L’amministratore delegato di Anthropic chiede di rallentare lo sviluppo dell’IA mentre l’azienda cresce e si prepara alla quotazione
Anthropic ha raggiunto 65 miliardi di dollari di ricavi annualizzati a luglio, circa sette volte il livello dell’anno precedente. Nel fine settimana, il suo amministratore delegato Dario Amodei ha pubblicato un post intitolato “We Must Pace the Frontier” con una richiesta che suona come un controsenso: «Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale». Sessantacinque miliardi di ricavi e un invito pubblico a frenare: è il paradosso di Anthropic, e forse il segnale che l’industria dell’IA ha paura della propria velocità.
Crescita a sette zeri, freno a mano tirato
Il fatturato annualizzato di Anthropic è cresciuto di circa sette volte in un anno: un ritmo che spiega perché il capitale continui ad affluire. Secondo l’annuncio ufficiale dell’azienda, ha raccolto 65 miliardi di dollari in un round di finanziamento Serie H guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. La stessa cifra, per inciso: 65 miliardi di ricavi annualizzati e 65 miliardi di raccolta.
Ma il clima attorno all’IA è cambiato. Secondo il Pew Research Center, più della metà degli americani si dichiara più preoccupata che entusiasta dell’uso crescente dell’IA nella vita quotidiana: un dato rilevato ad agosto, in aumento rispetto al 37% del 2021. È il contesto che spiega perché l’appello al rallentamento non venga da un osservatore esterno ma da chi, di quel ritmo, è il principale beneficiario.
La regia nascosta: antitrust, politica e palchi
Se Anthropic guadagna sette volte di più, perché frenare? La risposta non sta solo nella sicurezza. Secondo Wired, OpenAI ha chiesto a membri del Congresso una guida sulla legalità antitrust di un rallentamento coordinato del settore dell’IA. Il messaggio è chiaro: un freno coordinato non è solo un problema tecnico, è un problema di concorrenza. Chi ne parla pubblicamente si prepara a un dibattito che può finire in aula o in tribunale.
E il coordinamento non è solo teorico. Sul tema si è espresso anche Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, che su X ha scritto «I agree with Dario that we need to pace the frontier»: sono d’accordo con Dario sul fatto che dobbiamo dosare la frontiera. Ha definito l’idea di valutatori indipendenti — organismi esterni che misurano la sicurezza dei modelli — «una grande idea». Due aziende leader del settore, allineate sulla stessa richiesta: è una coincidenza che merita qualche domanda.
Intorno a queste richieste si muove anche la politica. Durante l’All In Summit, il presidente degli Stati Uniti ha chiamato in diretta Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, mentre era sul palco. L’episodio, documentato in un post su X, mostra quanto il vertice delle aziende dell’IA sia ormai interconnesso con il potere politico. Non è un dettaglio: quando i leader dell’IA chiedono una regolamentazione del proprio settore, lo fanno davanti a chi quella regolamentazione la scriverà.
Il nodo fiducia e la paura della quotazione
Dalla politica al portafoglio: la sfiducia verso chi guida l’IA e la paura di quotarsi sono due facce della stessa medaglia. Secondo un sondaggio di CNBC Generation Lab, più del 75% dei giovani tra 18 e 34 anni non si fida di Dario Amodei per agire responsabilmente. Non è una maggioranza qualunque: è la generazione che fra pochi anni sarà il mercato di riferimento. E Sam Altman ha ammesso il problema, come riportato da TechCrunch: «I actually think that given everything happening with safety, right now would be an ill-advised moment to go public». In sostanza, dato tutto quello che sta succedendo sul fronte della sicurezza, questo sarebbe un momento poco consigliabile per quotarsi in borsa. Se nemmeno i protagonisti del settore ritengono saggio sbarcare in borsa nel 2026, cosa dovrebbero pensare gli investitori di domani?
Per chi pubblica online e per chi investe, la fiducia non è più un soft skill: è l’asset che decide chi sopravvive alla prossima ondata regolatoria. Anthropic l’ha capito. E forse per questo chiede di rallentare, prima che lo faccia qualcun altro al posto suo.
