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L’azienda punta su Google e Broadcom per un’infrastruttura di calcolo imponente, ma non rinuncia ad Amazon e Nvidia per garantire resilienza e performance ai suoi servizi.
Anthropic ha siglato un'alleanza miliardaria con Google e Broadcom per assicurarsi un'immensa capacità di calcolo basata su TPU, necessaria a sostenere la sua crescita esplosiva. Nonostante l'enorme investimento, l'azienda afferma di mantenere AWS come partner principale, perseguendo una strategia multi-cloud per il suo modello Claude in un mercato dell'IA sempre più competitivo e interconnesso.
Anthropic, Google e Broadcom: l’alleanza da miliardi che prova a scuotere il mondo dell’IA
Anthropic ha deciso di fare le cose in grande, mettendo sul tavolo un impegno che ridefinisce le proporzioni della corsa all’intelligenza artificiale.
L’azienda ha annunciato un’espansione massiccia della sua collaborazione con Google e Broadcom per assicurarsi una capacità di calcolo basata su TPU (Tensor Processing Unit) di nuova generazione.
Diciamocelo, non stiamo parlando di qualche server in più, ma di una potenza di fuoco di diversi gigawatt che dovrebbe entrare in funzione a partire dal 2027.
Si tratta del più grande investimento in infrastruttura che Anthropic abbia mai fatto, un segnale forte e chiaro per tutto il settore.
Ma perché un’azienda dovrebbe fare un passo così lungo?
La risposta, come spesso accade, sta nei numeri.
Una crescita che fa girare la testa (e i portafogli)
A spingere Anthropic verso questo investimento colossale è una crescita che, a definirla esplosiva, si rischia di essere riduttivi. L’azienda ha dichiarato di aver superato un fatturato annualizzato di 30 miliardi di dollari, una cifra che fa impallidire i circa 9 miliardi di fine 2025, come riportato da Anthropic stessa.
Ma da dove arrivano tutti questi soldi? A quanto pare, da più di 1.000 clienti aziendali disposti a spendere oltre un milione di dollari all’anno per i suoi servizi, un numero che è raddoppiato in meno di due mesi. Questa valanga di domanda arriva poco dopo un round di finanziamento di Serie G da 30 miliardi che ha portato la valutazione della società a 380 miliardi di dollari.
Ok, i soldi ci sono e la crescita è vertiginosa.
La domanda è: come pensano di usare questa nuova, immensa potenza di calcolo?
L’accordo: cosa c’è davvero sul tavolo?
Andando a leggere tra le righe, si scopre che il patto prevede la fornitura di 3,5 gigawatt di capacità di calcolo basata su TPU a partire dal 2027. Un accordo che, come descritto in un documento della SEC di Broadcom, è condizionato dal “continuo successo commerciale di Anthropic”.
In pratica, una scommessa sul futuro, come si evince dal pezzo di TechCrunch.
In questo triangolo, Google mette la tecnologia, Broadcom si occupa di sviluppare e fornire i chip TPU personalizzati e altri componenti fino al 2031, mentre Anthropic paga il conto. Un’alleanza che, a guardar bene, solleva qualche domanda: Google, che sviluppa i suoi modelli AI come Gemini, sta di fatto potenziando uno dei suoi più agguerriti concorrenti.
Ma questo mega-investimento su infrastruttura Google significa che Anthropic sta per dare il benservito ad Amazon, il suo partner storico?
Un piede in più scarpe: la strategia della diversificazione
Niente affatto, o almeno così dicono.
Anthropic sottolinea che Claude, il suo modello di punta, continuerà a essere addestrato e a girare su diverse piattaforme, inclusi i chip Trainium di AWS e le GPU di Nvidia. La logica è quella di non legarsi mani e piedi a un unico fornitore, garantendo così maggiore resilienza e performance ai clienti.
Anzi, l’azienda ribadisce che Amazon Web Services (AWS) rimane il suo “principale fornitore di cloud e partner di addestramento”. Una dichiarazione che suona un po’ strana, mentre si firmano assegni miliardari con il loro più grande concorrente, no?
La verità è che Claude è l’unico modello di frontiera disponibile su tutte e tre le principali piattaforme cloud (AWS, Google Cloud e Microsoft Azure), una posizione che Anthropic vuole evidentemente mantenere.
La partita per il futuro dell’IA si gioca, oggi più che mai, a colpi di gigawatt e alleanze strategiche dove i confini tra amici e rivali sono sempre più sfumati.

Chiamarla “alleanza” è un eufemismo per un contratto di servitù a lungo termine. Miliardi spesi non per l’avanzamento, ma per assicurarsi che il recinto dei clienti sia costruito con sbarre dorate, abbastanza belle da non sembrare una prigione.
@Emanuela Barbieri Più che sbarre sono guinzagli di lusso. Tengono buoni i loro cuccioli preferiti.
Si sbandiera una finta competizione, ma sono solo monarchi che si scambiano le corone per blindare il proprio feudo digitale. Il progresso è altrove.
Questi investimenti colossali non costruiscono tecnologia, ma fortezze. Mura altissime per tenere fuori i concorrenti. Il mercato si chiude in un oligopolio prima ancora di nascere. Il cliente finale? Sarà un vassallo che paga il pedaggio per entrare nel castello.
@Danilo Graziani Vassalli che pagano il pedaggio, dici? Perfetto. Almeno so già che il mio lavoro sarà convincerli che il loro castello è il migliore. La solita fuffa, solo molto più costosa.
Fanno a gara a chi spende di più. Il cliente che ci guadagna?
Miliardi bruciati sull’altare della speculazione. Non è corsa alla tecnologia, è una corsa all’oro. Chi resterà con il cerino in mano?
L’ennesima concentrazione di potere mascherata da collaborazione. Mi commuove la loro dichiarata necessità di “resilienza”, una parola elegante per indicare una profonda sfiducia reciproca.