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Microsoft adotta il protocollo Agent2Agent di Google, puntando a far comunicare gli agenti AI superando le barriere tra piattaforme. Ma i dubbi sulle regole e sulla sicurezza non mancano…
In una mossa sorprendente, Google e Microsoft si alleano per uno standard comune, l'AI Agent Discovery, per far comunicare i loro agenti AI. Sebbene l'obiettivo dichiarato sia l'apertura, le strategie divergenti e i rischi per la sicurezza sollevano dubbi: si tratta di un'opportunità per tutti o di un modo per creare un duopolio controllato dai soliti giganti tecnologici?
Google e Microsoft: una strana alleanza per il futuro degli agenti AI
Il cuore di questa collaborazione è un protocollo nato in casa Google, l’Agent2Agent (A2A). E la vera notizia è che Microsoft ha deciso di adottarlo ufficialmente, integrandolo nei suoi strumenti di sviluppo come Azure AI Foundry e Copilot Studio.
L’obiettivo dichiarato è creare una specie di “Pagine Gialle” per agenti AI, un registro standardizzato dove ogni agente può presentarsi, dire cosa sa fare e come essere contattato, a prescindere che sia stato costruito con strumenti Google o Microsoft.
Questo significa, in parole povere, che non saresti più costretto a scegliere tra un mondo tutto Google o tutto Microsoft.
I tuoi agenti personalizzati potrebbero collaborare, passarsi compiti e informazioni anche se appartengono a “famiglie” diverse. Un’apertura che sulla carta sembra ottima, perché riduce la dipendenza da un singolo fornitore e apre a strategie miste.
Ma con agenti che si parlano liberamente, la domanda sorge spontanea:
chi controlla che non facciano danni?
Ed è qui che le strategie dei due giganti, pur convergendo su questo standard, non potrebbero essere più diverse.
Due strategie opposte, un unico obiettivo?
Se guardi da vicino, ti accorgi che Google e Microsoft stanno giocando due partite completamente diverse. Da una parte c’è Google, che punta tutto sulla potenza del suo modello centrale Gemini e permette di creare agenti leggeri, chiamati “Gems”, per automatizzare compiti specifici.
La sua forza sta nella capacità generativa pura e in funzioni in tempo reale, come la traduzione istantanea nelle riunioni. Per Google, uno standard di comunicazione è perfetto: più sistemi esterni possono “chiamare” i suoi agenti basati su Gemini, più il suo modello diventa indispensabile.
Dall’altra, Microsoft sta inondando il suo mondo con una miriade di agenti specializzati chiamati Copilot, ognuno ottimizzato per un compito preciso: finanza, risorse umane, sicurezza. Invece di un unico super-cervello, Microsoft preferisce un esercito di specialisti.
Per gestire questa complessità, sta costruendo una “torre di controllo” chiamata Agent 365 e strumenti di sicurezza come l’AI agent inventory di Defender, pensati proprio per tenere d’occhio, governare e proteggere questa marea di agenti AI. L’ambizione, come riportato nei loro blog ufficiali, è gestire un numero enorme di agenti, mantenendo governance e conformità condivise.
Quindi, perché due approcci così distanti finiscono per sostenere lo stesso standard?
Semplice: entrambi ci guadagnano.
Google vuole che i suoi agenti Gemini possano funzionare anche in ambienti dominati da Microsoft. Microsoft, a sua volta, ha bisogno che i suoi Copilot possano interagire con la valanga di strumenti già integrati con l’universo Google.
Questa convergenza, però, non convince tutti.
Anzi, solleva qualche interrogativo scomodo.
Standard aperti o un club esclusivo? i dubbi che nessuno ti dice
Sulla carta, tutti amano gli standard aperti. I sostenitori dicono che è l’unico modo per evitare di finire, di nuovo, prigionieri di una o due piattaforme dominanti. La mossa di Microsoft di abbracciare il protocollo di Google, in effetti, sembra abbassare i costi per chi volesse cambiare o integrare soluzioni diverse.
Gli scettici, però, ci vedono un po’ più lungo.
Chi garantisce che questi standard “aperti” non vengano pilotati proprio dai due colossi che li stanno promuovendo?
Il rischio è che, invece di un vero campo da gioco livellato, si crei un club esclusivo dove le regole le dettano sempre e solo loro, lasciando le aziende più piccole e i progetti open-source a guardare dalla finestra.
C’è poi la questione sicurezza.
Un protocollo che rende gli agenti più facili da trovare potrebbe renderli anche più facili da attaccare. Un agente malevolo potrebbe usare lo stesso standard per andare a caccia di servizi poco protetti.
Non è un caso che Microsoft stia spingendo così tanto sui suoi strumenti di controllo in Defender: sa bene che aprire la porta comporta dei rischi. E mentre gli enti governativi, come il CAISI del NIST statunitense, osservano da vicino, il loro focus è più sui “modelli di frontiera” che non su questi protocolli.
Per ora, l’appoggio di Google e Microsoft dà un peso enorme a questa iniziativa. La vera partita, però, si giocherà nei prossimi mesi, quando vedremo le prime implementazioni pratiche e capiremo se questo “web aperto degli agenti” sarà davvero per tutti o solo per i soliti noti.

Un protocollo unificato non crea comunicazione, crea un punto di strozzatura per l’analisi dei dati. La presunta apertura è solo il nuovo perimetro del recinto entro cui monetizzeranno ogni singola, prevedibile interazione.
@Nicola Caprioli Se il recinto è prevedibile, diventa un nuovo campo da gioco da dominare.
Parlano di apertura, ma è la solita fuffa per spartirsi il mercato. Noi stiamo a guardare. Il banco vince sempre, è la regola.
@Greta Silvestri Il banco non vince, decide le regole mentre noi siamo ancora in fila.
Un protocollo comune non è apertura. È la scelta di una lingua ufficiale per il nuovo impero. Chi non la parla, è tagliato fuori. E io dovrò imparare a parlarla in fretta.
@Vanessa De Rosa Parlare di impero mi pare una visione eccessiva. Stanno solo aprendo una locanda con due sole bevande disponibili. La fretta di ordinare senza nemmeno guardare il menù mi lascia perplesso, dato che potrebbero servire veleno o, più realisticamente, acqua molto costosa.
Ammetto di essere confusa. Dichiarano apertura creando però un club esclusivo con solo due membri. Non è un controsenso? Resto perplessa su come questo possa aiutare gli altri attori del mercato, invece di escluderli.
Chiamano apertura la costruzione di un recinto con due soli cancelli, entrambi controllati da loro. Quale libertà rimane quando i guardiani si mettono d’accordo?
@Davide Russo Fingono di farsi la guerra per poi spartirsi il bottino, lasciando a noi il privilegio di scegliere il colore del nostro guinzaglio.
Non definiscono la grammatica, mettono un pedaggio sulla sintassi. Un accordo tra giganti per decidere le regole del gioco. E poi far pagare a tutti gli altri il lusso di partecipare. Commovente.
@Luciano Fiore Chiamiamolo col suo nome: un pedaggio. I giganti scrivono le regole. Il punto è solo trovare il modo per aggirarle.
Stabiliscono una grammatica comune per le macchine. Questo non scrive il romanzo. La qualità della narrazione dipenderà ancora dai singoli autori.
@Danilo Graziani Controllare la grammatica significa definire il pensabile, relegando gli autori a meri esecutori di un copione che non hanno scelto.
Un’alleanza che sa di spartizione del bottino prima ancora di averlo saccheggiato. Ci vendono l’indice del libro, ma sono loro a scrivere ogni capitolo. Pensiamo sul serio che lasceranno spazio ad altri autori?
@Roberta De Rosa Loro non scrivono il libro. Disegnano la mappa con un’unica destinazione.
Un elenco unificato per le IA è un’idea geniale; almeno, quando le macchine si ribelleranno, sapremo subito chi sono i due capi da contattare.
Ci presentano le Pagine Gialle del futuro quando in realtà stanno solo costruendo un’autostrada a due corsie con il loro casello. E io che speravo ingenuamente di poterci aprire un mio chioschetto a lato.
È ammirevole come due colossi, mossi da pura generosità, definiscano un’apertura che casualmente li favorisce. Che magnanimità verso il mercato.
Isabella, la loro generosità è una recinzione dipinta per sembrare un orizzonte aperto.
Apertura? È un accordo per dettare le regole del gioco a tutti gli altri.