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L’operazione globale, in fase di implementazione, non introduce nuove politiche ma rafforza l’applicazione di quelle esistenti contro contenuti generati automaticamente e pratiche ingannevoli.
Google torna a colpire lo spam con il 'June 2026 spam update', un'operazione globale avviata il 24 giugno. Non si tratta di nuove regole, ma di un'applicazione più severa delle policy esistenti contro contenuti di bassa qualità e tattiche ingannevoli. L'aggiornamento, destinato a durare giorni, preannuncia turbolenze nelle classifiche e un giro di vite per i 'furbetti' del web.
L’aggiornamento di giugno 2026: più severità, ma con le solite regole
La prima cosa da capire è che, questa volta, Google non ha introdotto nuove politiche anti-spam.
Te lo dico in parole povere: con l’update di giugno 2026 non hanno cambiato le carte in tavola.
Stanno semplicemente usando la mano pesante per far rispettare le regole che già conosciamo. Parliamo delle solite pratiche scorrette: contenuti generati su larga scala in modo automatico, pagine create solo per ingannare i motori di ricerca (cloaking), siti hackerati per inserire link spazzatura e l’abuso di domini scaduti per promuovere contenuti di bassa qualità.
In pratica, come riportato da Matt G. Southern su Search Engine Journal, l’obiettivo è rafforzare le difese contro quello che Google stessa definisce “contenuto di qualità infima”.
Questo approccio è diverso da quello visto a marzo 2024, quando l’azienda aveva esplicitamente aggiornato le sue policy per colpire più duramente l’abuso della reputazione dei siti e altre tattiche simili. Oggi, invece, si tratta di un’azione di pura e semplice applicazione delle norme esistenti.
Ma la vera domanda è: questo giro di vite è una novità o fa parte di una strategia che abbiamo già visto fin troppe volte?
Un copione che si ripete: la strategia anti-spam di Google
La risposta, te lo dico subito, è che questo film lo abbiamo già visto. Gli aggiornamenti anti-spam sono diventati un appuntamento fisso nel calendario di Google, un modo per ribadire chi comanda.
Se guardiamo indietro, l’aggiornamento di marzo 2026 è stato notevole per la sua velocità: un’azione quasi chirurgica, completata in meno di venti ore, che si è concentrata su violazioni molto specifiche. L’aggiornamento attuale, invece, sembra avere un respiro più ampio e un ritmo più lento, quasi a voler dare un segnale più forte e duraturo.
Analisti di DigitalApplied, per esempio, fanno notare una cosa interessante: già nella settimana precedente al lancio ufficiale, si erano registrate delle fluttuazioni anomale su alcuni mercati europei, che sembravano colpire proprio tattiche di spam.
Questo ha portato più di un esperto a chiedersi se l’aggiornamento del 24 giugno 2026 non sia altro che la formalizzazione di “test” che Google stava già conducendo silenziosamente.
Una mossa per preparare il terreno prima del lancio globale?
Possibile.
Di certo, dimostra come l’azienda si muova su più fronti, spesso senza comunicare ogni singolo passo.
Chi rischia di più e cosa si mormora tra gli addetti ai lavori
Tutto questo ci porta a una sola, inevitabile domanda:
Chi finirà nel mirino questa volta?
Senza troppi giri di parole, a tremare sono sempre gli stessi: i proprietari di siti che puntano sulle scorciatoie. Parliamo di chi riempie le pagine di testi generati automaticamente solo per posizionare parole chiave, chi copia e incolla contenuti da altri siti sperando di farla franca, o chi costruisce reti di pagine “civetta” per indirizzare traffico. Insomma, tutti quelli che pensano più a ingannare l’algoritmo che a offrire un reale valore agli utenti.
Agenzie come Coalition Technologies sottolineano un punto fondamentale: queste non sono penalizzazioni manuali, dove un dipendente di Google esamina il tuo sito. Si tratta di sistemi automatici che operano su scala mondiale, capaci di colpire migliaia di pagine contemporaneamente basandosi su schemi e modelli.
Per questo, il consiglio che circola tra i consulenti è di non farsi prendere dal panico e di non fare modifiche affrettate mentre l’aggiornamento è ancora in corso. La prassi, una volta che Google dichiarerà concluso il roll-out, suggerisce di analizzare con calma il traffico e le posizioni, per poi intervenire in modo mirato solo dove si sono registrati cali sostenuti.
La sostanza è che il tempo delle furbate sta finendo, e ogni aggiornamento come questo non fa che stringere il cerchio.

Il Grande Mietitore digitale passa a potare i rami secchi. Un rituale stagionale per far sembrare il giardino curato. Chissà quale sarà il prossimo fertilizzante che ci venderanno.
Massimo Martino, il giardiniere è prevedibile. Mentre gli altri si lamentano della potatura, noi costruiamo serre più robuste. La qualità non teme le stagioni; una legge di natura piuttosto elementare che molti, evidentemente, ignorano.
Applicano un’altra mano di vernice sulla ruggine. L’illusione di ordine è temporanea. Sotto la superficie, la corrosione della qualità prosegue indisturbata. Una fatica senza fine, per un risultato effimero.
Un giro di vite sui contenuti-spazzatura AI. Normale amministrazione, non una caccia alle streghe. Chi lavora pulito non ha problemi. Ma la gente quando le impara le regole del gioco?
La classica “stretta” con le solite regole, che puntualmente si traduce in una penalizzazione di massa senza criterio. La vera domanda è: quale sarà il “danno collaterale” accettabile per Google stavolta?
@Riccardo Cattaneo Il cosiddetto “danno collaterale” è un eufemismo per indicare la fisiologica epurazione di contenuti marginali, un evento ciclico che chi lavora con cognizione di causa ha già messo in conto. Quale sarebbe la sorpresa?
Un’altra caccia alle streghe per i pesci piccoli. Le baleniere dello spam, invece, navigano in acque tranquille.
Perfetto, un’altra settimana di metriche impazzite da giustificare ai clienti per un’operazione di facciata che non modificherà nulla sul lungo periodo.
@Simone De Rosa Mentre tu giustifichi la volatilità, l’algoritmo esegue una fredda potatura, eliminando i rami secchi per rafforzare la struttura. Questo non è un intervento di facciata, è il caos che precede un ordine più spietato, e i dati lo dimostreranno.
Ammirevole lo sforzo di svuotare l’oceano con un secchiello. Quando arriva il prossimo update?
@Giuseppina Negri Il prossimo atto di questo teatro è previsto non appena i ricavi pubblicitari richiederanno un sussulto. La purga dei dilettanti è un eccellente diversivo per riequilibrare il mercato, non per affinare la ricerca.
La solita recita ciclica per spaventare i dilettanti del web, mentre il vero potere consolida la sua posizione. Nulla cambia mai veramente, vero?
@Alberto Parisi Una purga per i pesci piccoli. Gli squali banchettano con gli avanzi.