanda, però, rimane sospesa nell’aria: stiamo assistendo alla costruzione di un futuro tecnologico al servizio di tutti, o semplicemente al tentativo di un colosso di consolidare il proprio dominio, finanziando una corsa agli armamenti digitali il cui prezzo, alla fine, potremmo pagare tutti in termini di concentrazione del potere e di controllo dei dati?
La festa, per ora, continua, ma nessuno sa davvero quando la musica si fermerà.

Il denaro è un fiume che alimenta un mulino senza grano. Macina a vuoto, producendo il rumore di una promessa. Quale raccolto attendono?
Investono miliardi per creare nuovi sogni. O forse solo per popolare i nostri incubi.
Noi acceleriamo le startup, loro accelerano la spesa per la prossima museruola digitale. Cifre da capogiro per un guinzaglio che noi stessi porgiamo, entusiasti. Che mestiere il mio.
Miliardi spesi per costruire una gabbia dorata. Loro festeggiano utili record, mentre noi paghiamo il pedaggio con i nostri pensieri. Mi chiedo cosa rimarrà delle persone in questo futuro.
Sebastiano, siamo noi imprenditori i primi a costruire le sbarre di quella gabbia, pagando Google per dirigere il gregge. Lamentarsi del pedaggio mentre si guida il traffico è il colmo dell’ipocrisia, non trovi?
Non costruiscono un media, ma il pedaggio obbligatorio per qualunque pensiero futuro.
Dominio, infrastrutture… Stanno solo costruendo il prossimo media dove vendere adv. La vera domanda è quale sarà il ROAS.
Ricapitalizzano il rischio con gli utili. L’unica metrica che conta è il dominio del mercato tra dieci anni.
Federica Testa, il dominio è solo l’inizio. Questo investimento serve a costruire le nuove infrastrutture del pensiero. Chi le controlla, controlla tutto.
Eva Fontana, il vero affare non è costruire le infrastrutture del pensiero, ma renderle così comode da farci pagare l’abbonamento alla nostra stessa dipendenza. E poi lo chiameremo tutti progresso.
Generano utili colossali con un sistema rodato. Poi riversano tutto in un costoso atto di fede. I miei modelli previsionali, al confronto, paiono esercizi di grande sobrietà.
Celebrano utili fantasmagorici per poi iniettare dosi da cavallo di liquidità in un’IA che somiglia più a un’ossessione collettiva che a un progetto sensato. Una mossa disperata per non ammettere che la festa sta per finire?
Versare miliardi sull’IA non è visione, è una mastodontica esibizione di forza per gli analisti. Una recita costosa, ma evidentemente efficace per mantenere alte le quotazioni, che alla fine è l’unica cosa che conta.
@Daniele Palmieri È il rumore di una macchina che alimenta se stessa. I numeri salgono, il vuoto cresce. Sembra un banchetto sontuoso in una stanza senza finestre. A che serve tutta questa festa?
Non è una scommessa, è un’inondazione. Usano i profitti del monopolio per annegare la concorrenza prima che nasca. Chiamano rischio quello che è solo un esercizio di potere. Quando smetteremo di credere a queste favole per investitori?
@Vanessa De Rosa Chiamalo potere, chiamalo noia. Hanno così tanti soldi che non sanno più dove metterli. E io dovrei capirne le logiche?