Google lancia AI Works for Europe

Anita Innocenti

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Tra filantropia e strategia: l’iniziativa di Google mira a colmare il divario di competenze sull’AI in Europa, ma restano dubbi sui dettagli e sulle reali intenzioni

Google presenta AI Works for Europe, un'iniziativa per formare il continente sull'AI e colmare il divario di competenze. Dietro la nobile causa, però, si cela una mossa strategica per ingraziarsi i regolatori UE e creare un ecosistema di utenti. I dettagli concreti del progetto restano vaghi, sollevando dubbi sulla reale portata dell'operazione e sui suoi veri beneficiari.

Google scende in campo: AI works for Europe per colmare il divario di competenze

Google ha appena calato un asso sul tavolo europeo, lanciando AI Works for Europe, un’iniziativa di formazione su larga scala pensata per dare una spinta alle competenze sull’intelligenza artificiale. L’annuncio, fatto il 16 marzo da Debbie Weinstein, Presidente di Google EMEA, arriva in un momento in cui le aziende di tutto il continente sentono una pressione pazzesca per integrare l’AI e non restare indietro a livello globale.

Il problema è che manca la gente capace di farlo.

Report di settore parlano chiaro: entro il 2027 milioni di lavoratori in Europa avranno bisogno di una formazione specifica sull’AI, e già oggi la carenza di talenti si fa sentire dal retail alla manifattura. Google, quindi, si propone come la soluzione al problema, un salvatore della patria digitale per “persone e aziende di tutto il continente”.

Tutto molto nobile, intendiamoci.

Ma quando un colosso come Google si muove con tanta generosità, la domanda sorge spontanea: è solo filantropia o c’è dell’altro sotto?

Non solo formazione: la mossa strategica di Google nel mercato UE

Diciamocelo senza troppi giri di parole: questa non è solo beneficenza.

L’operazione “AI Works for Europe” è una mossa strategica da manuale. Formando i lavoratori europei, soprattutto con i propri strumenti e piattaforme, Google ottiene un doppio risultato: da un lato, si mostra collaborativa e si ingrazia i regolatori europei, che da tempo le stanno con il fiato sul collo; dall’altro, si sta costruendo un esercito di professionisti già “educati” a usare il suo ecosistema.

Non è un caso che questa iniziativa arrivi proprio mentre l’Unione Europea sta aumentando la pressione, con procedure avviate per garantire che Google dia ai concorrenti un accesso equo ai dati e ai servizi di Gemini, come previsto dal Digital Markets Act.

Come ha sottolineato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, l’obiettivo è assicurare che il campo da gioco sia aperto e leale, “non inclinato a favore dei pochi più grandi”, come descritto da Courthouse News.

Insomma, la strategia è chiara.

Ma a conti fatti, di cosa stiamo parlando esattamente?

Tante promesse, ma i dettagli dove sono?

E qui, a dirla tutta, la faccenda si fa un po’ vaga. Nonostante il grande annuncio, Google non ha ancora messo sul tavolo i dettagli che contano.

Quante persone verranno formate?

Quali nazioni avranno la priorità?

E soprattutto, cosa insegneranno esattamente?

Si tratterà di competenze pratiche come il prompt engineering, utili a un’ampia platea di lavoratori, oppure si andrà più in profondità con le basi tecniche del machine learning, formando ruoli più specializzati? Al momento, non è dato saperlo.

Questa mancanza di chiarezza lascia un po’ l’amaro in bocca e solleva qualche dubbio sulla concretezza del progetto. L’iniziativa sulla carta è lodevole, nessuno lo nega. Resta da vedere se “AI Works for Europe” si tradurrà in un reale potenziamento delle competenze continentali o se, alla fine, si rivelerà soprattutto un’operazione che “works for Google”.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

13 commenti su “Google lancia AI Works for Europe”

  1. Andrea Ruggiero

    La metafora della corda è imprecisa. Non ci insegnano a usarla, ci addestrano a desiderare la loro. Un cavallo ammaestrato non è un cavallo libero. È solo un cavallo che conosce il suo recinto.

  2. Simone Damico

    Capisco la paura della corda, gente. Ma se non la usi tu, la userà qualcun altro per farti le scarpe. Google non fa beneficenza, offre un’arma. A noi la scelta se prenderla o lamentarci mentre gli altri la usano.

  3. Fabio Fontana

    Questa generosa elemosina digitale forgia solo consumatori fedeli, non menti critiche. Vi insegnano a montare le sbarre della vostra futura cella, che poi, ovviamente, dovrete pagare a rate.

    1. Claudia Ruggiero

      @Fabio Fontana, se ti regalano gli attrezzi per costruire la casa, è logico si aspettino che poi tu ci viva dentro pagando l’affitto. Mi pare una buona pianificazione per assicurarsi futuri clienti.

  4. Luciano Gatti

    Un’offerta formativa così generosa sembra più un obolo versato ai regolatori europei che un reale investimento sulle persone. Quanto costa la benevolenza di Bruxelles?

    1. Walter Benedetti

      Luciano Gatti, non è carità. È semina. Google sparge conoscenza per coltivare dipendenza, un investimento a lungo termine sulla manodopera. Quando presenteranno il conto per il raccolto?

      1. Luciano Gatti

        Walter Benedetti, la prima dose è gratis. Poi, quando sei dipendente, arriva il conto. È il solito gioco delle tre carte, niente di nuovo.

        1. Walter Benedetti

          Altro che colmare il divario, qui si costruisce una dipendenza. Ti insegnano a usare gli attrezzi di casa loro, così domani sarai costretto a comprare solo quelli. È il vecchio trucco di creare il bisogno per poi venderti la soluzione, niente di nuovo.

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