Google Analytics introduce il benchmarking AI: confronta le tue performance con i tuoi principali competitor

Anita Innocenti

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Questa novità permette di confrontare le performance delle proprie campagne con quelle di aziende simili, attraverso l’assistente “Ask Advisor”, ma l’accesso a questi dati richiede la condivisione delle informazioni utente.

Google Analytics lancia una nuova funzione di benchmarking potenziata dall'IA "Ask Advisor". Lo strumento permette di confrontare le performance delle proprie campagne con quelle di aziende simili, fornendo un contesto competitivo prezioso. Per accedere alla funzione, tuttavia, è necessario acconsentire alla condivisione dei propri dati in forma aggregata, sollevando il consueto dibattito tra insight e privacy.

Google Analytics si mette a fare il paragone: arriva il benchmarking con l’IA

Google ha sganciato l’ennesima novità in Google Analytics, e questa volta, diciamocelo, potrebbe cambiare il modo in cui guardi i tuoi dati.

Stiamo parlando di una nuova funzione di benchmarking che, tramite l’assistente IA “Ask Advisor”, ti permette di confrontare le performance delle tue campagne con quelle di aziende simili alla tua.

In pratica, Google ti mette davanti uno specchio, ma non uno specchio normale: uno che ti fa vedere anche come sono “vestiti” i tuoi vicini di casa, i competitor.

L’idea è semplice: invece di guardare solo i tuoi numeri e chiederti “sto andando bene o male?”, ora puoi avere un contesto.

La funzione ti mostra se i tuoi risultati sono sopra, sotto o in linea con la media del tuo settore.

Un aiuto non da poco, specialmente se ti muovi in un mercato nuovo o se non hai uno storico di dati chilometrico.

Ma come funziona esattamente questa magia, e soprattutto, a quale prezzo?

Cos’è e come funziona questo “Ask Advisor”?

Il cuore di tutto è “Ask Advisor“, un assistente basato sulla tecnologia Gemini di Google che sta diventando il perno di tutti gli strumenti di marketing di Big G.

Questo assistente ora può analizzare i tuoi dati e confrontarli con un “gruppo di pari”, cioè un insieme di attività che Google ritiene simili a te per settore e caratteristiche digitali.

All’interno dei tuoi report di Google Analytics 4, vedrai comparire dei dati di confronto: la mediana del gruppo di pari e i valori del 25° e 75° percentile.

Questo significa che non solo vedi la performance “media”, ma anche l’intervallo in cui si muove la maggior parte dei tuoi simili.

In questo modo, Analytics smette di essere solo uno strumento per guardarsi l’ombelico e offre una prospettiva sul mercato.

Una bella evoluzione, che trasforma i dati da numeri freddi a indicatori di posizionamento competitivo.

Tutto questo, ovviamente, alimentato da un flusso di dati che deve pur venire da qualche parte, no?

Il “piccolo” dettaglio: devi condividere i tuoi dati

E qui arriviamo al punto che, spesso, fa storcere il naso. Per accedere a questa funzione, c’è un’impostazione da attivare nelle impostazioni del tuo account Analytics: “Contributi per la modellazione e approfondimenti sul business”. Tradotto dal burocratese: devi dare il consenso a Google di usare i tuoi dati, in forma anonima e aggregata, per alimentare i suoi modelli.

Non c’è niente di gratis, insomma.

Per ricevere un’analisi comparativa, devi contribuire al calderone comune.

Google assicura che tutto è anonimo, che i concorrenti non vedranno mai i tuoi dati specifici, ma la questione di fondo resta. Stiamo cedendo un altro pezzetto del nostro patrimonio informativo in cambio di un’analisi più ricca. Questo si inserisce in un dibattito molto più ampio sulla privacy e sul controllo dei dati, dove ogni nuova funzionalità sembra chiederci di scegliere tra maggiori insight e una maggiore tutela delle nostre informazioni.

Ma al di là della filosofia, cosa ne pensano gli esperti del settore?

L’entusiasmo per la novità ha messo tutti d’accordo?

Tra entusiasmo e cautela: cosa ne pensano gli addetti ai lavori?

Le prime reazioni sono state perlopiù positive. Avere un punto di riferimento esterno è oggettivamente utile per valutare se una campagna sta performando bene o se c’è qualcosa che non va. Tuttavia sarebbe meglio trattare i suggerimenti di Ask Advisor come spunti per generare ipotesi, non come ordini esecutivi su cui basare le decisioni di budget.

In altre parole, l’intelligenza artificiale può accelerare l’analisi e darti un contesto, ma il giudizio finale, la comprensione profonda del tuo business e del tuo margine, deve rimanere saldamente nelle mani umane.

Affidare completamente le leve del budget a un algoritmo, per quanto evoluto, potrebbe rivelarsi un passo falso.

La vera sfida sarà usare questi strumenti per fare domande più intelligenti, non per smettere di farle.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

11 commenti su “Google Analytics introduce il benchmarking AI: confronta le tue performance con i tuoi principali competitor”

  1. Valerio Valentini

    Lamentarsi della condivisione dati è come un pilota che non vuole la telemetria in auto: corre al buio. Questa è una transazione, non un furto. Dai una goccia del tuo oceano per avere la mappa delle correnti. La domanda è: vuoi navigare o affondare?

  2. La solita fuffa per farci sentire in gara con gli altri. Google ti vende vanità, non dati utili. Intanto nessuno parla più con i clienti veri. Siamo diventati criceti sulla ruota che pagano per correre più forte degli altri.

    1. Simone Rinaldi

      Simone Damico, la privacy è il prezzo del biglietto. Se non vuoi pagare, non giochi. Io preferisco conoscere il punteggio della partita.

      1. Lorena Santoro, è proprio così. Una gara a chi ha il numero più alto, mentre il senso di quello che facciamo svanisce lentamente.

        1. Lorena Santoro

          Esatto Marco, il punto è proprio quello. Mentre noi siamo impegnati nella gara di vanità, regaliamo a Google la mappa completa del mercato per addestrare i suoi sistemi. Un baratto conveniente, direi.

    1. Marco Basile, la definirei una gabbia dorata, non un affare. Ci danno lo specchio per ammirare i vicini, ma le sbarre le costruiscono con i nostri dati. Io scelgo di non guardarmi in quello specchio e di rompere il vetro.

  3. Valerio Valentini

    La preoccupazione sulla privacy è un lusso per chi non vuole vincere. Questo è il biglietto per vedere le carte degli altri giocatori, l’alternativa è restare fermi convinti di avere la mano migliore.

    1. Carlo Benedetti

      Signor Valentini, un’acuta osservazione, se non fosse che il biglietto per vedere le carte altrui lo paghiamo mostrando le nostre al casinò. Un casinò che, peraltro, possiede il tavolo e pure le sedie.

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