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Contattaci oraStudio su 100 siti: traffico minimo da AI, ma conversioni superiori a Google.
ChatGPT porta ai siti solo lo 0,62% delle sessioni rispetto alla ricerca organica di Google, ma sui 55 siti che tracciano le conversioni il 13,8% dei visitatori da ChatGPT converte contro il 3,02% di Google. Il dato ridimensiona l'entusiasmo sul traffico AI: i volumi restano minimi, anche se i referral sono calati dopo l'agosto 2025.
0,62%. È la quota di sessioni che ChatGPT ha mandato ai siti web rispetto alla ricerca organica di Google. Il dato viene da un’analisi di Marie Haynes su 100 siti, che ha esaminato 12 mesi di dati di Google Analytics 4 (GA4, lo strumento con cui la maggior parte dei siti misura le visite) e oltre 145 milioni di sessioni. Lo studio è stato riportato ieri da MarTech. Basta questo numero per ridimensionare mesi di entusiasmo sul traffico che arriverebbe dall’intelligenza artificiale.
Meno dell’1% del traffico, ma quattro volte le conversioni
Mettiamola in proporzione. Per ogni mille visite che un sito riceve da Google organico, ChatGPT ne porta circa sei. Secondo Haynes, nemmeno allargando lo sguardo agli altri modelli linguistici, gli LLM come vengono chiamati in gergo, il quadro cambia molto: sommando tutti i referral da assistenti AI si arriva allo 0,73% del traffico organico di Google. Si parla tanto di “ottimizzare per l’AI”, ma in termini di volume l’AI oggi è una frazione minima rispetto al motore di ricerca.
Poi però arriva il dato che ribalta la lettura. Haynes ha guardato anche le conversioni, cioè quante visite si trasformano in un acquisto, una richiesta di contatto, un’iscrizione. Lo ha fatto sui 55 siti del campione che le tracciavano. Qui il 13,8% dei visitatori arrivati da ChatGPT ha convertito, contro il 3,02% di quelli provenienti da Google organico. Più di quattro volte tanto.
Perché succede? Lo studio non lo spiega in questi termini, ma il senso è abbastanza intuitivo. Chi arriva da una conversazione con un assistente AI ha spesso già fatto domande, confrontato opzioni, ristretto il campo. Clicca su un link quando ha già un’intenzione chiara. Chi arriva da Google, invece, è un pubblico molto più ampio e misto. Pochi visitatori, quindi, ma molto più pronti. E la domanda viene da sé: se il visitatore da ChatGPT vale così tanto, perché ne arrivano sempre meno?
Agosto 2025, il mese in cui la curva si è spezzata
Per rispondere bisogna tornare indietro di oltre un anno. Secondo Haynes, sui siti dello studio il traffico referral da ChatGPT ha smesso di crescere in modo esponenziale nell’agosto 2025, e da allora i referral sono diminuiti. Nella sua analisi pubblicata sul proprio sito collega quel momento a un evento preciso: la crescita esponenziale delle sessioni da ChatGPT si è interrotta in concomitanza con il rilascio di GPT-5. Da quel momento, scrive, ChatGPT ha inviato ai siti sempre meno visitatori.
Attenzione a non leggere troppo in quella coincidenza. Che il calo coincida con GPT-5 è un’osservazione sui dati, non la prova di una scelta deliberata di OpenAI di trattenere gli utenti dentro la chat. Resta però un fatto: proprio mentre si moltiplicavano i servizi di consulenza per “farsi citare da ChatGPT”, ChatGPT mandava meno gente sui siti.
C’è poi un secondo paradosso, che riguarda la concorrenza. Secondo una ricerca di SE Ranking sul traffico AI, nel 2026 ChatGPT genera il 74,78% di tutto il traffico referral proveniente dagli assistenti AI, seguito da Gemini all’11,56%, Perplexity al 7,23%, Copilot al 3,51% e Claude al 2,62%. Un anno prima la sua quota era del 79,74%. Eppure, sempre secondo SE Ranking, il traffico effettivo inviato da ChatGPT è cresciuto del 27% su base annua: il resto del mercato è cresciuto più in fretta. I due dati non sono del tutto sovrapponibili, perché misurano campioni diversi, ma dicono una cosa simile. ChatGPT resta il leader, però non è più l’unico interlocutore. E il problema dei volumi non riguarda solo l’AI: anche il gigante da cui quasi tutti dipendono sta perdendo terreno.
Intanto anche Google rallenta
Il vero rischio, a ben vedere, non è che ChatGPT porti poco. È che la fonte principale perda pezzi. Secondo i dati pubblicati da Digiday sugli editori, nelle otto settimane analizzate il calo mediano anno su anno del traffico da Google Search è stato del 10%. La flessione è stata più contenuta per i brand di informazione, al -7%, e quasi doppia per quelli che non fanno news, al -14%.
Quest’ultimo numero è il più interessante per chi gestisce un e-commerce, un sito aziendale o un blog di settore. Sono proprio i siti non-news a perdere di più. Google resta di gran lunga la fonte principale di visite, lo studio di Haynes lo conferma senza ambiguità, ma è una fonte che si sta restringendo. L’AI, dal canto suo, non compensa in volume: lo 0,73% non tappa un buco del 14%. Porta però clienti più pronti all’acquisto.
Chi ci guadagna in tutto questo? Di sicuro chi vende strumenti e consulenze per “l’ottimizzazione per l’AI” ha interesse a gonfiare l’importanza di questo canale. I numeri di Haynes invitano a una lettura più sobria. Nei prossimi mesi conviene osservare due indicatori: il tasso di conversione per canale dentro GA4, per capire se il divario tra ChatGPT e Google regge anche sul proprio sito, e la ripartizione delle quote tra i diversi assistenti, visto che Gemini, Perplexity e gli altri stanno crescendo più in fretta del leader.
Per chi vende online il messaggio è pratico. L’AI non sostituirà presto il traffico da Google, ma i visitatori che porta valgono di più. E con Google in calo, soprattutto per i siti che non fanno informazione, contare le visite non basta più: serve misurare quanto vale ciascuna, canale per canale.
