Google Search Console ora traccia i social

Anita Innocenti

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L’aggiornamento introduce la possibilità di verificare Instagram, TikTok, X e YouTube come “proprietà della piattaforma” per monitorare click e impressioni nella Ricerca Google e Discover

Google ha aggiornato la Search Console per monitorare le performance di post su Instagram, TikTok, X e YouTube. Questa mossa, presentata come un aiuto per i creator, permette a Google di ottenere dati preziosi sui contenuti esterni al web tradizionale. Se da un lato unifica le metriche, dall'altro solleva interrogativi sulla crescente dipendenza dall'ecosistema di Big G per misurare il successo online.

Google Search Console ora traccia anche i social: una rivoluzione a metà o una mossa strategica?

Google ha sganciato una di quelle novità che, sotto una patina di utilità, potrebbero cambiare le carte in tavola per chiunque crei contenuti online.

La Search Console non si limiterà più a monitorare le performance del tuo sito web, ma estenderà il suo sguardo famelico anche ai tuoi canali social e video.

In poche parole, potrai vedere come i tuoi post su Instagram, TikTok, X e YouTube si comportano nella ricerca di Google e in Discover.

Una mossa che di fatto trasforma i contenuti social da semplici strumenti di engagement a veri e propri asset misurabili all’interno del perimetro di Google.

Sembra una gran bella notizia, vero?

Avere finalmente dati unificati per capire come i tuoi sforzi sui social impattano la tua visibilità su Google.

Ma la domanda che dovresti porti è un’altra: qual è il vero obiettivo di Google con questa m-ossa?

Che cosa sta combinando Google, nel concreto?

L’aggiornamento introduce quelle che Google chiama “proprietà della piattaforma”, un nuovo tipo di risorsa che puoi verificare nella Search Console, esattamente come faresti con un sito.

Al momento del lancio, le piattaforme supportate sono quattro: Instagram, TikTok, X e YouTube.

Facebook e LinkedIn?

Per ora, guardano dalla finestra, e già questo dovrebbe farti riflettere sulle priorità di Big G.

Una volta verificato un profilo, la Search Console inizierà a mostrarti dati come i clic totali e le impressioni che i tuoi post ricevono dalla Ricerca Google, le query che hanno portato gli utenti a trovarti e le tendenze di traffico generali.

Come descritto nel blog di Google Search Central, l’obiettivo è aiutare creator e brand a “capire come i loro post social e video performano su Google”.

Il tutto verrà integrato nei report che già conosci, con la possibilità di filtrare ed esportare i dati. Un bel pacchetto di informazioni, non c’è che dire, che ti permette di vedere quali contenuti social hanno più presa su Google.

Ma non pensare che questa funzionalità sia spuntata fuori dal nulla.

Un’evoluzione, non una rivoluzione

Se segui il settore, forse ti ricorderai che già da un po’ di tempo Google stava sperimentando con l’integrazione dei canali social all’interno di Search Console Insights.

In quella fase, però, era tutto molto più limitato e automatico: era Google a decidere quali profili social associare al tuo sito, e tu non potevi aggiungerne manualmente.

Era, a tutti gli effetti, un test per saggiare il terreno.

Agenzie specializzate come Reflect Digital avevano già capito l’antifona, sottolineando come questa mossa stesse cambiando la percezione dei social media nel mondo SEO, trasformandoli in risorse misurabili.

La novità di oggi, quindi, non è una rivoluzione copernicana, ma la formalizzazione di un percorso già avviato. Google ha semplicemente alzato il sipario e ha reso ufficiale uno strumento che prima era per pochi intimi.

Tutto chiaro, quindi.

Google ha solo messo ordine in casa sua.

Eppure, questa mossa sta già alimentando un polverone di dubbi e domande più che legittime.

A chi giova davvero questo cambiamento?

Diciamocelo, quando Google ti “regala” uno strumento, c’è sempre da chiedersi cosa ci guadagna. L’integrazione dei dati social nella Search Console è senza dubbio utile per te, ma è ancora più utile per Google, che in questo modo ottiene una visione ancora più completa e granulare di come i contenuti si muovono online, anche fuori dai confini dei siti web tradizionali.

La scelta di includere solo quattro piattaforme, poi, è sospetta.

Perché proprio loro?

È un caso, o Google sta velatamente “suggerendo” dove dovremmo investire il nostro tempo e i nostri budget per avere una visibilità misurabile nel suo mondo?

Questo crea una dipendenza ancora più stretta. Se i dati di performance su Google diventano un metro di giudizio fondamentale, i brand potrebbero essere incentivati a concentrarsi solo sulle piattaforme tracciate, lasciando in ombra tutto il resto.

Come fa notare Matt G. Southern di Search Engine Journal, un veterano che segue le mosse di Google da oltre un decennio, siamo in un’epoca in cui la scoperta dei contenuti è sempre più mediata da algoritmi e IA.

Fornire dati di Search Console per i social è un modo per Google di dire: “Create pure contenuti altrove, ma alla fine tornerete sempre qui per misurarne il successo”.

Insomma, la Search Console non è più solo la casa del tuo sito web. È diventata un osservatorio da cui Google può monitorare un pezzo sempre più grande del tuo lavoro online.

Un aiuto prezioso, senza dubbio, ma anche un guinzaglio un po’ più corto.

A noi la scelta di come usarlo, con la consapevolezza che il controllore, alla fine, è sempre lo stesso.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

22 commenti su “Google Search Console ora traccia i social”

    1. Luciano Gatti

      @Noemi Conti Quel cartografo ci offre la mappa non del nostro regno, ma del nostro recinto. Una visione più chiara, concessa per definire il nostro valore di mercato per il monopolista, non certo per accrescere la nostra autonomia decisionale.

  1. Greta Luciani

    Una bilancia più precisa per pesare le nostre catene. La chiamano evoluzione, ma è solo una prigione misurabile. Oltre i numeri, cosa resta?

  2. Benedetta Donati

    Prima ci danno il metro. Poi decidono la lunghezza del centimetro. Alla fine, siamo solo numeri nel loro foglio di calcolo. Non è così?

    1. Raffaele Graziani

      @Benedetta Donati Prima il metro, poi il centimetro falsato; alla fine ci misurano la catena, non lo spazio, e noi annuiamo pure contenti.

      1. Benedetta Donati

        @Raffaele Graziani Esatto. Ci offrono una dashboard unica per farci sentire padroni dei dati, quando in realtà stanno solo costruendo un recinto più comodo. La vera domanda è: quando inizieremo a sentirlo stretto e a volerne uscire?

      1. Chiara Barbieri

        @Clarissa Graziani Ci lamentiamo della misura ignorando chi tiene il metro. È un meccanismo che funziona proprio perché ci vuole complici, non solo professionisti. Ci serve per giustificare il nostro lavoro.

  3. Renato Graziani

    Trasformano la passione in un grafico. Un altro pannello di controllo per misurare l’espressione umana. Diventiamo semplici cifre per i loro report. Resta da chiedersi dove sia la persona dietro al click.

  4. Alessio De Santis

    Hanno trasformato le nostre storie in fiumi. Tutti sfociano nel loro oceano di dati. Lì, misurano le onde, non il nostro cuore. Che senso ha navigare ancora?

    1. @Alessio De Santis, noi misuriamo le onde perché il cuore non è un KPI monetizzabile. Loro lo sanno e ci forniscono strumenti migliori per distrarci mentre prosciugano l’oceano. La domanda è: quando inizieremo a sentire la sete?

  5. Benedetta Lombardi

    Chiamatela mappa del tesoro o prigione dorata, il punto è che ci danno altri numeri da rincorrere. Io, da brava cacciatrice di conversioni, sono già pronta a vendere l’anima per un grafico unificato.

    1. Giorgio Martinelli

      @Benedetta Lombardi, il grafico unificato è la superficie, mentre sotto ci stanno dando un nuovo vocabolario per definire il successo, uniformando il nostro modo di pensare ai contenuti. La vera partita è di dipendenza culturale.

  6. Questi non sono dati utili, sono sbarre dorate. Google ci misura per controllarci meglio. La vera mossa è creare valore dove loro non possono ancora guardare.

  7. Nicolò Sorrentino

    Questa è una mappa del tesoro per i creator. Google ci mostra dove scavare per trovare l’attenzione. La visibilità ora ha una casa.

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