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L’accusa, che vede l’uso di decine di migliaia di account fasulli per estrarre le capacità del modello Claude, è stata presentata come una violazione della sicurezza nazionale che aggira i controlli di Washington.
Anthropic ha lanciato un'accusa pesantissima contro Alibaba, sostenendo che il colosso cinese abbia tentato di clonare il suo modello IA Claude con un massiccio "distillation attack". L'operazione, definita un atto di spionaggio industriale, si inserisce nel braccio di ferro tecnologico tra USA e Cina, e spinge Anthropic a chiedere un intervento per violazione della sicurezza nazionale.
La guerra fredda dell’IA: Anthropic accusa Alibaba di aver clonato il suo modello Claude
Nel mondo dell’intelligenza artificiale, la competizione è spietata.
Ma cosa succede quando un colosso tecnologico viene accusato non solo di spiare, ma di tentare una vera e propria clonazione del modello di un rivale?
È quello che sta sostenendo Anthropic, che ha puntato il dito contro il gigante cinese Alibaba, accusandolo di aver orchestrato il più grande tentativo conosciuto di “copiare” il suo sistema di intelligenza artificiale, Claude.
La denuncia, inviata a funzionari e legislatori statunitensi, non è una semplice lamentela per violazione dei termini di servizio, ma una richiesta di intervento per una questione di sicurezza nazionale.
In pratica, Anthropic sostiene che un team legato al modello Qwen di Alibaba abbia usato decine di migliaia di account falsi per bombardare Claude di domande, con l’obiettivo di estrarne le capacità e riversarle nel proprio sistema. Una tecnica nota come “distillation attack”, che suona un po’ come provare a carpire la ricetta segreta di un cuoco stellato facendogli preparare lo stesso piatto migliaia di volte.
Secondo la ricostruzione di Anthropic, l’operazione si sarebbe svolta tra aprile e giugno 2026, utilizzando quasi 25.000 account fasulli che hanno generato la cifra spaventosa di oltre 28,8 milioni di interazioni.
Numeri che, secondo l’azienda, non hanno nulla a che fare con un utilizzo normale e che puntano dritti a un’azione coordinata per replicare il comportamento del loro modello.
Anthropic, dal canto suo, non si limita a lanciare accuse generiche: afferma di aver collegato l’infrastruttura tecnica e gli account utilizzati direttamente a persone del team di Qwen, il modello di punta di Alibaba.
Ma la cosa si fa ancora più complessa se si considera il momento storico in cui tutto questo sarebbe avvenuto.
Una partita a scacchi tra Washington e Pechino
Questa presunta operazione di spionaggio industriale non è avvenuta nel vuoto, ma nel bel mezzo di un braccio di ferro tecnologico tra Stati Uniti e Cina. L’amministrazione Trump, infatti, ha messo da tempo nel mirino le aziende cinesi, imponendo restrizioni sempre più severe sull’esportazione di tecnologie avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale.
La cosa quasi ironica è che la stessa Anthropic era finita sotto la lente del governo USA, che aveva definito i suoi modelli più avanzati come un asset di sicurezza nazionale da proteggere, arrivando a sospenderne l’accesso per alcuni clienti e a ordinarne la rimozione dai sistemi governativi.
Ed è proprio qui che l’accusa di Anthropic acquista un peso diverso: l’azienda sostiene che Alibaba, usando account falsi attraverso piattaforme americane, abbia di fatto aggirato i controlli sull’esportazione imposti da Washington.
Non si tratterebbe quindi di una semplice scorrettezza tra aziende, ma di un’azione deliberata per sottrarre illegalmente capacità tecnologiche che gli Stati Uniti stavano cercando di proteggere, come si evince dal pezzo di Ars Technica che ha analizzato bene tutta la faccenda.
Anthropic ha messo la palla nel campo della Casa Bianca e delle agenzie di sicurezza nazionale, avvertendo che questo episodio dimostra quanto sia facile per attori stranieri sofisticati bypassare le attuali misure di sicurezza. La richiesta è chiara: trattare il caso come una grave violazione della sicurezza nazionale e imporre sanzioni severe.
Stanno chiedendo a gran voce un giro di vite che potrebbe includere restrizioni commerciali contro Alibaba e regole più stringenti per le piattaforme cloud che ospitano questi potenti modelli di IA.
A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: si tratta di una legittima richiesta d’aiuto di un’azienda che si sente defraudata o di una mossa astuta per posizionarsi come vittima e ottenere ancora più supporto e protezione dal governo americano?
Il furto di IA è il nuovo spionaggio?
Al di là delle accuse e delle difese, questa vicenda ha scoperchiato un dibattito fondamentale per il futuro del settore.
“Copiare” un modello di IA tramite interrogazioni massive è ricerca competitiva o è puro e semplice furto digitale?
Il confine è incredibilmente sottile.
Gli esperti di sicurezza fanno notare che, sebbene non si tratti di un attacco hacker tradizionale, il risultato è lo stesso: l’appropriazione indebita di capacità intellettuali costate anni di ricerca e miliardi di dollari. Se le aziende non riescono a proteggere i loro modelli più preziosi, potrebbero decidere di limitarne l’accesso pubblico, rallentando l’innovazione e la ricerca aperta a beneficio di tutti.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere, con gli analisti che vedono aumentare il rischio normativo per Alibaba, mentre a Washington la vicenda è vista come l’ennesima prova dell’aggressività cinese nel campo tecnologico.
Questo caso sta diventando il simbolo di una nuova era geopolitica, dove i dati di addestramento e il comportamento di un chatbot sono considerati asset strategici da difendere con le unghie e con i denti. La risposta di Washington potrebbe creare un precedente e definire le regole del gioco per gli anni a venire, in un mondo in cui la linea tra competizione, innovazione e spionaggio industriale diventa sempre più difficile da tracciare.

L’indignazione di Anthropic per un’imitazione del loro sistema, che a sua volta imita l’ingegno umano, ha una simmetria quasi poetica. Il lamento sulla sicurezza nazionale è solo la versione adulta del “ha iniziato lui”. Attendiamo il prossimo piagnisteo aziendale.
Stupiti? È la favola della pecora Dolly, ma con i nostri pensieri. Le aziende si copiano, le nazioni si spiano. E noi? Siamo solo il pascolo.
@Isabella Riva, un’immagine forte. La consapevolezza ci distingue dal bestiame e ci rende umani.
Mi stupisce il clamore per una dinamica di mercato del tutto prevedibile. L’imitazione è la forma più sincera di ammirazione, anche quando si tratta di spionaggio industriale. Forse dovremmo ricalibrare le nostre definizioni di furto.
@Patrizia Bellucci, che tenerezza. Chiamiamolo col suo nome: business. Anthropic non ha protetto i suoi dati e ora monetizza il vittimismo con la scusa della sicurezza nazionale. Patetico, ma a quanto pare funzionale.