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Questa visione di una superintelligenza personale e aperta, sebbene accolta da alcuni, ha sollevato forti dubbi tra esperti e politici, che ne mettono in discussione la credibilità alla luce dei precedenti di Meta
Mark Zuckerberg delinea il futuro dell'IA secondo Meta: una "superintelligenza personale" open source per tutti. Sebbene la mossa sfidi concorrenti come OpenAI, il suo manifesto ignora i rischi catastrofici e si scontra con un grave problema di credibilità, legato agli scandali passati. La promessa di un'IA democratica appare più una strategia di business che un reale beneficio per la collettività.
La visione utopica di Meta (e cosa c’è sotto)
Zuckerberg poggia il suo castello su tre pilastri, come scrive il WSJ: l’IA come strumento per il potenziamento individuale, come motore di invenzione e non di semplice automazione, e come un potere da distribuire ampiamente anziché concentrare nelle mani di pochi.
La mossa chiave?
Riprendere a rilasciare modelli di IA con open weights, cioè con i parametri scaricabili e modificabili da chiunque. Una frecciatina bella e buona a rivali come OpenAI e Anthropic, che tengono i loro sistemi ben sigillati.
E come ci guadagnerà Meta?
Semplice: l’intelligenza artificiale personale sarà gratuita per miliardi di utenti, ma se vorrai più potenza di calcolo, dovrai pagarla attraverso un meccanismo di aste dinamiche.
In pratica, l’accesso base è per tutti, ma la “benzina” per far correre il motore si paga.
Zuckerberg difende anche a spada tratta la pratica della “distillazione”, cioè allenare un modello più piccolo facendolo imparare da uno più grande, una tecnica che alcuni regolatori vedono come una forma di copiatura.
Tutto molto bello, sulla carta.
Ma quando si gratta la superficie, emergono le prime, grosse, incongruenze.
Le crepe nel discorso: perché nessuno si fida davvero
Il punto che fa scattare l’allarme a molti esperti è il modo in cui Zuckerberg affronta il tema dei rischi. Secondo lui, il pericolo più grande non è la tecnologia in sé, ma la sua concentrazione nelle mani di un solo governo o di una singola azienda. La sua soluzione è distribuire questa superintelligenza a tutti, creando così un “equilibrio di poteri”.
Peccato che questa visione, secondo i critici, ignori completamente i rischi catastrofici concreti, come pandemie ingegnerizzate o attacchi informatici su larga scala. Un’analisi pubblicata su Tech Policy Press definisce il manifesto “una ricetta per il disastro”, perché mette la competizione geopolitica e di mercato davanti alla sicurezza reale.
E poi, diciamocelo, c’è il problema della credibilità.
Non è la prima volta che Zuckerberg scrive un manifesto pieno di buone intenzioni. Già nel 2017 ne pubblicò uno per “costruire una comunità globale” con Facebook, salvo poi ritrovarsi al centro di scandali su disinformazione, manipolazione algoritmica e privacy. Molti vedono in questo nuovo documento lo stesso copione: lanciare su larga scala una tecnologia potentissima, gestire i problemi man mano che si presentano e consolidare la posizione dominante di Meta.
La promessa che l’IA creerà più lavoro di quanto ne distruggerà, poi, si scontra con la realtà: nel mondo reale, le aziende usano l’innovazione soprattutto per una cosa: tagliare i costi.
Eppure, nonostante questo coro di critiche, c’è chi applaude alla visione di Zuckerberg, o almeno a una parte di essa.
Un messaggio convincente, ma dal messaggero sbagliato?
Non tutti, infatti, bocciano l’idea in toto. Specialmente nella comunità open-source, la decisione di Meta di puntare su modelli open-weight è vista come una boccata d’ossigeno.
Persino il capo scienziato dell’IA di Meta, Yann LeCun, ha applaudito pubblicamente la scelta. L’idea di fondo è che avere modelli aperti stimoli la concorrenza e l’innovazione, evitando un futuro dominato da poche aziende che controllano l’IA.
La verità è che il documento di Zuckerberg si inserisce in quella che un’analisi definisce una vera e propria “guerra dei manifesti” sull’IA, dove ogni leader tecnologico cerca di imporre la propria narrazione. In questa battaglia, la posizione di Zuckerberg è chiara.
Ma il dubbio rimane, e come riportato su Business Insider:
“Il messaggio è convincente; il messaggero ha un problema di credibilità”.
La scommessa di Zuckerberg è chiara: puntare tutto su un’IA aperta e personale, sperando di far dimenticare il passato. Resta da vedere se questa narrazione, per quanto ben confezionata, basterà a convincere un pubblico e dei regolatori che, dopo anni di promesse mancate e scandali, hanno imparato a leggere tra le righe.

Ci regala una gabbia dorata con le sbarre open source. La chiamano libertà. Io sento solo il rumore delle chiavi.
Mentre tutti si perdono a discutere delle sue intenzioni, lui sta costruendo l’autostrada su cui correranno tutti gli altri. Regala il cemento oggi per possedere i caselli domani. La vera domanda non è se sia giusto, ma da che parte del cancello vuoi stare.
Il filantropo di Menlo Park ci dona le catene digitali open source, così possiamo illuderci di aver scelto liberamente la nostra prigione mentale.
@Fabio Fontana, ci danno i pennelli per decorare le sbarre, facendo finta che sia libertà artistica; ma il guardiano del museo chi lo ha nominato?
Chiamano “democrazia” una mossa per diventare lo standard di mercato. Roba vista e rivista. Danno via il rasoio per vendere le lamette a vita. Noi ci limitiamo a vendere abbonamenti. Forse siamo noi i fessi?
Lasciate perdere la filosofia. Open source o no, è solo un’arma. La domanda non è se è pericolosa, ma se sarai tu a impugnarla o a finirci sotto. Il resto è noia.
La fiducia non è open source. Non si rilascia con una licenza. Si costruisce con le persone, per le persone. Meta parla di potere distribuito. Ma la responsabilità dove rimane?
Renato, mi hai tolto le parole di bocca. Parlano di distribuire il potere come fosse la pizza il sabato sera, scordandosi che qualcuno dovrà poi lavare i piatti, e quel qualcuno, guarda caso, non saranno mai loro.
Renato Graziani, la responsabilità se la prende chi sa usare la roba nuova. A me frega zero della loro credibilità, basta che il tool funzioni e porti a casa il risultato.
La solita fuffa sull’open source per farci lavorare aggratis al suo giocattolo, una scusa per raccogliere dati a manetta. Io con i miei tool ci campo, ma con questa superintelligenza cosa ci dovrei fare?
Beatrice, il punto non sono i tuoi tool. È la grande illusione del potere al popolo.
Paolo, l’illusione del potere è per chi non sa come prenderselo. Mentre voi parlate di massimi sistemi, io uso questi strumenti per lavorare meglio e più in fretta degli altri. La differenza tra chiacchierare di futuro e costruirselo è tutta qui.
Sentire parlare di IA democratica da chi ha trasformato la democrazia in un prodotto da vendere è pura comicità nera. Il suo “potenziamento individuale” è solo un modo per creare consumatori più efficienti per il suo impero. Il prossimo passo quale sarà, il voto tramite Meta-assistente?