SERRA – Strategia e lancio digitale

Google non manda più nessuno da nessuna parte

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
✦ Fatti trovare

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora

La soglia del 68,01% segna il sorpasso delle ricerche senza clic, mentre i riepiloghi AI trattenengono gli utenti

Il 68,01% delle ricerche su Google si chiude senza clic, secondo Similarweb. Il dato conferma una crescita decennale: dal 45% del 2019 al 60,45% del 2024. La causa principale sono le AI Overviews, che dimezzano la probabilità di uscita. Il calo del referral tradisce però una riserva: la modalità AI di Google è usata solo nello 0,34% delle ricerche.

68 ricerche su 100 su Google finiscono senza un clic. Non è un’anomalia: è la linea che sale da dieci anni. Nei primi quattro mesi del 2026, secondo i dati di Similarweb, il 68,01% delle ricerche si è concluso senza che l’utente cliccasse su alcun risultato. Lo documenta l’analisi pubblicata lo scorso giugno da SparkToro: meno di un terzo delle ricerche oggi manda ancora un clic verso un sito esterno.

Il 68% che non clicca più

La soglia del 68% non è piovuta dal nulla. Dieci anni fa, secondo Jumpshot, circa il 45% delle ricerche su Google erano zero-click: già allora quasi una ricerca su due non produceva un clic. Nel 2019 SparkToro pubblicò una ricerca che mostrava il 49%. Nel 2024, secondo Datos, negli Stati Uniti le ricerche zero-click erano al 60,45%. La progressione è chiara: 45, poi 49, poi 60, poi 68. Ogni rilevazione alza l’asticella. E non è un fenomeno recente: le ricerche zero-click crescono da anni, come mostra un’analisi di Ahrefs.

La domanda che resta aperta è doppia. Se il clic scompare, chi ci perde? E soprattutto: cosa succede dentro Google quando nessuno esce più dai risultati? Un motore di ricerca che non manda più nessuno da nessuna parte non è un motore di ricerca. È un punto di arrivo.

Perché Google ha smesso di mandare traffico

La risposta sta nel cambio di pelle di Google: da motore che lista link a risponditore che trattiene. Lo strumento si chiama AI Overviews, i riepiloghi generati dall’intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati. Già nell’aprile 2025, secondo un’altra analisi di Ahrefs, le AI Overviews avevano ridotto i clic ai contenuti in cima ai risultati del 34,5%, nonostante le dichiarazioni contrarie di Google.

L’effetto sul comportamento degli utenti è stato misurato, nel luglio 2025, da una rilevazione del Pew Research Center. Gli utenti che hanno incontrato un riepilogo AI hanno cliccato su un link tradizionale dei risultati di ricerca nell’8% delle visite. Quelli che non l’hanno incontrato hanno cliccato quasi il doppio delle volte: il 15%. In pratica, la presenza di un riepilogo AI dimezza la probabilità che un utente esca da Google.

E qui arriva il paradosso. AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale che Google ha affiancato ai risultati tradizionali, da gennaio ad aprile 2026 è stata usata solo nello 0,34% delle ricerche, secondo la stessa rilevazione di Similarweb. Praticamente nessuno la usa. Eppure il 68% delle ricerche non produce un clic. Il punto non è la modalità AI: è che l’intera pagina dei risultati è diventata una risposta, non una porta d’uscita.

Non è un’interpretazione giornalistica. L’esposto antitrust dell’European Publishers Council lo dice senza giri di parole: integrando riepiloghi generati dall’intelligenza artificiale e risposte in stile chatbot direttamente nell’interfaccia di ricerca dominante, Google ha trasformato la ricerca da servizio di referral a motore di risposte che sostituisce i contenuti originali dei publisher e trattiene gli utenti nel proprio perimetro. Tradotto: Google non manda più ai siti dei giornali. Dà la risposta e trattiene l’utente.

Chatbot, i nuovi padroni del referral

Il traffico non è sparito: ha cambiato strada. Da settembre a novembre 2025, secondo i dati di Similarweb condivisi con Digiday, i referral di ChatGPT sono aumentati del 52% su base annua. Quelli di Gemini, il chatbot di Google, sono cresciuti del 388% nello stesso periodo. Numeri da leggere insieme: mentre il clic tradizionale si prosciuga, i chatbot — compreso quello di Google — cominciano a mandare traffico ai siti. Ma è un traffico diverso, filtrato da un algoritmo che risponde prima di linkare.

Per chi fa impresa online non è la fine del traffico: è la fine del monopolio del clic. Per dieci anni Google ha deciso quali siti vivevano e quali morivano, controllando il rubinetto dei clic. Oggi quel rubinetto si è quasi chiuso, e se ne sono aperti altri con regole diverse. Bisogna essere presenti dove le risposte vengono generate, non solo dove i link vengono elencati.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

Ricevi i migliori aggiornamenti su SEO

Già +6.200 professionisti iscritti · una mail a settimana, zero spam
✦ Iniziamo

Mercato, richieste e concorrenti. Scopri le potenzialità del tuo business. Dati alla mano.

Qui è dove ha inizio il tuo lancio digitale.