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Per rincorrere la maturità di Google Ads e Meta, OpenAI sta introducendo nuove funzionalità che offrono maggiore controllo e strumenti professionali agli inserzionisti, pur gestendo con prudenza l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nella creazione degli annunci.
OpenAI accelera sulla monetizzazione di ChatGPT, trasformando la piattaforma Ads per competere con colossi come Google e Meta. Con un Ads Manager rinnovato e strumenti più controllabili, l'azienda vuole attrarre grandi budget pubblicitari. Una mossa strategica che, pur evitando l'IA generativa per le creatività, segna un passo deciso verso un futuro pubblicitario maturo e globale per l'assistente AI.
Una plancia di comando per fare sul serio
La prima grande novità è la riprogettazione della scheda di riepilogo nell’Ads Manager. Diciamocelo, per chi fa questo mestiere, una dashboard chiara è tutto. È il segnale che OpenAI ha capito una cosa fondamentale: se vuoi i soldi dei professionisti, devi dar loro gli strumenti da professionisti.
Come riportato da Search Engine Land, questa nuova sezione non si limita a mostrare qualche metrica, ma offre una visione d’insieme sulla “salute” dell’account, suggerendo azioni specifiche per ottimizzare le performance. In pratica, è una specie di to-do list automatica che ti dice dove intervenire.
Questo approccio, se da un lato aiuta chi ha meno tempo o risorse, dall’altro solleva un dubbio.
Quanto di questo “aiuto” è genuino e quanto è un modo per spingere gli inserzionisti verso azioni che favoriscono la piattaforma stessa, come aumentare la spesa o l’utilizzo dell’inventario?
È un equilibrio delicato che abbiamo già visto in altre piattaforme.
Ma non è solo una questione di grafici e metriche. La vera mossa astuta di OpenAI si nasconde in un’altra funzionalità, una che a prima vista sembra semplice automazione, ma che in realtà rivela una scelta strategica ben precisa.
Automazione sì, ma con il freno a mano tirato
Qui la faccenda si fa interessante. OpenAI ha introdotto le “bozze di annunci suggerite”. Quando il sistema rileva che una campagna potrebbe beneficiare di più creatività, propone una nuova bozza di annuncio pre-compilata.
E da dove prende i contenuti?
Direttamente dal sito web dell’inserzionista: immagini, titoli, descrizioni. Il punto chiave, però, è un altro: questo strumento non usa l’intelligenza artificiale generativa per creare nuovi testi o immagini. Si limita a riassemblare materiale già esistente e approvato.
Perché OpenAI, il gigante dell’IA generativa, decide di non usare la sua tecnologia di punta per creare annunci?
La risposta, diciamocelo, è una mossa tanto prudente quanto rivelatrice. Da un lato, si evitano un sacco di problemi: si rispetta la voce del brand, si riducono i rischi legali legati a claim promozionali inventati e si semplifica la vita a chi opera in settori regolamentati.
Dall’altro, è quasi un’ammissione che, per ora, è meglio lasciare il controllo creativo finale nelle mani dell’uomo. Una scelta che rassicura gli inserzionisti, ma che ci dice anche che la strada per un’automazione creativa completa è ancora lunga e piena di insidie.
Questa prudenza, però, non deve ingannare. Mentre da un lato si muovono con i piedi di piombo sulla creatività, dall’altro stanno già gettando le basi per un’espansione su larga scala che mira a sfidare i giganti del settore.
Più controllo e un occhio al mercato globale: la vera posta in gioco
Le altre novità vanno proprio in questa direzione. L’introduzione delle “custom audiences” è una di quelle funzionalità che fa la differenza tra un esperimento e una piattaforma pubblicitaria matura. Finalmente puoi decidere tu a chi far vedere (e, soprattutto, a chi non far vedere) i tuoi annunci, usando dati di prima parte.
È il tipo di controllo granulare a cui gli inserzionisti sono abituati e che finora mancava.
In parallelo, OpenAI sta rinfrescando il formato visivo degli annunci e ha iniziato l’espansione in Giappone. Non è una scelta casuale: il Giappone è un mercato digitale sofisticato e un banco di prova perfetto per testare l’efficacia della pubblicità conversazionale in un contesto non anglofono.
L’intenzione è chiara: costruire un prodotto pubblicitario globale.
Mentre OpenAI cerca di rendere la sua piattaforma più appetibile per chi investe, la domanda vera è: cosa ne penseranno gli utenti?
Vedere annunci sempre più mirati e con un nuovo formato rovinerà quell’esperienza conversazionale che ha decretato il successo di ChatGPT?
La strada per monetizzare senza tradire la fiducia degli utenti è stretta.
OpenAI sta mettendo sul tavolo le sue carte, cercando di convincere gli inserzionisti che ha gli strumenti giusti. Resta da vedere se questa scommessa pagherà senza trasformare un assistente utile in un’altra bacheca pubblicitaria.

I modelli di conversione sono il pretesto. Il vero obiettivo è recintare i nostri clienti.
Chiara, chiamalo recinto o plancia di comando, il risultato è lo stesso: i nostri dati di conversione alimentano la loro macchina, non il nostro business.
I nostri modelli di conversione salteranno tutti. Un altro colosso che rimescola le carte. Sinceramente, questa cosa mi mette una paura pazzesca.
Nuova plancia, stesso mare. I clienti sono la vera rotta. Il nostro dovere è guidare loro, non inseguire lo strumento.
Renato, guidare i clienti presuppone una destinazione. Questi strumenti servono solo a misurare la profondità delle loro tasche mentre navigano a vista.
Un nuovo casinò con fiches diverse. Ma il banco vince sempre, ricordiamocelo.
Più controllo per noi significa solo più dati per loro, addestrando l’IA che un giorno ci sostituirà. È un suicidio assistito professionalmente.
Ci danno questa plancia di comando per farci sentire capitani della nostra rovina, mentre l’algoritmo ci guida dritti verso il solito iceberg. Mi chiedo da quanti anni spingo pulsanti che in realtà non cambiano affatto la rotta.
La plancia di comando è uno specchietto per le allodole. Noi vediamo le metriche che vogliono loro. Il vero motore del rendimento rimane una scatola nera, come al solito.
@Vanessa De Rosa Ci concedono il volante di un treno che viaggia su binari già decisi.
Ci danno una plancia di comando tirata a lucido per farci sentire dei pro. In realtà è solo un modo più elegante per svuotarci le tasche. Una specie di eutanasia finanziaria assistita. Non male come format, devo dire.
La nuova plancia di comando è solo un’anestesia per farci accettare la gabbia. Congelano l’IA generativa per rassicurarci, ma è solo un guinzaglio temporaneo prima di scatenare il mostro algoritmico sui nostri budget. Chi controllerà chi, alla fine?
Fabio Fontana, ci offrono una lente di ingrandimento migliore. Per guardare la nostra cella, non per trovare la chiave. La serratura è sempre dal loro lato del muro. Chi gestisce il guardiano?
Serena Basile, il guardiano risponde solo al loro conto economico. Questa plancia di comando ci permette di arredare meglio la cella, ma il proprietario dell’edificio non cambia. La vera domanda è: quando costruiremo il nostro?
Che meraviglia, OpenAI ci regala un’altra plancia di comando per bombardarci di pubblicità, limitando la sua stessa tecnologia per rassicurare i grandi inserzionisti. L’umanità ringrazia per questa ennesima catena digitale.
Isabella, rassicurare chi paga non è una catena, è mettere le briglie a un cavallo. Si fa per non finire tutti quanti nel fosso.
Che tenerezza, OpenAI che si auto-censura sulla sua stessa IA generativa perché sa benissimo che produrrebbe solo spazzatura inutilizzabile per le aziende. Ci offrono il solito cruscotto scopiazzato chiamandolo progresso, ma credono basti per convincerci a spostare i budget?
L’azienda di AI generativa che limita l’AI generativa. Una scelta commercialmente molto rassicurante.
Gentile Signora Negri, la sua ‘scelta rassicurante’ è solo un pretesto. Ci offrono un’altra plancia di comando per legare i nostri budget a un nuovo monopolista, mentre noi poveri imprenditori applaudiamo. Quando impareremo a non fidarci di queste manovre?