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Gli editori vogliono farsi pagare i testi usati per addestrare l’IA

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Delle 52 memorie depositate nella causa riunita contro OpenAI e Microsoft, 26 sostengono gli attori e 18 i convenuti

Cinquantadue memorie amicus sono state depositate in una settimana nel maxi-procedimento sul diritto d'autore che vede convenuti OpenAI e Microsoft. Ventisei sostengono gli attori, 18 i convenuti, otto restano neutrali. Il caso riunisce cause prima separate e conta 158 procedimenti legati all'IA. La posta è economica: se prevale la tesi del mercato delle licenze, i contenuti acquistano valore come dati di addestramento; se passa il fair use, restano gratuiti.

Cinquantadue memorie in una sola settimana. Secondo il conteggio non ufficiale di ChatGPT Is Eating the World, la settimana chiusa ieri ha portato nell’OpenAI MDL, il maxi-procedimento sul diritto d’autore che vede OpenAI e Microsoft come convenuti, 52 memorie amicus proposte. Si tratta di documenti con cui soggetti esterni alla causa (associazioni, aziende, organizzazioni) chiedono al giudice di poter dire la loro. Il dato più interessante, però, non è il totale ma la divisione: le memorie non si spartiscono a metà.

Cinquantadue voci, tre schieramenti

Ventisei memorie stanno con gli attori, cioè con chi accusa OpenAI e Microsoft di aver usato opere protette senza permesso. Diciotto stanno con i convenuti. E otto non si schierano con nessuno dei due. Sono interventi che non chiedono la vittoria di una parte e puntano a offrire al tribunale una lettura propria della questione. Già questo dice qualcosa: su un tema simile c’è chi preferisce non schierarsi ma vuole comunque pesare sulle regole che ne usciranno.

Il numero va messo in prospettiva. Lo stesso osservatorio conta oggi 158 cause per violazione del diritto d’autore legate all’intelligenza artificiale, comprese quelle confluite nell’OpenAI MDL. Non siamo quindi davanti a una lite isolata tra un editore e un’azienda tecnologica. È un fronte giudiziario largo. E allora viene da chiedersi: perché tutta questa attenzione si concentra proprio qui, e non sulle altre cause aperte?

Dodici cause diventate una

La risposta sta in una decisione presa un anno e mezzo fa. Come ricostruito da lo studio legale BakerHostetler nella sua scheda del caso, nell’aprile 2025 lo United States Judicial Panel on Multidistrict Litigation, l’organo federale che decide quando più cause simili vanno trattate insieme, ha riunito dodici procedimenti contro OpenAI e Microsoft. Erano nati in due tribunali diversi: il Southern District of New York e il Northern District of California. Funziona un po’ come quando più ruscelli confluiscono nello stesso fiume. Da quel momento chi vuole influenzare il modo in cui la giustizia americana tratta l’addestramento dell’IA sa dove andare a parlare. Le memorie arrivano qui perché qui si gioca la partita più grossa.

Ma se la causa è diventata una sola, gli argomenti in campo restano due. E non si conciliano.

Fair use o mercato delle licenze

Il primo argomento è quello delle aziende tecnologiche e dei loro alleati. Lo riassume bene la memoria depositata dalla CTA insieme ad altri firmatari: addestrare l’intelligenza artificiale su fonti ampiamente diversificate sarebbe un fair use trasformativo, essenziale per la creatività futura. Traduciamo. Il fair use è l’eccezione del diritto americano che consente di usare un’opera protetta senza autorizzazione in certi casi, per esempio quando l’uso ne trasforma il senso o la funzione. La tesi è che un modello linguistico non ricopia i testi per rivenderli. Li “digerisce” per imparare a scrivere. Quindi non ruberebbe niente a nessuno.

Il secondo argomento guarda lo stesso atto di copia e ci vede tutt’altro. È la posizione espressa nella memoria di Association of American Publishers, Copyright Clearance Center, Independent Book Publishers Association e International Association of Scientific, Technical & Medical Publishers. Questi soggetti sostengono le mozioni per summary judgment degli attori collettivi e degli editori di notizie. Il summary judgment è la richiesta di chiudere la causa con una decisione del giudice, senza arrivare al processo, quando i fatti non sono in discussione. Il loro ragionamento è netto: la copia non autorizzata per l’addestramento danneggia il mercato in espansione delle licenze per l’IA.

Qui sta il punto. Questo argomento è economico prima ancora che giuridico. Gli editori non dicono soltanto “avete violato una regola”. Dicono che esiste già un mercato in cui i contenuti si pagano per addestrare i modelli. Se un’azienda può prendere gratis ciò che altre pagano, quel mercato si svuota. Ed è un argomento furbo, perché nel diritto americano l’effetto di un uso sul mercato potenziale dell’opera è uno dei fattori che decidono se il fair use regge o no. In pratica, più il mercato delle licenze cresce, più diventa difficile sostenere che usare i testi senza pagarli non faccia danno a nessuno.

Vale la pena chiedersi chi ci guadagna, da entrambe le parti. Le aziende dell’IA hanno tutto l’interesse a presentare la propria attività come motore della creatività futura: è un modo elegante per dire che la materia prima dovrebbe restare gratuita. Gli editori, dall’altro lato, difendono un mercato che stanno costruendo loro stessi e in cui sono i venditori. Nessuno dei due è un osservatore neutrale. Non a caso otto memorie hanno scelto di non stare né di qua né di là.

Cosa cambia per chi fa impresa online? Molto, a seconda di come andrà. Se il giudice accoglie la tesi del mercato delle licenze, i contenuti diventano un bene da licenziare, con un valore anche come dati di addestramento. Se invece prevale il fair use, restano materia prima a disposizione di chi costruisce i modelli, senza compenso. I prossimi passaggi da seguire sono le decisioni sulle mozioni per summary judgment: è lì che queste memorie cercano di pesare.

Per chi pubblica online, che siano articoli, schede prodotto o semplici pagine di testo, l’esito di questo procedimento dirà se quei contenuti hanno un prezzo anche come dati di addestramento. Non è una disputa tra giuristi lontana dal tuo sito. È un listino che sta per essere scritto, e conviene seguirlo da vicino.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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