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La novità intende tracciare in automatico le visite provenienti da chatbot come ChatGPT e Gemini, un tipo di traffico prima generico, sebbene la lista di assistenti AI riconosciuti rimanga segreta, generando interrogativi sulla completezza dei dati.
Google Analytics 4 introduce il canale "AI Assistant" per tracciare finalmente il traffico da chatbot come ChatGPT. Una mossa utile che porta chiarezza, ma non senza ombre. La lista delle fonti monitorate è segreta e controllata da Google, lasciando i marketer con una visione parziale e guidata. Un comodo aggiornamento, ma la trasparenza rimane un'illusione.
Finalmente un po’ di chiarezza (o quasi)
Diciamocelo, era ora.
L’ascesa delle AI generative come strumento di ricerca e scoperta ha colto di sorpresa un po’ tutti, inclusi gli strumenti di analisi che usiamo ogni giorno. Per mesi, chi voleva capire l’impatto di ChatGPT sulle proprie visite ha dovuto arrangiarsi con filtri complessi e segmenti personalizzati, un lavoro manuale che lasciava sempre il tempo che trovava.
L’aggiornamento di Google, di fatto, automatizza questo processo. Quando una visita proviene da un assistente AI riconosciuto, GA4 le assegna in automatico il medium ai-assistant e la incanala nel nuovo gruppo “AI Assistant”.
Sulla carta, tutto perfetto.
Significa che da oggi, aprendo i tuoi report sull’acquisizione, vedrai una nuova voce accanto a “Organic Search” e “Paid Search” che ti dirà esattamente quante persone arrivano dalle chat. Una metrica pulita, chiara e soprattutto nativa.
Questo ti permette di misurare il ROI di contenuti pensati per essere scoperti tramite AI e di capire se questa nuova frontiera della ricerca sta portando utenti di qualità. Sembra un passo avanti enorme per chiunque faccia marketing digitale.
Eppure, proprio quando una soluzione sembra troppo semplice per essere vera, è il momento di guardare più da vicino.
Come funziona e cosa (non) ti dicono
Il meccanismo è semplice: Google ha una sua lista (segreta, ovviamente) di domini che identifica come assistenti AI. Quando una visita arriva da uno di questi, scatta la nuova classificazione.
Semplice ed efficace.
Il problema, però, è proprio in quella parola: “segreta”.
Come riportato su Search Engine Journal, Google ha citato ChatGPT, Gemini e Claude, ma non ha mai pubblicato l’elenco completo dei referrer che rientrano in questa categoria.
E qui iniziano i dubbi.
Cosa succede se un nuovo assistente AI, magari più di nicchia ma usato da un tuo segmento di pubblico specifico, inizia a mandarti traffico? Finirà nel calderone dei “Referral” come prima, e tu non te ne accorgerai.
In pratica, Google ti sta dando una visione chiara, ma solo del pezzo di mondo che decide di mostrarti. Ci sta dicendo quali sono, secondo lei, i giocatori che contano, lasciando in ombra tutto il resto.
Ti sembra una visione completa e imparziale del tuo traffico?
A me, onestamente, no.
Questo approccio “a scatola chiusa” è un classico. Ti offro uno strumento che ti semplifica la vita, ma in cambio mi tengo il controllo su come funzionano le cose dietro le quinte.
E questo controllo, nel mondo dei dati, è tutto.
Un pezzo del puzzle, non la soluzione definitiva
Sia chiaro: questo aggiornamento è utile. È un passo avanti rispetto al far west che c’era prima e rende le analisi più accessibili.
Ma è fondamentale vederlo per quello che è: un pezzo del puzzle, non la soluzione a tutti i mali.
Fa parte di una serie di recenti aggiustamenti con cui Google sta cercando di tappare i buchi di GA4, una piattaforma potente ma che è stata lanciata con non poche lacune. La possibilità di configurare attribuzioni diverse per ogni conversione, introdotta a inizio anno, va nella stessa direzione: dare più controllo, ma sempre all’interno del recinto costruito da Google.
La morale?
L’aggiornamento è comodo, senza dubbio. Ma non significa che puoi abbassare la guardia. Il traffico proveniente da fonti AI non riconosciute da Google continuerà a richiedere un’analisi manuale.
E soprattutto, questa mossa ci ricorda ancora una volta che affidarsi ciecamente agli strumenti predefiniti significa accettare la visione del mondo del loro creatore. Una visione che, per definizione, non sarà mai completamente allineata con i tuoi interessi specifici.
Quindi, bene la nuova etichetta, ma teniamo gli occhi aperti e continuiamo a farci le domande giuste.
Perché nei dati, quello che non vedi è spesso più importante di quello che ti viene mostrato.
