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Anthropic, l’azienda dietro Claude, ha aggiornato la sua politica sulla privacy introducendo la possibilità di richiedere documenti ufficiali come passaporto o patente agli utenti, una pratica che segna un cambio di rotta sull’anonimato nell’uso dell’intelligenza artificiale.
Anthropic sorprende aggiornando la policy di Claude: l'IA potrà richiedere un documento d'identità. Sebbene la motivazione ufficiale sia la sicurezza, la mossa solleva seri dubbi sulla privacy e l'anonimato. Questa decisione segna un precedente preoccupante, avvicinando strumenti creativi a pratiche di controllo digitale e aprendo le porte a una maggiore sorveglianza nell'era dell'IA.
Claude ti chiede la carta d’identità? non è uno scherzo.
Mettiamo che stai chiacchierando con Claude, l’intelligenza artificiale di Anthropic, e all’improvviso ti spunta una richiesta: “Per favore, carica una scansione del tuo passaporto”.
Sembra assurdo, ma è la nuova realtà che si profila all’orizzonte.
Anthropic ha aggiornato la sua politica sulla privacy, introducendo la possibilità di chiedere ad alcuni utenti un documento d’identità ufficiale, come patente o passaporto, per verificare età e identità. La notizia, riportata per la prima volta da TechCrunch, non è passata inosservata.
Certo, l’azienda specifica che la richiesta avverrà solo in “determinate circostanze”, senza però chiarire quali siano esattamente.
La mossa segna un cambio di passo notevole.
Finora, strumenti come Claude potevano essere usati con un certo grado di anonimato, ma questa novità li avvicina pericolosamente a pratiche di controllo dell’identità che abbiamo già visto sui social network o nelle app finanziarie.
La domanda sorge spontanea: perché un colosso dell’IA, che si è sempre posizionato come un’alternativa “più sicura”, ora vuole sbirciare nei nostri portafogli?
La solita scusa della sicurezza o c’è dell’altro?
Sulla carta, le motivazioni sembrano nobili: combattere frodi, abusi e garantire che i minorenni non accedano a contenuti non adatti a loro. Dopotutto, le piattaforme online sono sotto pressione da parte dei regolatori di tutto il mondo per implementare misure di sicurezza più stringenti.
Ma, diciamocelo, quando una multinazionale chiede dati così sensibili, il diavolo si nasconde sempre nei dettagli, o meglio, in quello che non viene detto. La nuova policy è vaga su punti fondamentali.
Cosa se ne fanno esattamente della scansione della tua patente?
Per quanto tempo la conservano?
Finisce in mano a terze parti per la verifica?
E, soprattutto, questi dati verranno usati per addestrare i loro modelli?
Queste non sono domande da poco, specialmente se pensiamo alla portata del fenomeno. Parliamo di una piattaforma con decine di milioni di utenti, come descritto in un altro approfondimento di TechCrunch, e che si sta espandendo rapidamente anche nel mondo delle piccole imprese.
Questa mossa, per quanto presentata come una misura di sicurezza, apre le porte a un futuro in cui l’accesso a strumenti digitali potenti potrebbe non essere più anonimo.
E se questo fosse solo l’inizio?
L’intelligenza artificiale con il nome e cognome: è questo il futuro?
Non è una novità assoluta. Il mondo delle criptovalute e delle app di pagamento ci ha già abituato a controlli simili, spesso necessari per normative antiriciclaggio.
Ma qui il discorso è diverso. Stiamo parlando di uno strumento di creatività, lavoro e informazione, che sta diventando una parte fondamentale della nostra infrastruttura digitale.
L’idea di dover legare la propria identità reale a ogni interazione con un’IA solleva questioni enormi sulla libertà di espressione e sulla sorveglianza. Le prime reazioni sui social, infatti, mostrano una chiara divisione tra chi applaude la mossa in nome della sicurezza e chi la vede come l’ennesima erosione della nostra privacy.
La vera domanda che dobbiamo porci è strutturale:
usare un’intelligenza artificiale avanzata rimarrà un’attività che si può svolgere in modo pseudonimo, o dovremo abituarci all’idea di associare il nostro nome e cognome a ogni prompt che scriviamo?
Anthropic per ora parla di “circostanze specifiche”, ma la storia di internet ci insegna che queste “circostanze” tendono ad allargarsi col tempo. Vedremo con quale frequenza useranno questa opzione e, soprattutto, se i competitor seguiranno a ruota.
Una cosa è certa: la discussione su privacy e anonimato nell’era dell’IA è appena iniziata.

La sicurezza è la solita foglia di fico. Stanno mappando le nostre identità reali per legarle ai nostri input creativi. Questo non è proteggere l’utente, è costruire un archivio. Quale sarà il vero prezzo di questa anagrafe digitale?
@Vanessa De Rosa Benvenuti nel panopticon digitale. Almeno la gabbia è ben arredata, no?
Il controllo è palese, ma questa verifica ci renderà un giorno tutti più sicuri.
@Isabella Sorrentino, questa sicurezza è un cavallo di Troia. Ci regalano un lucchetto più forte per la nostra porta digitale. In cambio, ottengono la chiave universale. Mi chiedo quale sia il vero prezzo di questa tranquillità.
Isabella Sorrentino, la sicurezza è un porto a cui tutti aspiriamo, ma a quale prezzo? Cediamo la nostra identità digitale in cambio di una promessa di tranquillità. Siamo sicuri che la rotta tracciata da questa bussola non ci porti verso un controllo ancora più capillare?
La maschera della sicurezza cela a malapena il volto del controllo. Uno strumento nato per dialogare si trasforma in un guardiano che chiede le credenziali. A quale porta stiamo veramente bussando con questa tecnologia?