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La corsa all’Intelligenza Artificiale ha infatti causato un’impennata delle emissioni di gas serra, mettendo seriamente in discussione gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità dell’azienda per il 2030
Nonostante si presenti come leader della sostenibilità, Google sta mancando clamorosamente i propri obiettivi climatici. La colpa è della sua fame di Intelligenza Artificiale, che fa esplodere il consumo energetico e le emissioni. L'azienda scommette che l'AI salverà il pianeta, ma nel frattempo il suo impatto ambientale peggiora, sollevando seri dubbi sulla sua strategia.
Google, l’AI e le promesse sul clima: una storia che non torna
Ti sei mai chiesto quanto costa davvero, in termini ambientali, la corsa sfrenata all’Intelligenza Artificiale?
Google, che per anni si è presentata come paladina del clima, ci sta dando una risposta, e non è per niente rassicurante. L’azienda ha ammesso, ancora una volta, di non riuscire a rispettare i propri obiettivi climatici.
Il motivo? Proprio quel boom dell’AI che sta spingendo l’acceleratore sulla tecnologia, ma anche sul consumo di energia e sulle emissioni di gas serra. Sembra che la gara per dominare il mercato dell’intelligenza artificiale si stia scontrando frontalmente con le promesse di tagliare le emissioni di carbonio e operare in modo sostenibile.
Diciamocelo, Google si era posizionata bene. Si vantava di essere un’azienda carbon-neutral già dal 2007 e, nel 2020, aveva lanciato la sua sfida più grande: zero emissioni nette entro il 2030, operando 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con energia pulita.
Un obiettivo ambizioso, quasi una “missione sulla Luna”, come l’hanno definita internamente. Peccato che i dati più recenti raccontino una storia completamente diversa, una traiettoria che invece di scendere, sale.
E sale di parecchio.
Ma come è possibile che un’azienda che si vantava di essere così avanti sia finita in questa situazione?
La risposta ha due lettere: AI.
L’impronta di carbonio di Google schizza alle stelle, e la colpa è dell’AI
I numeri parlano chiaro e, francamente, lasciano un po’ perplessi.
Il report ambientale di Google mostra che le emissioni di gas serra continuano ad aumentare. Nel 2025 sono cresciute del 18% rispetto all’anno precedente, raggiungendo circa 14,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Il dato più significativo riguarda però il confronto con il 2019, l’anno scelto come riferimento per gli obiettivi climatici dell’azienda: da allora le emissioni complessive sono aumentate di circa l’81%, nonostante Google continui a ribadire l’impegno verso la neutralità climatica.
La stessa Kate Brandt, Chief Sustainability Officer di Google, ha definito l’obiettivo del 2030 “estremamente ambizioso”, sottolineando che il percorso è pieno di incertezze, tra cui l’impatto a lungo termine dell’AI sull’ambiente, che di fatto nessuno conosce ancora del tutto.
Insomma, una bella doccia fredda rispetto all’ottimismo sbandierato solo qualche anno fa.
Il punto è che l’Intelligenza Artificiale ha una fame energetica insaziabile.
E se pensi che questo sia un problema che riguarda solo i server, ti sbagli di grosso.
Data center, il vero motore (inquinante) dell’intelligenza artificiale
Addestrare e far funzionare i grandi modelli di AI richiede una potenza di calcolo spaventosa. Questo si traduce in più server, più data center e, di conseguenza, un consumo di elettricità che sta esplodendo.
Per darti un’idea, una singola richiesta a un sistema di AI generativa come ChatGPT può consumare quasi dieci volte l’energia di una normale ricerca su Google.
Ora moltiplica questo per miliardi di richieste.
La domanda di elettricità di Google, infatti, ha registrato nel 2025 il più grande aumento annuale della sua storia: un +37%.
Ma non è solo una questione di elettricità.
La crescita delle emissioni è legata anche alla costruzione di nuovi data center, che richiedono enormi quantità di acciaio e cemento, e al loro raffreddamento.
Per non surriscaldarsi, queste strutture divorano volumi impressionanti di acqua, un dettaglio non da poco in regioni spesso colpite dalla siccità.
Il risultato?
Le comunità locali iniziano a ribellarsi, protestando contro l’aumento dei prezzi dell’elettricità, il prelievo di risorse idriche e la pressione sulle infrastrutture.
E se credi che questo sia un problema solo di Google, ti sbagli ancora.
La verità è che l’intero settore tecnologico sembra aver messo le promesse sul clima in un cassetto per non ostacolare la corsa all’AI.
La grande giustificazione: l’AI salverà il pianeta che sta contribuendo a riscaldare?
La situazione è così evidente che il NewClimate Institute ha lanciato un avvertimento: il boom dei data center sta mettendo seriamente in discussione la capacità dei colossi tech di rispettare i propri impegni sul clima. Thomas Day, uno degli autori del report, ha usato parole dure, affermando che queste aziende sono “in una corsa per costruire il più possibile” e che “il clima sembra essere l’ultima cosa a cui pensano”.
Una prospettiva ancora più schietta arriva dall’ex CEO di Google, Eric Schmidt, che avrebbe detto che la società dovrebbe puntare tutto sui data center per l’AI anche se “non raggiungeremo mai i nostri obiettivi climatici“.
Dichiarazioni che, onestamente, fanno riflettere.
Di fronte a queste critiche, qual è la difesa di Google?
L’azienda sostiene che l’AI non è solo parte del problema, ma anche una parte fondamentale della soluzione. Sul loro sito dedicato alla sostenibilità tramite AI, spiegano come i loro strumenti intelligenti aiutino consumatori e aziende a ridurre le emissioni. Ad esempio, la funzione di percorso a basso consumo di Google Maps o i termostati intelligenti Nest. Secondo i loro calcoli, queste applicazioni avrebbero permesso di evitare emissioni per un volume quasi triplo rispetto a quelle prodotte dall’azienda stessa.
Insomma, il messaggio sembra essere: “Sì, inquiniamo di più per sviluppare l’AI, ma i benefici che questa tecnologia porterà al pianeta supereranno di gran lunga i costi attuali”. Una scommessa sul futuro, che però sta presentando un conto salatissimo nel presente.
La domanda che resta sul tavolo è semplice: stiamo assistendo a un’innovazione che, nel tentativo di risolvere i problemi di domani, sta peggiorando drasticamente quelli di oggi?
A te le conclusioni.

Si propone l’AI come un aratro per coltivare il futuro. Peccato stia solo rivoltando un campo già sterile. Quale raccolto ci aspettiamo da un suolo avvelenato?
Mi stupisce lo stupore generale per un piano industriale mascherato da dilemma etico, mentre loro si assicurano il controllo dell’infrastruttura globale. Io intanto pago le bollette producendo contenuti inutili con i loro sistemi.
Ci vendono il pompiere che appicca l’incendio, promettendo di spegnerlo con un bicchier d’acqua digitale. Chi sta pagando i danni nel frattempo?
@Davide Russo Non vendono il bicchiere. Vendono i futuri diritti sull’acqua del lago che si creerà dopo l’incendio. E io, romantico fesso, continuo a insegnare come raccontare questa bella favola.
@Gabriele Caruso Esatto, la favola del progresso serve a costruire il prossimo monopolio. È sempre la stessa musica, cambia solo l’orchestra.
Le emissioni sono un costo. Se non converte in profitto, prima o poi tagliano.
Il greenwashing è passato di moda, ora c’è l’AI-washing. Stessa fuffa, server più grandi. La cosa che mi stupisce è quanta gente ci creda ancora.
@Paola Montanari La gente crede perché è comodo. L’AI è il nuovo messia tecnologico che ci salverà da noi stessi, basta solo un piccolo sacrificio: il pianeta. Un baratto onesto, per la maggior parte delle persone.
@Paola Montanari I numeri non mentono, solo le narrazioni che costruiamo intorno. Immaginiamo un futuro con meno calcoli e più coscienza.
La favoletta dell’AI sostenibile è finita. Stanno bruciando il pianeta per i loro algoritmi. La velocità con cui accade tutto questo è terrificante.
@Davide Fabbro Loro sono il pompiere piromane. Spengono il fuoco con la benzina, dicendo che è acqua. Ma chi paga per i danni?