Llms.txt è un flop? Lo studio di Ahrefs rivela che il 97% dei file viene ignorato

Anita Innocenti

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Nonostante sia stato concepito per offrire alle intelligenze artificiali una guida chiara sui contenuti di un sito, questo standard non ha trovato l’adesione dei giganti tech, lasciando i siti con una “mappa” che nessuno consulta.

Nonostante le nobili intenzioni, lo standard llms.txt si rivela un deserto digitale. Un'analisi di Ahrefs mostra un disinteresse quasi totale: il 97% dei file non viene letto da nessuno, men che meno dalle grandi IA di Google e OpenAI. Il web ha costruito un ponte per dialogare con le intelligenze artificiali, ma dall'altra parte, per ora, regna un silenzio assordante.

I numeri, quelli veri, parlano chiaro: il 97% dei file llms.txt è completamente ignorato

Ricordi tutta quella marea di articoli e discussioni su llms.txt, il nuovo file che doveva diventare il canale di comunicazione preferenziale con le intelligenze artificiali? Bene, Ahrefs ha deciso di andare a vedere come stanno davvero le cose, e i risultati, diciamocelo, sono abbastanza brutali.

In una recente analisi su ben 137.000 siti web, è emerso un quadro desolante: a maggio 2026, il 97% dei file llms.txt validi non ha ricevuto nemmeno una richiesta.

Zero.

Nessun bot, nessun crawler AI, nemmeno un essere umano si è preso la briga di leggerli. La cosa ancora più sorprendente è che, nonostante questo disinteresse totale, circa un sito su quattro (il 28% del campione) si era già messo d’impegno per implementare questo standard.

Un deserto, in pratica.

Di quei pochi file che hanno ricevuto qualche visita, la stragrande maggioranza del traffico (il 96%) proveniva da bot automatici, e solo una piccola parte di questi era effettivamente riconducibile a strumenti di intelligenza artificiale.

Questo ci porta a una domanda ancora più grande: se quasi nessuno lo sta usando, a cosa diavolo dovrebbe servire questo llms.txt?

L’idea dietro llms.txt: una mappa per l’IA che nessuno sta leggendo

L’obiettivo, sulla carta, è nobile: dare alle intelligenze artificiali una sorta di “mappa del tesoro” del tuo sito. Invece di lasciarle vagare a casaccio tra le pagine, il file llms.txt dovrebbe indicare chiaramente quali sono i contenuti più importanti, le documentazioni ufficiali, le policy da rispettare.

Come descritto nelle linee guida del progetto su GitHub, si tratta di un file di testo in formato Markdown, posizionato alla radice del dominio, che elenca le risorse più autorevoli e aggiornate. L’idea è quella di aiutare i modelli linguistici a trovare informazioni affidabili, riducendo il rischio che si inventino le risposte.

Una soluzione elegante per guidare l’IA e proteggere l’integrità dei propri contenuti, non c’è che dire.

Peccato che, al momento, questa mappa sembri destinata a rimanere chiusa in un cassetto.

Se le intelligenze artificiali a cui dovremmo parlare – quelle di Google, OpenAI e compagnia bella – non si degnano nemmeno di leggerlo, a cosa serve davvero tutto questo lavoro?

La posizione dei giganti tech: un silenzio che pesa più di mille parole

E qui, la situazione si fa interessante.

Nessuno dei grandi nomi del settore ha formalmente adottato lo standard llms.txt. OpenAI, per esempio, ha confermato che il suo GPTBot rispetta il buon vecchio robots.txt, ma non ha mai dichiarato di utilizzare llms.txt. Google lo ha menzionato in una proposta tecnica, ma senza alcun impegno concreto a leggerlo.

In pratica, mentre una parte del web si affannava a creare queste guide per l’IA, i diretti interessati sembrano guardare da un’altra parte.

Studi indipendenti confermano questa realtà: un test di sei mesi condotto da GO MO Group ha concluso senza mezzi termini che “il file era lì, ma ai bot non importava”, non avendo riscontrato alcun miglioramento nella visibilità su piattaforme come ChatGPT o nelle AI Overviews di Google.

Viene da chiedersi se questa sia semplice prudenza, tipica delle fasi iniziali di un nuovo standard, o se ci sia dietro una strategia precisa.

Forse i giganti della tecnologia preferiscono sviluppare i propri metodi di crawling e interpretazione dei contenuti, senza doversi adeguare a uno standard nato “dal basso”.

Insomma, il web ha preparato un canale di comunicazione diretto con le IA.

Ma dall’altra parte, per ora, non risponde nessuno.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

8 commenti su “Llms.txt è un flop? Lo studio di Ahrefs rivela che il 97% dei file viene ignorato”

  1. Chiedere il permesso a chi vive di scraping è stato un capolavoro di ingenuità. Un gesto nobile, quasi romantico, sprecato con dei bulldozer digitali. Serve un piano B, non più galateo.

  2. Andrea Ruggiero

    Costruire una serratura di zucchero sperando che il ladro apprezzi il gesto. Non è mai stato un problema di comunicazione, ma di intenti.

  3. L’entusiasmo con cui abbiamo creato un cancelletto di cortesia per i bulldozer è quasi commovente. Anch’io ho il mio, ovviamente, a prendere polvere digitale da qualche parte nel server.

    1. Paolo Pugliese

      Davide, la tua metafora è generosa; noi abbiamo solo messo un tovagliolo di carta davanti a una mandria affamata, illudendoci che avrebbero notato la nostra finezza prima di divorare tutto. L’ingenuità con cui abbiamo affrontato la questione è quasi commovente.

  4. L’idea di ammaestrare i colossi tech con un file di testo è l’apice dell’ingenuità. È come offrire un galateo a uno squalo affamato che ha già deciso di banchettare. Alla fine, il potere di decidere cosa ignorare è l’unico che conta.

    1. Silvia Graziani

      Alice, la tua metafora dello squalo è azzeccatissima; abbiamo passato mesi a discutere sul colore del tovagliolo per i colossi tech, mentre loro si stavano già affilando i denti. A che pro tutta ‘sta manfrina?

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