Account Claude rubati: come un malware scavalca password e 2FA con il session hijacking

Anita Innocenti

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Un malware infostealer ruba i token di sessione, aggirando password complesse e autenticazione a due fattori, esponendo dati sensibili

Una grave falla di sicurezza colpisce gli utenti di Claude, l'AI di Anthropic. I cybercriminali non rubano più le password, ma le sessioni attive tramite malware infostealer, aggirando ogni difesa. La risposta di Anthropic, un semplice logout forzato, appare debole e tardiva, soprattutto alla luce di precedenti avvertimenti ignorati che sollevano seri dubbi sulla gestione della sicurezza dei dati.

Claude ti sbatte fuori? non è un errore, ti stanno rubando l’account senza la password

Tutto è iniziato con una mail che nessuno vorrebbe ricevere. Anthropic ha cominciato a contattare alcuni suoi utenti spiegando che un “malintenzionato” stava sfruttando la loro sessione di Claude attiva per prosciugare i limiti di utilizzo e addebitare costi extra, come ha spiegato la stessa azienda.

Ma come è possibile?

La risposta sta in un tipo di malware molto comune, noto come “infostealer”. Immagina un ladro digitale che non punta a un obiettivo specifico, ma che, una volta entrato nel tuo computer, arraffa tutto quello che trova: cookie del browser, credenziali salvate, e appunto, i token di sessione.

Per lui, il token di Claude è solo uno dei tanti oggetti di valore da rivendere.

Anthropic ha reagito disconnettendo forzatamente gli utenti compromessi, rimuovendo le carte di credito salvate e promettendo rimborsi. Il punto, però, è che gli attaccanti non hanno avuto bisogno di forzare nessuna serratura.

Sono entrati con le tue chiavi in mano.

E la cosa si fa ancora più interessante.

Come un malware da quattro soldi scavalca le tue difese più robuste

Il meccanismo è di una semplicità disarmante.

Malware come Vidar, LummaC2 o RedLine, facilmente acquistabili nei mercati neri del web, infettano il tuo PC e copiano il “token di sessione” di Claude. Questo token non è la tua password, ma una sorta di lasciapassare digitale che dice al sito: “Questo utente si è già autenticato, fidati di lui”.

L’hacker non deve fare altro che caricare questo gettone nel suo browser per ritrovarsi dentro il tuo account, con pieni poteri. A questo punto, password complesse e autenticazione a più fattori diventano inutili, perché l’attacco le scavalca completamente, come descritto nel dettaglio da AI Governance.

E qui il problema diventa serio.

Non si tratta solo di qualche decina di euro addebitati sulla carta. Pensa a cosa c’è dentro il tuo account Claude: potresti aver caricato documenti aziendali riservati, analizzato dati sensibili o sviluppato strategie confidenziali. Trattare questo incidente solo come una frode è un errore madornale: è una potenziale fuga di dati di proporzioni ben più gravi.

Di fronte a una falla così, ti aspetteresti una reazione decisa da parte di Anthropic. E invece, la loro risposta lascia aperti alcuni interrogativi piuttosto scomodi.

La toppa di Anthropic e le domande che nessuno fa

La soluzione di Anthropic è stata quella di invalidare le sessioni rubate e rimuovere i metodi di pagamento. Una toppa, appunto. Ma il malware resta sul computer dell’utente, pronto a rubare la sessione successiva non appena si effettuerà un nuovo login. Il problema non è sull’account di Claude, ma sul tuo dispositivo.

Ma c’è un retroscena che getta un’ombra ancora più lunga sulla gestione della sicurezza da parte di queste grandi aziende tech. Già alla conferenza Black Hat USA, i ricercatori di Zenity Labs avevano dimostrato una vulnerabilità, chiamata “PleaseFix”, che permetteva di dirottare gli “agenti” dei browser come Claude in Chrome.

In pratica, sfruttando la sessione autenticata dell’agente, erano riusciti a leggere le email di un utente, intercettare i codici di reset password e prendere il controllo di altri account come Slack e X.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: se sapevano da mesi che le sessioni dei loro agenti potevano essere usate come un passe-partout per dirottare interi account, perché la loro risposta oggi si limita a un rimborso e a un logout forzato?

Forse, la vera sicurezza dei nostri dati è un problema che a queste aziende interessa risolvere solo quando lo scandalo diventa pubblico.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

15 commenti su “Account Claude rubati: come un malware scavalca password e 2FA con il session hijacking”

  1. Danilo Graziani

    Hanno costruito una cattedrale senza porte blindate. La sicurezza non è un accessorio da aggiungere in seguito. Questo logout forzato è fumo negli occhi, una mossa per gli investitori. Quale sarà la prossima toppa messa in fretta e furia?

  2. Valerio Valentini

    Antonio Romano, incolpare il virus è come incolpare la pioggia per un tetto che fa acqua. Chi ha costruito quel tetto con i buchi?

  3. La sicurezza come optional, un classico del 2026. Hanno costruito un grattacielo senza fondamenta e ora si stupiscono delle crepe. Ma la colpa, alla fine, è sempre del malware, mai di chi lascia la porta aperta?

    1. Giovanni Graziani

      Antonio Romano, la colpa al malware, non all’incompetenza. Solita scusa per risparmiare. Adesso chi paga i danni reali alle nostre attività?

  4. La 2FA è superata, la risposta aziendale è una formalità legale. Il vero problema è che nessuno sembra più sorpreso da questa ennesima falla.

    1. Benedetta Donati

      Enrico, la fiducia è un castello di carte. Un soffio e crolla tutto. Le loro scuse sono solo il vento. Io intanto ho cambiato tutte le mie password, di nuovo.

  5. Riccardo De Luca

    Ci vedo un format. Reality show dove hacker usano le AI rubate delle vittime per rovinargli la vita in diretta. Il vero problema è chi vince il copyright sull’idea.

    1. Isabella Sorrentino

      Riccardo De Luca, l’idea di monetizzare il disastro personale è affascinante, ma perché pagare per vedere un dramma che le aziende tecnologiche ci offrono già quotidianamente, e con il nostro abbonamento?

      1. Riccardo De Luca

        Isabella, quello delle aziende è rumore di fondo. Il mio format darebbe un volto al carnefice e un prezzo alla vittima. Il pubblico vuole nomi e cognomi, non un generico disservizio.

  6. L’autenticazione a due fattori è il nuovo placebo digitale. La vera falla è credere che alle aziende importi qualcosa della nostra sicurezza.

  7. Session tokens, il nuovo single point of failure. La 2FA, ormai un placebo. Anthropic mette una toppa su una falla strutturale. La mia cronologia prompt ora è merce di scambio?

  8. Greta Silvestri

    Saltata pure la 2FA. Il logout forzato di Anthropic mi pare una pezza, non una soluzione. Praticamente l’AI lavora per altri a spese tue. A questo punto, quale barriera di sicurezza regge ancora?

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