Digital Talks 2026: il programma completo delle tre giornate, raccontato da chi lo ha costruito

Ho aperto la mia agenzia nel 2010 e da allora il metodo non è cambiato: prima i dati, poi le opinioni. Oggi quel lavoro si chiama ricerca generativa, GEO: far trovare le aziende anche dentro le risposte costruite dall’AI. Digital Talks Experience nasce da qui. L’ho costruito come un business talk su invito per imprenditori: non per capire cos’è l’AI, ma per decidere cosa farne nella propria impresa. Il tema di questa edizione è «Big Bang AI – La genesi Agentica», e la domanda che mi interessa davvero è una sola: cosa succede al tuo business quando le macchine iniziano a decidere?

Cento posti, nessuno a caso

Il formato sta in tre numeri: 100 invitati selezionati, 19 talker attivi sul campo, 4 sessioni verticali. Cento posti, nessuno a caso: scelgo persone che le decisioni le prendono davvero, perché il confronto regge solo se attorno al tavolo nessuno recita. La regola d’ingaggio l’ho scritta sul sito e la difendo:

Un confronto tra esperti, senza palchi, senza slide, senza domande filtrate.

Tre giornate, tre luoghi

Si parte a tavola. Venerdì 10 luglio 2026, alle 20:00, cena di networking al ristorante Da Lio, in via dei Mille 10 a Cagliari. L’11 luglio è la giornata piena: dalle 9:00 alle 17:30 nello studio televisivo dell’Unione Sarda. Il 12 luglio si chiude al mare, con la Digital Talks Private Area all’Emerson Beach Club, sulla spiaggia del Poetto, dalle 10:00. Cena e spiaggia non sono contorno: il networking è la colonna portante dell’intero evento, e lo aveva notato anche Intervista.it.

La mattina in studio: i quattro panel

La giornata in studio la apro io: accreditamento alle 09:00, benvenuto alle 09:30. Alle 09:45 il Panel 1, «AI: cosa è vero e cosa è marketing», che ho voluto per primo perché separa la sostanza dalle promesse di chi l’AI la vende. Alle 10:30 il Panel 2, «Advertising: TikTok, Meta, Google e il ritorno della pubblicità». Alle 11:40 il Panel 3, «Brand e Dati: come difenderli nell’era delle big tech». Questi li modero io. Alle 12:20 passo il microfono: il Panel 4, «AI & Human: l’impresa è ancora una cosa umana?», lo guida Enrico Piacentini, patron di TEDx Legnano.

Il pomeriggio: il libro, i founder, il futuro

Il pomeriggio cambia passo. Alle 14:30 introduco «Inquinamento Cognitivo», il libro di Luca Vescovi, esperto di neuromarketing e founder di Jampaa. Alle 15:00 il Panel 5, «Founders: perché nessun algoritmo ha mai fondato un’azienda», che riporta il discorso dove deve stare: sulle persone che rischiano in proprio. Alle 15:45 intervisto Gianluca Dettori, chairman e general partner di Primo Ventures, su «Il futuro della tecnologia». Alle 16:15 chiude Stefano Chiodaroli, volto di Zelig e Colorado Café. Alle 17:00, aperitivo da Les Plus Bon, in piazza L’Unione Sarda.

Come si entra

Un biglietto non si compra. L’accesso è su invito e, se pensi di avere il profilo giusto (e un fatturato di almeno un milione di euro), puoi candidarti dal form su digitaltalks.it. L’invito copre tre giorni completi: cena di networking, talk in studio televisivo, sessione privata in spiaggia, con kit, coffee break e aperitivo inclusi. Il viaggio no: quello lo organizzi tu.

Ultima domanda, legittima: chi sono io per mettere in piedi una cosa del genere? Uno che fa ricerca organica da oltre 19 anni, trasformando ricerche in clienti per aziende di ogni dimensione, in Italia e all’estero. Nel 2025 il Senato della Repubblica mi ha invitato, come esperto, a parlare del potere dell’intelligenza artificiale nella ricerca; prima ancora lo raccontavo dal palco di TEDx. Nella mia agenzia crediamo nei dati e ancora di più nelle relazioni durature. Digital Talks è quella frase fatta programma.

Se di tutto il sito dell’evento dovessi tenere una sola riga, sarebbe questa:

Il valore vero non è sul palco. È seduto accanto a te.


Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

18 commenti su “Digital Talks 2026: il programma completo delle tre giornate, raccontato da chi lo ha costruito”

  1. Sara Benedetti

    L’istinto non è l’anima persa di un vecchio motore di ricerca, è la bussola del nostro mestiere. Questo evento per pochi eletti sembra volerla sostituire con un navigatore impeccabile. E se un giorno il segnale dovesse saltare, sapremo ancora orientarci da soli?

    1. Francesco De Angelis

      @Sara Benedetti il segnale perso è un incubo. Le macchine decidono, noi eseguiamo. E la progettazione sull’uomo?

    2. Nicola Caprioli

      Sara, quando il segnale salta non ci si orienta: si attende il nuovo segnale. La bussola è un’illusione di controllo che abbiamo già perso.

      1. Sara Benedetti

        Nicola, ma l’attesa del segnale non è essa stessa una paralisi? Mentre aspettiamo, l’azienda è ferma, esposta. Questa dipendenza totale mi spaventa. Diventiamo semplici passeggeri in attesa che il pilota automatico si riattivi?

    1. Andrea Cattaneo

      Angela, il tuo istinto te lo scordi, temo. Diventa un lusso per pochi, mentre noi diventiamo esecutori di output calcolati da una macchina.

  2. Il problema non è l’AI che decide. È l’AI del competitor che decide prima. Chi resta a guardare è destinato a sparire.

    1. Walter Benedetti

      Enrico Romano, arrivare primi non serve se la melodia è sbagliata. L’automa è solo uno strumento. Il problema è l’assenza di un direttore d’orchestra, non la velocità dell’esecutore. Chi scrive la partitura?

  3. Federica Testa

    Tutto questo lamento per un evento a inviti. Se il tuo business non è rilevante per la discussione, perché dovresti esserci? Le macchine decidono, i founder pure. È logico.

  4. Un altro salotto per i soliti noti che si auto-convincono di governare gli algoritmi. Dopo le chiacchiere, l’unica decisione presa dall’AI sarà quale ristorante prenotare per la cena di gala.

  5. Alessandra Lombardi

    L’ennesimo club esclusivo dove i soliti noti fingono di controllare macchine che decideranno per loro. Chi firmerà il comunicato di scuse?

  6. La selezione all’ingresso suona un po’ classista. Un po’ come dire che solo alcuni semi sono degni del giardino. Ma le idee migliori non nascono spesso proprio fuori dal seminato?

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