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L’accordo tra Apple e Google potrebbe segnare una svolta epocale per Siri, ma solleva interrogativi sulla privacy e sul futuro dell’innovazione a Cupertino
In una mossa che sa di resa, Apple si affida al rivale Google per salvare Siri e la sua strategia sull'intelligenza artificiale. L'accordo miliardario per integrare l'IA Gemini è un'ammissione delle difficoltà di Cupertino e una vittoria schiacciante per Google, che consolida il suo dominio nel settore, sollevando però dubbi su privacy e concentrazione di potere.
Apple alza bandiera bianca: l’IA di Google salverà Siri?
Diciamocelo, era una mossa quasi inevitabile.
Apple e Google hanno ufficializzato lunedì una partnership pluriennale che, in parole povere, vedrà la tecnologia di intelligenza artificiale Gemini di Google diventare il motore pulsante di Siri e delle altre funzionalità di “Apple Intelligence”.
Un accordo che, secondo le indiscrezioni, costa a Cupertino circa un miliardo di dollari all’anno e che suona come un’ammissione di difficoltà da parte di un’azienda che, fino a poco tempo fa, si vantava di fare tutto in casa.
Dopo attente valutazioni, Apple ha concluso che la tecnologia di Google offre la base più solida per i suoi modelli di nuova generazione, una mossa che dovrebbe sbloccare nuove esperienze per gli utenti (l’alleanza con OpenAI è un lontano ricordo).
La verità è che Apple era con le spalle al muro.
Dopo aver presentato in pompa magna la sua suite “Apple Intelligence” nel 2024, l’azienda ha faticato a mantenere le promesse, accumulando ritardi imbarazzanti rispetto a concorrenti come Google e Samsung. Il culmine è stato il rinvio a tempo indeterminato, nel 2025, della tanto sbandierata revisione di Siri.
La situazione era diventata così frustrante che Apple ha dovuto ritirare una serie di spot televisivi già pronti, con un dirigente che avrebbe definito l’intera faccenda “particolarmente spiacevole”. Un passo indietro pubblico che la dice lunga sulle difficoltà incontrate a Cupertino.
Un assistente così potenziato è senza dubbio un bel passo avanti.
Ma la domanda sorge spontanea: a quale prezzo?
Siri si sveglia dal letargo: cosa potremo chiederle davvero?
Se le promesse verranno mantenute, ci troveremo di fronte a un assistente vocale trasformato.
Stando ai materiali promozionali poi ritirati, la nuova Siri sarà in grado di eseguire azioni complesse per conto tuo, con una comprensione profonda del contesto personale.
Negli spot si vedevano esempi concreti, come chiedere a Siri di recuperare il nome di una persona incontrata in un caffè specifico mesi prima, una capacità di intelligenza contestuale che oggi possiamo solo sognare.
Apple ha anche lasciato intendere che l’assistente potrà agire all’interno delle app e tra di esse, mostrando in alcune demo la capacità di accedere a messaggi ed email per fornire aggiornamenti sul volo della propria madre e sui piani per il pranzo.
E quando arriverà tutto questo?
Qui le certezze sono poche: il rilascio è previsto con iOS 18.4 tra marzo e aprile, oppure si slitterà direttamente a settembre con iOS 27.
L’attesa è tanta, ma un’alleanza di questo calibro tra due colossi del genere non può non avere conseguenze ben più ampie, che vanno oltre la semplice comodità per l’utente finale.
Un gigante sulle spalle dell’altro: chi vince e chi perde davvero?
Questo accordo è una vittoria schiacciante per Google. Come riportato da The Business Journal, l’analista Dan Ives di Wedbush Securities l’ha definito un “momento di grande consacrazione” che rafforza la posizione di Google come leader indiscusso nel campo dell’IA.
Non a caso, Alphabet (la casa madre di Google) ha da poco superato i 4 trilioni di dollari di valore di mercato, mettendo la freccia su Apple. La mossa ha subito sollevato critiche, come quella di Elon Musk, che su X ha parlato di una “irragionevole concentrazione di potere per Google”.
E come dargli torto?
C’è poi il capitolo privacy, da sempre cavallo di battaglia di Apple. Le due aziende si sono affrettate a rassicurare tutti, ribadendo che l’intelligenza artificiale continuerà a funzionare sui dispositivi Apple e su Private Cloud Compute, mantenendo gli standard di privacy leader del settore.
La dichiarazione congiunta, però, resta vaga sui dettagli tecnici di come i dati verranno processati o condivisi, lasciando più di un dubbio agli utenti più attenti. Apple, per rincorrere il futuro dell’IA, ha di fatto messo il proprio destino nelle mani del suo più grande concorrente.
Una mossa obbligata per non restare indietro, o l’inizio di una dipendenza tecnologica da cui sarà difficile tornare indietro?
