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Google ha mosso i ranking di sabato

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Strumenti di monitoraggio rilevano oscillazioni anomale nelle posizioni, ma Google non conferma aggiornamenti ufficiali

Sabato 24 ottobre le classifiche di Google hanno registrato forte volatilità, senza conferme ufficiali da Mountain View. Il dato conta perché lo spam update di settembre, dichiarato concluso, aveva già mostrato ondate multiple: la data di fine indicata da Google resta un riferimento utile, non una garanzia di stabilità, e servono settimane di dati per distinguere una fase passeggera da un cambiamento duraturo.

Sabato 24 ottobre, tre giorni fa, le classifiche di Google si sono mosse parecchio. Non un assestamento qualunque: come riportato da Barry Schwartz su Search Engine Roundtable, molti degli strumenti di tracking di terze parti, cioè i software che ogni giorno registrano le posizioni dei siti nei risultati di ricerca, hanno rilevato una volatilità significativa. E di sabato, quando di solito chi lavora sul web stacca un po’.

Un sabato agitato nelle SERP

C’è un dettaglio che rende la storia più interessante. Nei giorni precedenti un webmaster aveva notato qualcosa di strano nei propri log: «Negli ultimi due giorni ricevo un forte traffico bot da Singapore. Di solito succede prima di un aggiornamento di Google». I bot sono programmi automatici che visitano le pagine; un’ondata improvvisa da una zona precisa del mondo, per chi gestisce siti da anni, è spesso un campanello d’allarme. Non è una prova, sia chiaro:
è un’osservazione empirica, il tipo di segnale che gli addetti ai lavori si passano sui forum.

Resta però la domanda di fondo. Sabato è partito un nuovo aggiornamento? Oppure stiamo vedendo la coda di qualcosa che Google aveva già dichiarato chiuso? Google, per ora, non ha confermato nulla di nuovo. E qui serve fare un passo indietro.

Lo spam update di settembre era davvero finito?

A settembre Google ha avviato uno spam update, un aggiornamento pensato per colpire i siti che cercano di scalare le classifiche con tecniche scorrette: contenuti generati in massa, pagine create solo per intercettare parole chiave, link comprati. Secondo il Google Search Status Dashboard, la pagina ufficiale in cui l’azienda comunica lo stato dei suoi aggiornamenti, la distribuzione risultava completata lo scorso 8 ottobre.

Fin qui la versione ufficiale. Ma chi osserva i dati ogni giorno racconta un percorso meno lineare. Secondo Schwartz, quell’aggiornamento ha prodotto tre distinte ondate di volatilità. Tre, non una. Il che significa che, per i siti coinvolti, settembre e l’inizio di ottobre non sono stati un singolo scossone seguito dalla calma,
ma una sequenza di saliscendi.

Ecco perché attribuire con certezza la scossa di sabato è difficile. Se un aggiornamento “concluso” ha già mostrato più fasi, chi può dire che non ce ne sia una quarta? Oppure che Google non stia semplicemente ritoccando i suoi sistemi senza annunciarlo, come accade spesso? Il punto, per chi ha un sito, è un altro: la data di fine dichiarata da Google è un riferimento utile, non una garanzia di stabilità. E la distinzione tra ciò che l’azienda comunica e ciò che i siti vivono davvero va tenuta sempre presente.

Ma se le posizioni ballano così spesso, che cosa succede alle visite vere, quelle che portano clienti e fatturato?

Più ricerche, meno visite

Qui i numeri sembrano contraddirsi. Da un lato Google rivendica, sul blog ufficiale dell’azienda, che nell’ultimo trimestre le query di ricerca hanno toccato il massimo storico. Le persone, insomma, cercano più che mai.

Dall’altro lato, una parte degli editori vede il contrario. Secondo dati Semrush, citati da Nieman Lab, alcune pubblicazioni hanno perso oltre il 40% del traffico tra giugno 2025 e giugno 2026. Attenzione: questo è un dato di medio periodo, che non ha niente a che vedere con la scossa di sabato. Racconta una tendenza di un anno intero, non un fine settimana.

Come si conciliano le due cose? Più ricerche non vuol dire automaticamente più clic verso i siti. Google tende sempre più a dare la risposta direttamente nella sua pagina, e una ricerca che si chiude lì è una ricerca che non porta nessuno da te. Il massimo storico delle query è un ottimo titolo per Google e per i suoi inserzionisti. Per chi pubblica contenuti o vende online, la domanda giusta è un’altra: quanta di quella crescita arriva fino al mio sito?

La risposta, per molti, è: meno di prima. E in modo meno prevedibile.

Per chi fa impresa online la lezione è concreta. Le ricerche non mancano, ma la visibilità su Google si muove a ondate, anche quando un aggiornamento risulta ufficialmente chiuso. Un calo improvviso dopo un fine settimana come quello del 24 ottobre va letto dentro questo contesto, prima di trarre conclusioni affrettate o di stravolgere il sito: potrebbe essere una fase passeggera, potrebbe essere qualcosa di più duraturo, e servono qualche settimana di dati per capirlo. Quello che invece è già chiaro è un altro aspetto. Dipendere da un solo canale di traffico, oggi, è un rischio d’impresa reale. Non un’ipotesi da convegno.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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