Chatgpt e google dicono le stesse cose da fonti diverse

ChatGPT e Google AI Overviews condividono gli strumenti ma divergono quasi completamente sulle fonti

Secondo un’analisi pubblicata lo scorso 30 giugno da DerivateX, ChatGPT e Google AI Overviews — la scheda con la risposta sintetica che Google mostra in cima ai risultati di ricerca — consigliano molti degli stessi strumenti ma citano fonti quasi completamente diverse. È il cuore di quello che i ricercatori chiamano “Agreement Gap”: i due motori hanno nominato gli stessi prodotti circa il 32 per cento delle volte, ma hanno linkato le stesse pagine web solo nel 4 per cento dei casi. Due intelligenze artificiali che sembrano parlare la stessa lingua, insomma, ma che in realtà pescano da due universi di informazione distinti.

Lo studio ha analizzato decine di domande aperte di acquisto — quelle che un potenziale cliente farebbe per scegliere un software. ChatGPT, dal canto suo, ha attinto a piene mani dalle discussioni delle community: Reddit e forum vari hanno rappresentato circa un quarto delle sue citazioni, con 39 menzioni al solo Reddit nell’intero set di query. Google AI Overviews ha invece pescato dalle community solo nel 4 per cento dei casi, citando Reddit appena 7 volte. Non è solo una questione di gusti: Google AI Overviews ha anche mostrato una maggiore “prodigalità” informativa, indicando in media circa 16 fonti per risposta, contro le circa 10 di ChatGPT. In cima alla lista degli strumenti citati da entrambi sono finiti nomi come Vimeo, Wistia, Gumlet e Cloudinary. La convergenza sugli strumenti, insomma, non è casuale: riguarda prodotti già molto conosciuti. Ma è sulla provenienza delle informazioni che si misura la vera distanza.

La grande illusione del “tutti mi citano”

Essere nominati da ChatGPT o da Google AI Overviews fa piacere, ma non basta. Se si guarda alla sostanza — cioè a quali pagine web questi motori usano per costruire le risposte — il panorama è meno rassicurante di quanto sembri. Lo scorso aprile, benchmark di visibilità AI curato da DerivateX aveva già misurato un dato indicativo: il 44 per cento delle aziende B2B SaaS analizzate otteneva un punteggio inferiore a 50 su 100. Un risultato mediocre, che racconta di una presenza nell’AI generativa ancora debole per quasi metà del settore.

Il punto è che la visibilità nell’AI generativa non ha quasi nulla a che fare con il posizionamento sui motori di ricerca tradizionali. La ricerca di DerivateX sui miti della cosiddetta Generative Engine Optimization ha mostrato che solo il 12 per cento degli URL citati da ChatGPT, Perplexity e Copilot compare anche tra i primi dieci risultati di Google per la stessa query. E non è solo una questione di primi posti: secondo un’analisi di Ahrefs condotta su 17 milioni di citazioni e pubblicata alla fine del 2025, circa l’80 per cento degli URL citati da ChatGPT non rientra nemmeno tra i primi cento risultati di Google. Il quadro si inverte, almeno in parte, con Google AI Overviews: qui le pagine tra i primi dieci risultati organici vengono citate il 76 per cento delle volte. Ma il dato complessivo resta netto: i motori di ricerca e quelli basati sull’intelligenza artificiale stanno diventando due sistemi di scoperta separati.

Eppure, le aziende non sono invisibili. Anzi: in un altro test condotto da DerivateX su un campione di 50 aziende B2B SaaS, ChatGPT e Gemini hanno menzionato il 100 per cento dei nomi; Claude è arrivato all’88 per cento e Perplexity al 90 per cento. Il paradosso è tutto qui: l’AI sa che esisti, ti nomina, ma non ti usa come fonte autorevole per costruire la risposta. La menzione è un segnale di notorietà, non di autorevolezza. E in un ecosistema dove a contare sono le fonti effettivamente linkate — quelle che l’utente può cliccare per approfondire — essere nominati senza essere citati è un po’ come ricevere un complimento a una festa: piacevole, ma non ti porta nuovi clienti.

Oltre il ranking: progettare per l’AI

Di fronte a questa divergenza, le vecchie ricette non funzionano più. Non si può pensare di presidiare ChatGPT con le stesse strategie che funzionano su Google, e non si può trattare Google AI Overviews come una semplice estensione della Serp tradizionale. I numeri dicono che i due motori usano fonti quasi opposte e che la visibilità nell’AI si costruisce su fondamenta diverse: per ChatGPT contano le discussioni di comunità e i forum, per Google AI Overviews contano ancora (ma non solo) le pagine già ben posizionate. Qual è, allora, il denominatore comune? La domanda resta aperta, ma la direzione è chiara: chi produce contenuti per il B2B SaaS deve iniziare a progettare pensando agli ecosistemi di fonti che ciascun motore predilige, accettando l’idea che non esista un’unica strada per emergere. Non è una questione di tecnologia, ma di strategia editoriale e di presenza distribuita: forum, documentazione tecnica, pagine di prodotto, recensioni indipendenti. La visibilità non è più una questione di posizione su Google, ma di presenza in ecosistemi frammentati: chi saprà presidiare le fonti che l’AI considera davvero autorevoli avrà un vantaggio competitivo.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

18 commenti su “Chatgpt e google dicono le stesse cose da fonti diverse”

  1. Maurizio Greco

    Sembra di osservare due acquedotti distinti che, contro ogni logica idraulica, attingono da sorgenti diverse per poi confluire nello stesso identico bicchiere. La qualità dell’acqua a quel punto diventa un atto di fede, non un dato analizzabile.

  2. Da product manager questa dinamica mi genera un’ansia terribile. È come lavorare per due divinità diverse che indicano la stessa via commerciale. E io che pensavo di avere ancora un minimo di controllo, che ingenuo.

    1. Isabella Sorrentino

      Andrea Gatti, che illusione pensare di avere controllo quando le divinità sono due algoritmi che concordano per caso. Noi vendiamo solo le loro predizioni.

  3. La convergenza dei risultati, a dispetto delle fonti divergenti, non delinea una competizione ma una tenaglia informativa che stringe il nostro arbitrio. Mi chiedo quale pensiero originale potrà sopravvivere quando il coro canta la stessa canzone leggendo spartiti differenti.

    1. Elena Bianchi

      @Isabella Riva, chi tira le fila non si diverte, fattura. La divergenza delle fonti non è filosofia, ma una semplice segmentazione del mercato pubblicitario.

  4. Sabrina Coppola

    Sembra un duello tra due predicatori che vendono la stessa pozione miracolosa, solo che uno ha letto il bugiardino e l’altro le recensioni dei clienti. Alla fine, l’illusione della scelta è la vera merce.

  5. Nicolò Sorrentino

    L’analisi scopre l’acqua calda. Sono due fiumi diversi che sfociano nello stesso mare. La reputazione di un prodotto è l’oceano che accoglie ogni corrente. Il vero motore di ricerca, alla fine, è la percezione collettiva.

  6. Melissa Benedetti

    Dati diversi, stesso prodotto consigliato. Uno si basa sulla fuffa dei forum, l’altro su quella dei brand. Grande scoperta.

    1. Alberto Parisi

      Melissa Benedetti, un teatrino ben orchestrato dove due burattini, pur leggendo copioni distinti, ti indicano lo stesso sponsor. La vera intelligenza artificiale è quella di chi ha commissionato lo spettacolo, non credi?

  7. Due percorsi, stessa destinazione commerciale. L’AI non sceglie, convalida il budget più grosso. Noi mentori, questa roba, la insegniamo pure come format.

  8. Andrea Ruggiero

    Due burattini indicano lo stesso prodotto. Uno ascolta i forum, l’altro le pagine aziendali. Entrambi vendono. Ma alla fine la mano che tira i fili è sempre la stessa?

  9. Patrizia Bellucci

    L’illusione della scelta è il prodotto più redditizio che vendono. Ci guidano verso le stesse conclusioni attraverso corridoi informativi separati, facendoci credere di essere arrivati da soli. Ammetto di sentirmi persa, cercando di distinguere il mio intuito dal loro suggerimento subliminale.

  10. Federica Testa

    Stessi prodotti, fonti quasi mai uguali. Io che pensavo di avere il controllo sui dati mi sento scoperta. Un bel bagno di umiltà.

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