Senza dati strutturati, autorevolezza del brand e contenuti realmente utili, l’IA ignora la tua presenza più di quanto farebbe un lettore annoiato
📌 TAKE AWAYS
La visibilità nell’era dell’intelligenza artificiale non è una scorciatoia, ma il risultato di struttura tecnica, autorità e valore reale.
Solo un sistema solido permette ai brand di essere riconosciuti, citati e scelti dagli LLM nel tempo.
Lo so, c’è stato un momento, qualche mese fa, in cui hai pensato che l’intelligenza artificiale avrebbe risolto tutti i tuoi problemi di visibilità.
Magari eri lì, a guardare i grafici di Google Search Console che puntavano verso il basso come un Boeing in avaria, e ti sei detto: “Poco male, ora arriva ChatGPT Search, sistemo due testi con l’IA e torno a dominare il mercato”.
Ecco, se oggi sei qui a leggermi, probabilmente hai capito che quel momento era un’illusione. Anzi, era la versione contemporanea della favola di Jack e del fagiolo magico, che prometteva crescita rapida e senza sforzo, ma stavolta senza lieto fine.
Ti parlo da chi passa le giornate a smontare e rimontare gli ingranaggi della SEO, per capirne il funzionamento reale: perché oggi un brand viene citato in una risposta di un LLM e il giorno dopo scompare senza lasciare traccia.
Il tuo obiettivo è semplice: vuoi che la tua azienda sia la risposta.
Non una delle tante, ma la risposta.
Vuoi che quando un utente chiede a ChatGPT, a Perplexity o a Gemini quale sia il miglior prodotto nel tuo settore, il tuo nome sia lì, scritto in grassetto, con un link pronto a generare una vendita.
Il punto è che la visibilità nell’era dell’IA non è una scorciatoia.
Non è un trucco del Mago Silvan.
È un sistema complesso, volatile e, a tratti, profondamente irritante da governare.
Ma è anche la più grande opportunità di crescita che la tua azienda possa incontrare da qui al 2026, a patto che tu decida di smetterla di inseguire la “formula magica” e inizi a trattare la tua presenza online come una funzione del tuo prodotto, non come un semplice canale di marketing.
Se i robot non leggono la tua targa, finisci fuori strada
Cominciamo dalle basi, quelle che molti vorrebbero ignorare perché “troppo tecniche”.
Nitin Manchanda ha recentemente coordinato una ricerca imponente per Semrush, analizzando 5 milioni di URL citati da ChatGPT Search e dall’AI Mode di Google.
E sai che è saltato fuori?
Semplice. Che nonostante l’intelligenza dei modelli sembri quasi umana, la loro capacità di trovarti dipende ancora da quanto sono pulite le fondamenta della tua casa.
Mi spiego meglio.
Non è che i modelli “amino” la SEO tecnica in quanto tale. Semplicemente, ne hanno bisogno per non fare fatica.
Un LLM si comporta come una persona sommersa da troppe informazioni e con pochissimo tempo. Non approfondisce tutto, non pesa ogni dettaglio. Si affida a segnali rapidi per decidere cosa tenere e cosa scartare.
Se un contenuto è chiaro, riconoscibile e coerente con ciò che già conosce, lo usa. Se richiede troppo contesto o troppe spiegazioni, passa oltre senza fermarsi.
Lo studio mostra infatti una correlazione spaventosa tra la visibilità e l’uso dei dati strutturati (il cosiddetto markup Schema.org).

Nello specifico, le pagine citate da Google AI Mode presentano una frequenza d’uso di schemi come Organization, Article e BreadcrumbList molto più alta rispetto alla media.
Parliamo di numeri chiari: il 34% delle pagine citate da Google ha uno schema di tipo Organization ben implementato. Se pensi che sia un dettaglio per programmatori annoiati, stai commettendo un errore che ti costa fatturato. Questi dati dicono all’intelligenza artificiale chi sei e cosa fai, riducendo il rumore di fondo.
C’è poi la questione degli URL.
Ti hanno sempre detto che devono essere brevi, vero?
La ricerca di Manchanda aggiunge un dettaglio chirurgico: la zona ideale, quella che riceve il maggior numero di citazioni (circa 87.000 nel campione analizzato), è composta da URL che hanno uno slug lungo tra i 17 e i 40 caratteri. Troppo corti sono spesso troppo generici; troppo lunghi puzzano di spam e keyword stuffing.
La moderazione, paradossalmente, è il segnale di qualità che i modelli AI preferiscono.

Ma c’è un elemento che dovrebbe farti riflettere sulla qualità del traffico che stai inseguendo: quello che gli esperti chiamano “l’utente educato”.
Chi arriva sul tuo sito attraverso una risposta IA non è un passante distratto. È qualcuno che è già stato istruito dal modello, sa già che tu sei la soluzione al suo problema e atterra sulla tua pagina con una propensione all’acquisto drasticamente superiore.
I dati mostrano che queste pagine citate hanno tempi di sessione più lunghi e tassi di rimbalzo inferiori. Ricorda: non è il click a rendere autorevole la pagina, è l’autorità della pagina a conquistare il click di un utente che sa già cosa vuole.
Dimentica la vanità della classifica: quanto pesa un click in euro?
Qui entra in gioco una figura centrale nel panorama strategico attuale: Eli Schwartz. Se segui la SEO da un po’, saprai che Eli non è uno che le manda a dire. La sua tesi è brutale: se nel 2026 stai ancora misurando il successo della tua strategia in base al “ranking” o al numero di click organici totali, stai gestendo il tuo business con lo specchietto retrovisore.
La search guidata dall’IA sta riducendo drasticamente il traffico diretto verso i siti per le domande puramente informative. Se vendi scarpe da trekking e scrivi un articolo su “cos’è il Gore-Tex”, preparati: l’IA darà la risposta direttamente nella chat e l’utente non arriverà mai sul tuo sito. Perdere tempo a monitorare la posizione per quella parola chiave è inutile.
Ciò che conta è: quante persone, dopo aver parlato con l’IA, cercano specificamente il tuo brand?
Il passaggio necessario è spostare la misurazione dal volume al valore economico reale. Schwartz sostiene che la SEO debba essere trattata come una funzione di prodotto. Non conta quante persone entrano, conta quanto contribuiscono al fatturato, qual è il loro costo di acquisizione (CAC) e, soprattutto, qual è il loro valore nel tempo (LTV).
Pensa alla complessità del viaggio che compie il tuo cliente.
Magari ti scopre su ChatGPT mentre chiede consigli per un viaggio, poi vede una tua pubblicità su Instagram e infine torna sul tuo sito digitando il tuo nome su Google.
Chi ha generato la vendita?
Il team che gestisce le campagne a pagamento vorrà il merito, quello dei social pure. Ma la realtà è che senza quella prima citazione nell’IA, il cliente non avrebbe mai iniziato il percorso, come ci ha detto anche Bengü Sarıca Dinçer nel corso della nostra intervista.
Misurare l’impatto indiretto è la tua nuova sfida. Devi osservare la “Share of Voice” nelle risposte dei modelli.
Quante volte il tuo brand appare rispetto ai concorrenti quando la domanda non ti cita direttamente?
Questo genera quello che viene chiamato “effetto alone”: un aumento delle ricerche dirette del brand e un traffico che, pur essendo minore in termini di volumi, è incredibilmente più vicino alla conversione.
Se l’ottimizzazione per l’IA non viene collegata a obiettivi di business misurabili, la SEO continuerà a essere percepita come un costo operativo. Per trasformarla in un vero asset patrimoniale ti serve un consulente SEO competente, capace di leggere i segnali dell’AI search, interpretarli correttamente e tradurli in valore economico concreto.
L’illusione della visibilità: quando piacere all’IA vuol dire ingannarla
Se finora ti ho parlato di struttura e valore, ora dobbiamo affrontare la parte più instabile della faccenda.
La visibilità nell’IA è fragile, come osserva Kevin Indig su Growth Memo.
A differenza dei motori di ricerca tradizionali, che sono deterministici (a parità di fattori, il risultato tende a essere simile), gli LLM sono probabilistici.
Cosa significa per te?
Vuol dire che se fai la stessa domanda a ChatGPT cinque volte, il tuo brand potrebbe apparire solo due, come è emerso anche dal colloquio che abbiamo avuto con Britney Muller.
È una lotteria, e i motivi sono legati a come questi modelli “ragionano”. Le risposte dipendono dal contesto del momento, dalla lunghezza del prompt dell’utente e persino dai pregiudizi presenti nei dati con cui il modello è stato addestrato.
Ma la notizia più inquietante arriva da una ricerca della Columbia University. Gli studiosi hanno dimostrato che è possibile manipolare le risposte dell’IA in modo sorprendentemente facile, usando una strategia che ricorda i tempi della SEO prima dell’update “Panda” di Google.
Hanno scoperto che i modelli spesso preferiscono la forma alla sostanza.

In un test su oltre 7.000 query di prodotti su Amazon, i ricercatori hanno usato un “ottimizzatore” (un’altra IA) per riscrivere le descrizioni dei prodotti.
Il risultato è paradossale: i modelli non cercavano la sintesi estrema o solo i dati tecnici.
Al contrario, venivano “sedotti” da descrizioni più lunghe, con un tono altamente persuasivo e quello che gli accademici chiamano “fluff” – ovvero un uso abbondante di aggettivi e giri di parole che fanno sembrare il prodotto più impressionante senza aggiungere nuove informazioni reali.
Queste descrizioni “gonfiate” hanno battuto quelle originali nel 90% dei casi.
Siamo di fronte a una nuova corsa agli armamenti. Chiunque può usare l’IA per scrivere testi che piacciano all’IA, creando un ecosistema di contenuti potenzialmente inutili per gli esseri umani ma perfetti per scalare le citazioni dei robot.
E sai qual è il rischio per te?
Se insegui questa strada, costruisci un castello di sabbia, pronto a sgretolarsi alla prima mareggiata.
Google e OpenAI sanno perfettamente che questa manipolazione sta avvenendo e, proprio come accadde dieci anni fa con i link comprati e il testo nascosto, arriverà una correzione brutale. Perciò se basi la tua visibilità solo sullo “stile” che piace al modello di oggi, verrai spazzato via dal modello di domani.
Anche per questo un’agenzia SEO degna di questo nome non ricorre a espedienti o a scorciatoie effimere, ma costruisce strategie fondate su struttura, autorità e solidità di lungo periodo, capaci di reggere l’evoluzione continua dei modelli e non di inseguirla.
Smetti di inseguire i robot e costringili a cercarti
Come hai potuto leggere fin qui, non esiste un’ottimizzazione per l’IA isolata dal resto della tua azienda. Non puoi delegare la “questione IA” a qualcuno che si limiti a inserire due parole chiave in un prompt.
La visibilità che dura, quella capace di resistere alla volatilità e di generare fatturato, nasce da una combinazione di tre fattori che devi governare personalmente.
In primo luogo, c’è la struttura. Senza una SEO tecnica impeccabile, sei invisibile per definizione. I dati strutturati e un’architettura del sito leggibile sono, oggi più che mai, il passaporto per entrare nel perimetro di selezione degli LLM.
In secondo luogo, c’è l’autorità del brand, come ci ha detto Avinash Kaushik qui.
Più persone cercano il tuo nome direttamente, più i modelli IA capiranno che sei un’entità rilevante nel mondo reale. L’intelligenza artificiale non crea autorità dal nulla: la riflette.
E non dimenticare la qualità intrinseca della tua offerta. Se usi l’IA per manipolare le risposte e portare persone su un prodotto mediocre, il tuo LTV crollerà e le recensioni negative istruiranno i futuri modelli a ignorarti.
L’IA ha una memoria molto lunga e un modo molto efficiente di raccogliere i feedback degli utenti lungo l’intero customer journey.
Siamo entrati in una fase in cui la visibilità è un asset che richiede una governance costante. Tieniti alla larga da scorciatoie che promettono di farti apparire primo su ChatGPT in una settimana. Non lasciarti sedurre da soluzioni facili a questioni complesse.
Investi invece nel diventare una fonte così autorevole, tecnicamente chiara e commercialmente solida che l’intelligenza artificiale non potrà fare a meno di citarti.
Il sistema è complesso, instabile e spesso frustrante.
Ma per chi sa muoversi tra queste incertezze senza perdere di vista l’obiettivo economico, il mercato non è mai stato così ricco di opportunità.
Tu da che parte vuoi stare?
Da quella di chi rincorre segnali volatili, adattandosi a ogni variazione del modello, o da quella di chi costruisce struttura, autorità e valore reale, mettendo l’intelligenza artificiale nella condizione di doverli citare?
Se vuoi affrontare questa complessità con metodo e visione, affidati alla mia agenzia.
Lavoriamo per trasformare la visibilità AI e SEO in un vantaggio competitivo reale, orientato a risultati di business misurabili, non promesse effimere.
Per farsi scegliere dall’IA serve un sistema: domande frequenti
Perché l’intelligenza artificiale non sceglie automaticamente i contenuti migliori?
I modelli di intelligenza artificiale non valutano i contenuti come farebbe una persona. Si basano su segnali di struttura, chiarezza e riconoscibilità semantica. Senza dati strutturati, architettura leggibile e contesto chiaro, anche contenuti di qualità rischiano di essere ignorati.
Che ruolo hanno i dati strutturati nella visibilità IA?
I dati strutturati aiutano l’intelligenza artificiale a capire chi sei, cosa fai e come collegare le informazioni sul tuo brand. Le ricerche mostrano che le pagine citate dagli LLM utilizzano più frequentemente schemi come Organization, Article e BreadcrumbList, riducendo l’ambiguità e aumentando la probabilità di citazione.
Perché ranking e click non sono più sufficienti per misurare la SEO nell’era dell’IA?
Con l’AI search molte risposte vengono fornite direttamente nella chat, riducendo il traffico informativo. Il valore reale non è il ranking, ma l’impatto sul business: ricerche di brand, conversioni, CAC e LTV. La SEO efficace oggi è quella che contribuisce al fatturato, non solo alla visibilità.
