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Un editore locale del Mississippi ha citato Microsoft e OpenAI

Scritto da
Anita Innocenti
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La causa si fonda sulla rimozione delle informazioni sul copyright e su un precedente che allarga il perimetro dei responsabili

Emmerich Newspapers, editore di 22 testate locali nel Mississippi, ha citato Microsoft e OpenAI per violazione del copyright, responsabilità vicaria e rimozione delle informazioni sul copyright secondo il DMCA 1202(b). Il caso conta perché sposta l'attenzione dalla riproduzione per l'addestramento alla trasparenza sulla paternità dei contenuti. Resta da verificare quale corte fisserà una regola uniforme.

Ieri, 5 ottobre, un editore locale del Mississippi ha depositato una causa contro Microsoft e OpenAI presso la Corte Distrettuale Meridionale del Mississippi. Il caso si intitola Emmerich Newspapers, Inc. v. Microsoft Corporation e le accuse sono tre: violazione del copyright, violazione vicaria e rimozione di informazioni sul copyright ai sensi del DMCA 1202(b), come riportato da ChatGPT Is Eating The World.

La causa: un piccolo editore contro i giganti dell’AI

Per capire la portata della sfida serve prima un dato concreto: Emmerich Newspapers è una casa editrice privata di giornali locali con sede a Jackson, Mississippi, che possiede circa 22 testate, come documentato da Wikipedia. Non una multinazionale dell’editoria, ma un operatore che serve piccole comunità.

Eppure ha deciso di portare in tribunale due dei nomi più capitalizzati al mondo. Il contrasto è voluto, e non è solo simbolico: da una parte un editore di provincia, dall’altra due società che dominano il mercato dell’intelligenza artificiale generativa.

La domanda che sorge naturale è: perché un editore locale del Mississippi dovrebbe rappresentare una minaccia credibile per Microsoft e OpenAI? La risposta sta in una sentenza di poche settimane fa.

Il precedente che dà forza alla denuncia

Quel precedente pesa, perché allarga il perimetro di chi può essere chiamato a rispondere. Su questa base si innesta il cuore tecnico della nuova denuncia: la rimozione di informazioni sul copyright ai sensi del DMCA § 1202(b). La norma è secca: nessuno può rimuovere o alterare intenzionalmente le informazioni sul copyright senza l’autorizzazione del titolare o della legge. E la denuncia Emmerich include esplicitamente questo reclamo, come previsto dalla sezione 1202(b) del Digital Millennium Copyright Act.

Questo non è un tratto esclusivo del caso Emmerich: gli stessi capi d’accusa — violazione del copyright e rimozione delle copyright management information ex DMCA — compaiono anche nella causa depositata a Manhattan da una coalizione di quasi 400 giornali guidata da Richner Communications nel giugno 2026. Non si tratta quindi di una semplice contestazione sull’uso dei contenuti per addestrare i modelli, ma di una richiesta di responsabilità per la rimozione delle informazioni che identificano chi quei contenuti li ha prodotti. È un’accusa che non dipende dal dimostrare che l’addestramento abbia violato i diritti di riproduzione: punta dritto alla trasparenza, all’atto di cancellare le tracce di paternità. Se il tribunale del Mississippi adotterà la lettura del Quinto Circuito, la posta in gioco per le piattaforme di AI potrebbe estendersi ben oltre i confini dello Stato.

Cosa guardare nelle prossime settimane

Il caso Emmerich non nasce nel vuoto. Già nel dicembre 2023 è arrivata la causa del New York Times contro Microsoft e OpenAI, come ricostruito da Digiday. Ora tocca a un editore piccolo ma agguerrito, ma il terreno è già battuto: nel giugno 2026 una coalizione di quasi 400 testate guidata da Richner Communications ha depositato a Manhattan una causa con gli stessi capi d’accusa, dalla violazione del copyright alla rimozione delle copyright management information ai sensi del DMCA.

La domanda non è se arriveranno altre cause, ma quale corte fisserà per prima la regola definitiva sull’uso dei contenuti per addestrare l’AI. I tribunali federali stanno producendo letture diverse, e ogni sentenza aggiunge un tassello a un quadro ancora lontano dall’essere chiaro.

Per chi fa impresa online la vera variabile non è più se l’AI generativa usa contenuti protetti, ma quali obblighi di trasparenza e licenza diventeranno inevitabili quando i tribunali smetteranno di dividersi.

L'autore

Anita Innocenti

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