Google impone l’AI Mode: la ricerca con Gemini diventa globale e minaccia il traffico web

Anita Innocenti

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Questa espansione globale senza precedenti, che ha già raggiunto oltre 200 Paesi grazie a un unico modello AI multilingua, sta però scuotendo l’industria editoriale e il mondo SEO, preoccupati per il destino del traffico organico.

Google accelera il lancio globale della sua AI Mode grazie a un modello Gemini multilingua che rende la Ricerca un assistente conversazionale. Questa espansione fulminea, che fornisce risposte dirette senza la necessità di cliccare sui link, sta scatenando un'enorme preoccupazione nel mondo dell'editoria e della SEO, che temono un crollo verticale del traffico organico verso i propri siti.

Google schiaccia l’acceleratore: AI Mode in arrivo per tutti, che tu lo voglia o no

Google ha deciso di non aspettare più. La sua nuova “AI Mode” nella Ricerca, quella che trasforma il motore di ricerca in un assistente conversazionale basato su Gemini, sta per invadere i nostri schermi a una velocità mai vista prima.

Stiamo parlando di un’espansione che ha già raggiunto oltre 35 nuove lingue e più di 40 nazioni, portando il totale a oltre 200 Paesi e territori. Una vera e propria onda d’urto che segna un punto di non ritorno dal classico elenco di “dieci link blu” a risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Ma come hanno fatto a muoversi così in fretta, quasi da un giorno all’altro?

La risposta, a quanto pare, non sta in un esercito di ingegneri che lavora su ogni singola lingua, ma in un cambio di strategia radicale.

Il “trucco” del modello multilingua che apre le porte al mondo

Liz Reid, la manager a capo della divisione Search di Google, ha messo le cose in chiaro durante un’intervista: i nuovi modelli di intelligenza artificiale multilingua hanno reso molto più semplice questa espansione globale. Il punto è proprio questo: invece di creare e addestrare decine di modelli diversi, uno per ogni lingua, Google ora ne usa uno solo, mastodontico e poliglotta.

In parole povere, i miglioramenti, le correzioni e le nuove capacità sviluppate per l’inglese possono essere estese quasi istantaneamente a tutte le altre lingue, italiano compreso. Questo sistema, basato su un modello Gemini personalizzato per la Ricerca, non si limita a tradurre, ma è progettato per “cogliere le sfumature delle lingue locali”, sfruttando anche la capacità di capire immagini e altri tipi di input.

Questo spiega la rapidità dell’operazione, ma solleva una domanda ancora più grande: se Google diventa così bravo a rispondere direttamente, che bisogno c’è ancora di cliccare sui link e visitare i siti web?

La vera domanda: che fine fa il traffico organico?

Diciamocelo chiaramente: l’industria editoriale e chi si occupa di SEO sta guardando a questa mossa con enorme preoccupazione.

Un’analisi dettagliata dell’agenzia SEO Rizenmetrics descrive il lancio globale di AI Mode come un evento che “cambia tutto per gli editori”, sottolineando come l’IA non si limiti a tradurre, ma processi le informazioni in modo completamente diverso.

Quando un utente può fare una domanda complessa e ottenere una risposta completa, ben argomentata e con tanto di fonti, direttamente nell’interfaccia di Google, la tentazione di non uscire più da lì è forte.

Evergreen Media, in una sua guida, avverte che funzionalità come il “Deep Search” possono eseguire centinaia di ricerche al posto tuo, sintetizzando il tutto in un report che di fatto sostituisce la navigazione su più siti.

Google, dal canto suo, prova a calmare le acque.

Nelle sue linee guida ufficiali ribadisce che le sue funzioni AI continueranno a mostrare link verso contenuti web, sostenendo che l’obiettivo è aiutare le persone a esplorare argomenti che altrimenti non avrebbero scoperto.

La promessa è che i contenuti utili e creati per le persone continueranno a essere premiati.

Eppure, il dubbio resta, ed è pesantissimo: mentre Google perfeziona la sua capacità di dare risposte complete, sta forse trasformando il web da un universo di fonti da esplorare a una semplice miniera da cui estrarre dati, tenendo gli utenti sempre più stretti a sé?

La sensazione è che il motore di ricerca stia smettendo di essere un punto di partenza per diventare la destinazione finale.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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